|
Parlare
d’abuso alcolico, di alcolismo, di alcoldipendenza, di patologie e problemi correlati,
di danni e costi a carico dell’individuo e della società non è semplice e tanto
meno di facile comprensione.
Impresa
complessa è la ricerca e l’adozione di un linguaggio e di un approccio
comunicativo che possano essere intesi e condivisi da
tutti, che non suscitino perplessità o diffidenze, che siano credibili, che
sappiano andare ben al di là dei semplici messaggi allarmistici o
paternalistici che tutti riconoscono ormai essere limitati in efficacia;
capaci di coinvolgere quanti hanno già sviluppato un legame psico-fisico con
l’alcol o adottano stili di vita a rischio, chi nutre preoccupazioni per una
persona cara o un conoscente e non sa come agire, o chi, molto più
semplicemente, desidera essere informato su un fenomeno di crescente attualità.
Sono
questioni differenti, e non solo per tratti semantici, perché diverse sono le
sensibilità, le culture e le esperienze che si confrontano su un tema
ampiamente dibattuto e dagli aspetti spinosi ed ancora in
parte controversi, capace di coinvolgere le scelte individuali di
milioni di persone al mondo ogni giorno. Siamo consapevoli di quanto risulti
arduo coniugare libertà, ricerca di sensazioni forti, trasgressione,
egocentrismo, ansia e depressione con responsabilità, rispetto, prudenza,
saggezza.
Del pari
ci rendiamo perfettamente conto che è diverso esercitare forme di prevenzione
dal rivolgersi a persone che, purtroppo, sono già pesantemente coinvolte. E’
difficile usare due metodi e due misure, evitando nel contempo di demonizzare
un bicchiere di vino o di mitizzarne gli effetti, pur negativi. E’ necessario
mantenere il giusto equilibrio, acuire la sensibilità e la capacità di saper
ascoltare e interpretare.
Si suol dire che l’alcol
è quanto di più democratico esista al mondo, perché non riconosce differenze di
classe, di censo, di sesso, di età, razza o religione. E’ trasversale alla
società, radicato nella cultura popolare, dotato di poteri che alcuni non
esitano a definire magici. Ci è vicino, ci fa compagnia, ci aiuta, ci consola,
ci calma, ci infervora, ci fa dimenticare pene ed affanni, ci rende sicuri,
disinibiti, allegri, gioviali, perfino generosi.
Chi
altri può garantirci tutto questo? Non certo i parenti prossimi, per quanto
affettuosi e solidali, non certo gli amici sinceri, che possono apparire noiosi
e prevedibili, e neppure i medici o gli psicologi.
Sarebbe,
indubbiamente, falso e ipocrita non riconoscere all’etanolo queste proprietà
psicotrope, perché sono proprio esse a renderlo tanto accattivante e ricercato.
Noi alziamo la posta in gioco e mettiamo nel piatto delle sue qualità altre
invidiabili prerogative: infallibile nella diagnosi e formidabile e rapido
nell’efficacia. Non è un caso se gli esperti concordano nell’attribuirgli la
palma di psicofarmaco più potente in circolazione, dotato inoltre, come non
bastasse, di alta gradevolezza al palato. Solo che, contrariamente alle
apparenze, lenisce solo i sintomi, ma non cura proprio nulla, ed anzi determina
alla lunga situazioni che, a definir penose, si fa
esercizio di ottimismo.
Come un
eccellente mago sembra saper leggere le nostre richieste, i nostri bisogni,
anche quelli che non sappiamo esprimere, e non sbagliare mai. Non è successo
nemmeno una volta, alle prime esperienze, che un ansioso, dopo aver assunto una bevanda alcolica, sia diventato ancor più irritabile,
che un depresso sia diventato più triste e malinconico di prima o che un timido
si sia chiuso definitivamente in se stesso. Il Genio della lampada al confronto
appare come un dilettante, un apprendista stregone che ci chiede di riferirgli
ad alta voce i nostri desideri e non sa esaudirne che tre in tutto, con il
rischio perfino di fraintendere le nostre parole.
