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Dal primo abuso 

 

 

 

 

 

“Uno può pensare a sé come preferisce, ma ci si deve sempre immaginare in possesso della vista. Io credo che l’uomo sogni solo per non cessare di vedere. Potrebbe essere che un giorno una luce interiore esca da noi e, a quel punto, un’altra vista non servirebbe.

J.W. Goethe – Le affinità elettive

 

Parlare d’abuso alcolico, di alcolismo, di alcoldipendenza, di patologie e problemi correlati, di danni e costi a carico dell’individuo e della società non è semplice e tanto meno di facile comprensione.

Impresa complessa è la ricerca e l’adozione di un linguaggio e di un approccio comunicativo che possano essere intesi e condivisi da tutti, che non suscitino perplessità o diffidenze, che siano credibili, che sappiano andare ben al di là dei semplici messaggi allarmistici o paternalistici che tutti riconoscono ormai essere limitati in efficacia; capaci di coinvolgere quanti hanno già sviluppato un legame psico-fisico con l’alcol o adottano stili di vita a rischio, chi nutre preoccupazioni per una persona cara o un conoscente e non sa come agire, o chi, molto più semplicemente, desidera essere informato su un fenomeno di crescente attualità.

Sono questioni differenti, e non solo per tratti semantici, perché diverse sono le sensibilità, le culture e le esperienze che si confrontano su un tema ampiamente dibattuto e dagli aspetti spinosi ed ancora in parte controversi, capace di coinvolgere le scelte individuali di milioni di persone al mondo ogni giorno. Siamo consapevoli di quanto risulti arduo coniugare libertà, ricerca di sensazioni forti, trasgressione, egocentrismo, ansia e depressione con responsabilità, rispetto, prudenza, saggezza.

Del pari ci rendiamo perfettamente conto che è diverso esercitare forme di prevenzione dal rivolgersi a persone che, purtroppo, sono già pesantemente coinvolte. E’ difficile usare due metodi e due misure, evitando nel contempo di demonizzare un bicchiere di vino o di mitizzarne gli effetti, pur negativi. E’ necessario mantenere il giusto equilibrio, acuire la sensibilità e la capacità di saper ascoltare e interpretare.

Si suol dire che l’alcol è quanto di più democratico esista al mondo, perché non riconosce differenze di classe, di censo, di sesso, di età, razza o religione. E’ trasversale alla società, radicato nella cultura popolare, dotato di poteri che alcuni non esitano a definire magici. Ci è vicino, ci fa compagnia, ci aiuta, ci consola, ci calma, ci infervora, ci fa dimenticare pene ed affanni, ci rende sicuri, disinibiti, allegri, gioviali, perfino generosi.

Chi altri può garantirci tutto questo? Non certo i parenti prossimi, per quanto affettuosi e solidali, non certo gli amici sinceri, che possono apparire noiosi e prevedibili, e neppure i medici o gli psicologi.

Sarebbe, indubbiamente, falso e ipocrita non riconoscere all’etanolo queste proprietà psicotrope, perché sono proprio esse a renderlo tanto accattivante e ricercato. Noi alziamo la posta in gioco e mettiamo nel piatto delle sue qualità altre invidiabili prerogative: infallibile nella diagnosi e formidabile e rapido nell’efficacia. Non è un caso se gli esperti concordano nell’attri­buirgli la palma di psicofarmaco più potente in circolazione, dotato inoltre, come non bastasse, di alta gradevolezza al palato. Solo che, contrariamente alle apparenze, lenisce solo i sintomi, ma non cura proprio nulla, ed anzi determina alla lunga situazioni che, a definir penose, si fa esercizio di ottimismo.

Come un eccellente mago sembra saper leggere le nostre richieste, i nostri bisogni, anche quelli che non sappiamo esprimere, e non sbagliare mai. Non è successo nemmeno una volta, alle prime esperienze, che un ansioso, dopo aver assunto una bevanda alcolica, sia diventato ancor più irritabile, che un depresso sia diventato più triste e malinconico di prima o che un timido si sia chiuso definitivamente in se stesso. Il Genio della lampada al confronto appare come un dilettante, un apprendista stregone che ci chiede di riferirgli ad alta voce i nostri desideri e non sa esaudirne che tre in tutto, con il rischio perfino di fraintendere le nostre parole.

Simili poteri debbono incutere rispetto, anche ai profani, e implicano sempre potenziali minacce. Per questo occorre prudenza, occorre conoscenza. Se tale Maestro si ribellasse ai nostri voleri, se sfuggisse al nostro controllo, cosa potrebbe succedere? E’ un pensiero ricorrente che ci viene alla mente quando ci imbattiamo o abbiamo a che fare con gli emblemi della forza, e l’alcol è senz’altro uno dei più potenti, anche se, fin troppo spesso, sembriamo dimenticarcene.

E’ riconoscibile un eccesso di sicurezza o, meglio ancora, una grossa dose di ingenuità in coloro che credono di poter, sempre e comunque, dominare la situazione, in particolar modo quando lo strapotere dell’altro si esercita sulla nostra mente, condizionandoci.

Ammettere che molto spesso è in gioco l’ignoranza dovuta ad una informazione inadeguata, ci fa sentire un po’ tutti in colpa, soprattutto coloro che sono chiamati, per compito istituzionale, ad esercitare un ruolo di promozione di una cultura incentrata su valori ecologici di vita.

Chi esercita la professione di operatore alcologo, a tutti i livelli, per quanto preparato, abile e dotato, ha quasi sempre la sensazione di lottare contro, più che di effettuare un’azione terapeutica, come da prassi consolidata. E questo succede perché conosce la difficoltà di conseguire il vero obiettivo, quello cioè di divellere le radici che l’alcol ha insinuato nella mente di quanti continuano a rivolgersi a lui, apparentemente insensibili alle conseguenze o impotenti ad emanciparsi con le loro sole forze.

Egli sa, per esperienza quotidiana, che l’alcol si ribella con una frequenza sconcertante a chi crede di poterlo padroneggiare, di attingere da lui con frequenza abitudinaria sensazioni che poi, alla fine, si rivelano per quello che realmente sono: null’altro che distorsioni della percezione e della realtà, esperienze virtuali, quasi visioni ingannevoli.

Chi vive a contatto con tali persone sa bene che il loro bere eccessivo non appartiene all’area del vizio e neppure è una fatalità, ma che esprime una condizione di schiavitù che si è venuta determinando senza che si abbia avuto l’esatta percezione di un suo effettivo inizio, che induce a percorrere la strada del degrado, in costante, forte pendenza.

Più di 1 milione di italiani vivono attualmente in questo stato, vittime del potere inappellabile dell’alcol, e circa 35 - 40.000 all’anno muoiono per le conseguenze che ne derivano, direttamente o indirettamente.

L’arma più efficace contro tale pericolo rimane la prevenzione, che si può realizzare solo creando una adeguata cultura, rivolgendosi soprattutto ai giovani e, meglio ancora, ai giovanissimi.

La Scuola, allora, dovrebbe costituire il fulcro di un’azione mirata, organizzata, sistematica, esercitata in collaborazione con i professionisti più qualificati del settore. Anche il mondo del lavoro dovrebbe promuovere un nuovo costume. Troppi sono gli infortuni e gli incidenti che ci funestano ogni giorno, per continuare a stare alla finestra e limitarsi a sciorinare cifre e statistiche, come se queste bastassero a cambiare lo stile di vita di milioni di cittadini, che ritengono che l’abuso sia sempre e solo quello degli altri.

A chi non tarderà a muoverci accuse di velato proibizionismo, di tentativi mirati a sconfessare le nostre tradizioni legate a genuine consuetudini e, perché no, di animosità eccessiva mirante a limitare le libertà personali, occorre ribadire che il sapere non può essere che un bene prezioso e un bere responsabile non può discendere che da una informazione corretta, che viene invece, ed è questa la realtà, contrastata da pressanti ed irresponsabili operazioni di marketing ed abilmente sostenuta ed incoraggiata da iperattivi complici gregari, appartenenti, vergognosamente, al cosiddetto mondo pseudoscientifico.

Troppe sono le persone che soffrono per il bere proprio ed altrui perché una Società evoluta non possa e non debba farsi carico di tali istanze e assumerne appieno tutte le responsabilità, correggendo con coraggio storture ed inganni, ben sapendo di doversi scontrare con poderosi interessi economici.