Simili
poteri debbono incutere rispetto, anche ai profani, e implicano sempre
potenziali minacce. Per questo occorre
prudenza, occorre conoscenza. Se tale Maestro si ribellasse ai nostri voleri,
se sfuggisse al nostro controllo, cosa potrebbe succedere? E’ un pensiero
ricorrente che ci viene alla mente quando ci
imbattiamo o abbiamo a che fare con gli emblemi della forza, e l’alcol è
senz’altro uno dei più potenti, anche se, fin troppo spesso, sembriamo
dimenticarcene.
E’
riconoscibile un eccesso di sicurezza o, meglio ancora, una grossa dose di
ingenuità in coloro che credono di poter, sempre e comunque, dominare la
situazione, in particolar modo quando lo strapotere dell’altro si esercita
sulla nostra mente, condizionandoci.
Ammettere
che molto spesso è in gioco l’ignoranza dovuta ad una informazione
inadeguata, ci fa sentire un po’ tutti in colpa, soprattutto coloro che sono
chiamati, per compito istituzionale, ad esercitare un ruolo di promozione di
una cultura incentrata su valori ecologici di vita.
Chi
esercita la professione di operatore alcologo, a tutti i livelli, per quanto
preparato, abile e dotato, ha quasi sempre la sensazione di lottare contro, più
che di effettuare un’azione terapeutica, come da prassi consolidata. E questo
succede perché conosce la difficoltà di conseguire il vero obiettivo, quello
cioè di divellere le radici che l’alcol ha insinuato nella mente di quanti
continuano a rivolgersi a lui, apparentemente insensibili alle conseguenze o
impotenti ad emanciparsi con le loro sole forze.
Egli sa,
per esperienza quotidiana, che l’alcol si ribella con una frequenza
sconcertante a chi crede di poterlo padroneggiare, di attingere da lui con
frequenza abitudinaria sensazioni che poi, alla fine, si rivelano per quello
che realmente sono: null’altro che distorsioni della percezione e della realtà,
esperienze virtuali, quasi visioni ingannevoli.
Chi vive
a contatto con tali persone sa bene che il loro bere
eccessivo non appartiene all’area del vizio e neppure è una fatalità, ma che
esprime una condizione di schiavitù che si è venuta determinando senza che si
abbia avuto l’esatta percezione di un suo effettivo inizio, che induce a
percorrere la strada del degrado, in costante, forte pendenza.
Più di 1
milione di italiani vivono attualmente in questo stato, vittime del potere
inappellabile dell’alcol, e circa 35 - 40.000 all’anno
muoiono per le conseguenze che ne derivano, direttamente o indirettamente.
L’arma
più efficace contro tale pericolo rimane la prevenzione, che si può realizzare
solo creando una adeguata cultura, rivolgendosi
soprattutto ai giovani e, meglio ancora, ai giovanissimi.
La Scuola,
allora, dovrebbe costituire il fulcro di un’azione mirata, organizzata,
sistematica, esercitata in collaborazione con i professionisti più qualificati
del settore. Anche il mondo del lavoro dovrebbe promuovere un nuovo costume.
Troppi sono gli infortuni e gli incidenti che ci funestano ogni giorno, per
continuare a stare alla finestra e limitarsi a sciorinare cifre e statistiche,
come se queste bastassero a cambiare lo stile di vita di milioni di cittadini,
che ritengono che l’abuso sia sempre e solo quello degli altri.
A chi
non tarderà a muoverci accuse di velato proibizionismo, di tentativi mirati a
sconfessare le nostre tradizioni legate a genuine consuetudini e, perché no, di
animosità eccessiva mirante a limitare le libertà personali, occorre ribadire
che il sapere non può essere che un bene prezioso e un bere responsabile non
può discendere che da una informazione corretta, che
viene invece, ed è questa la realtà, contrastata da pressanti ed irresponsabili
operazioni di marketing ed abilmente sostenuta ed incoraggiata da iperattivi
complici gregari, appartenenti, vergognosamente, al cosiddetto mondo pseudoscientifico.
Troppe
sono le persone che soffrono per il bere proprio ed altrui perché una Società
evoluta non possa e non debba farsi carico di tali istanze e assumerne appieno
tutte le responsabilità, correggendo con coraggio storture ed inganni, ben sapendo
di doversi scontrare con poderosi interessi economici.