Noi riteniamo che il pericolo maggiore, oltre a tutte le dinamiche negative e le tensioni del nostro vivere quotidiano, non sia tanto, e non solo, costituito dalla pubblicità battente e dai suoi messaggi ammiccanti, verso cui è naturale nutrire un certo sospetto circa la veridicità delle affermazioni, ma dalla validazione degli stessi da parte di alcuni rappresentanti del mondo scientifico ed accademico che, guarda caso, riescono ad avere una risonanza quanto mai vasta. (Vedi Lettera aperta).

Perché costoro non vengono adeguatamente smentiti? Semplicemente perché alle voci, molto più autorevoli, che si levano contro non viene dato lo stesso risalto e perché, crediamo, non sia così facile demolire le mezze verità, in quanto, pur lanciando messaggi tendenziosi e scorretti inequivocabilmente nella sostanza, non possono essere tacciate di falsità. Esempio tipico è costituito dalle proprietà benefiche del vino rosso, in quanto contenente resveratrolo, potente antiossidante capace di salvaguardarci dalle malattie a carico dell’apparato cardiocircolatorio e anche dai tumori. Pazienza se per assumerlo si è costretti ad ingerire l’alcol, sostanza fra le più tossiche, quel che conta è il risultato. Peccato che le sue virtù siano state dimostrate solo “in vitro” e non “in vivo”, peccato che a beneficiarne sarebbero solo gli uomini in età compresa fra i 45 e i 55 anni, peccato che il miracoloso resveratrolo non si “crei” durante il processo di fermentazione del vino, bensì sia già contenuto nella stessa uva che verrà utilizzata nella vinificazione, nella frutta e in molte specie di verdure.

La mezza verità è proprio questa: chi può smentire che il vino non contenga resveratrolo, soprattutto se è proprio quello che vogliamo sentirci dire?

La verità nuda e cruda è che non è possibile indurre le persone a bere, millantando benefici non dimostrati. Ben lo sa chi è ricorso all’alcol per medicare le proprie ferite interiori o per lenire disagi esistenziali. La via dell’etanolo è costellata di vittime che si trovano ammalate seriamente nel fisico (intossicate), dipendenti (incapaci di smettere) e ancor più sofferenti proprio in quel tipo di disturbo che le ha spinte a trovare nel bere una medicina efficace. Una esperienza senza apparente via d’uscita. Un circolo vizioso perverso. Il più grave degli inganni. Il raggiro più abile e crudele.

Le illusioni, lo sappiamo, sono ingannevoli per definizione e ci auguriamo che siano molti quelli che potranno tornare a guardare la realtà con occhi risanati. Alle persone che soffrono, circuite dalle proprie debolezze, dagli uomini e dall’alcol, ci rivolgiamo con cuore amico, pronti a dialogare e ad offrire disinteressatamente il nostro aiuto qualificato.

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Il Sito è fornito di una documentazione discretamente ampia, dove il lettore potrà sicuramente trovare argomenti di interesse e, ci auguriamo, utili a soddisfare le sue aspettative. Gli obiettivi che ci proponiamo sono chiaramente riportati nell’apposita Sezione, consapevoli che molto si è fatto e moltissimo resta da fare in questo settore.

 

Per questo contiamo sul contributo di quanti vorranno esprimere il loro parere e, auspicabilmente, concorrere ad arricchirci, sottoponendoci riflessioni ed eventuale materiale da pubblicare.

 

Nell’inviare le vostre e-mail, specificate se desiderate che sia reso noto l’indirizzo di posta elettronica: darete così la possibilità ad altri di scrivervi.

 

La nostra esperienza ci insegna  che molte sono le persone in difficoltà e che la maggior parte di loro ha bisogno di solidarietà e, soprattutto, di esempi concreti da imitare. Ciò ha il potere di indurre una emulazione positiva, incoraggia e infonde motivazioni e risorse.

 

A questo proposito, pur rendendoci conto di quanto possa essere penoso riaprire vecchie cicatrici appartenenti al mondo dei ricordi più intimi, invitiamo quanti hanno avuto la forza, la costanza e gli aiuti giusti per uscire dalla trappola tesa dall’alcol di farci pervenire le loro preziose storie di vita vissuta, che verranno pubblicate, in forma assolutamente anonima, sotto la voce “Testimonianze”.