Noi
riteniamo che il pericolo maggiore, oltre a tutte le dinamiche negative e le
tensioni del nostro vivere quotidiano, non sia tanto, e non solo, costituito
dalla pubblicità battente e dai suoi messaggi ammiccanti, verso cui è naturale
nutrire un certo sospetto circa la veridicità delle affermazioni, ma dalla
validazione degli stessi da parte di alcuni rappresentanti del mondo
scientifico ed accademico che, guarda caso, riescono ad avere una risonanza
quanto mai vasta. (Vedi Lettera aperta).
Perché
costoro non vengono adeguatamente smentiti?
Semplicemente perché alle voci, molto più autorevoli, che si levano contro non viene dato lo stesso risalto e perché, crediamo, non sia
così facile demolire le mezze verità, in quanto, pur lanciando messaggi
tendenziosi e scorretti inequivocabilmente nella sostanza, non possono essere
tacciate di falsità. Esempio tipico è costituito dalle proprietà benefiche del
vino rosso, in quanto contenente resveratrolo,
potente antiossidante capace di salvaguardarci dalle malattie a carico
dell’apparato cardiocircolatorio e anche dai tumori. Pazienza se per assumerlo
si è costretti ad ingerire l’alcol, sostanza fra le più tossiche, quel che
conta è il risultato. Peccato che le sue virtù siano state dimostrate solo “in vitro” e non “in vivo”, peccato che a beneficiarne
sarebbero solo gli uomini in età compresa fra i 45 e i 55 anni, peccato che il
miracoloso resveratrolo non si
“crei” durante il processo di fermentazione del vino, bensì sia già contenuto
nella stessa uva che verrà utilizzata nella vinificazione, nella frutta e in
molte specie di verdure.
La mezza
verità è proprio questa: chi può smentire che il vino non contenga resveratrolo, soprattutto se è proprio quello che vogliamo
sentirci dire?
La
verità nuda e cruda è che non è possibile indurre le persone a bere,
millantando benefici non dimostrati. Ben lo sa chi è ricorso all’alcol per
medicare le proprie ferite interiori o per lenire disagi esistenziali. La via
dell’etanolo è costellata di vittime che si trovano ammalate seriamente nel
fisico (intossicate), dipendenti (incapaci di smettere) e ancor più sofferenti
proprio in quel tipo di disturbo che le ha spinte a trovare nel bere una
medicina efficace. Una esperienza senza apparente via
d’uscita. Un circolo vizioso perverso. Il più grave degli inganni. Il raggiro
più abile e crudele.
Le
illusioni, lo sappiamo, sono ingannevoli per definizione e ci auguriamo che
siano molti quelli che potranno tornare a guardare la realtà con occhi
risanati. Alle persone che soffrono, circuite dalle proprie debolezze, dagli
uomini e dall’alcol, ci rivolgiamo con cuore amico, pronti a dialogare e ad
offrire disinteressatamente il nostro aiuto qualificato.
___________________
Il Sito
è fornito di una documentazione discretamente ampia, dove il lettore potrà
sicuramente trovare argomenti di interesse e, ci auguriamo, utili a soddisfare
le sue aspettative. Gli obiettivi che ci proponiamo sono chiaramente riportati
nell’apposita Sezione, consapevoli che molto si è fatto e moltissimo resta da fare in questo settore.
Per
questo contiamo sul contributo di quanti vorranno esprimere il loro parere e,
auspicabilmente, concorrere ad arricchirci, sottoponendoci riflessioni ed
eventuale materiale da pubblicare.
Nell’inviare
le vostre e-mail, specificate se desiderate che sia reso noto l’indirizzo di
posta elettronica: darete così la possibilità ad altri di scrivervi.
La
nostra esperienza ci insegna
che molte sono le persone in difficoltà e che la maggior parte di
loro ha bisogno di solidarietà e, soprattutto, di esempi concreti da imitare.
Ciò ha il potere di indurre una emulazione positiva,
incoraggia e infonde motivazioni e risorse.
A questo
proposito, pur rendendoci conto di quanto possa essere penoso riaprire vecchie
cicatrici appartenenti al mondo dei ricordi più intimi, invitiamo quanti hanno
avuto la forza, la costanza e gli aiuti giusti per uscire dalla trappola tesa
dall’alcol di farci pervenire le loro preziose storie di vita vissuta, che verranno pubblicate, in forma assolutamente anonima, sotto
la voce “Testimonianze”.
|