GB/ ALCOLISMO,GOVERNO MINACCIA INDUSTRIA: VUOLE ETICHETTE EDUCATIVE

Crociata anti alcol del governo britannico: sulle etichette delle bottiglie di bevande alcoliche sarà necessario mettere in chiaro quante "dosi" o porzioni contengono, e l'esecutivo si aspetta collaborazione sia dall'industria, sia dai commercianti al dettaglio, pena il varo di leggi che li obblighino a rispettare certe regole. Su queste leggi in ogni caso verrà aperta fin d'ora una consultazione che si chiuderà in ottobre.

L'altolà di Dawn Primarolo, sottosegretario alla salute pubblica, segue la pubblicazione di cifre preoccupanti secondo cui il numero degli alcolisti britannici è almeno il quadruplo di quanto si pensasse finora. Secondo uno studio di cui dà conto oggi il Telegraph le statistiche vere, scrive il Telegraph sono impressionanti. Ogni anno oltre 800.000 persone vengono ricoverate in ospedale per problemi legati al bere e in pratica sei ricoveri ogni dieci sono da ricondurre anche al consumo eccessivo di alcol: non solo malattie epatiche ma anche tumori, malattie cardiache, ictus.

Anche a limitarsi alle cifre ufficiali in un paio di anni la situazione sembra essere precipitata. Nel biennio 2005-2006 le statistiche ufficiali parlano di 208.000 ricoveri connessi a problemi di alcolismo contro i 400.000 'ufficiali' di oggi.

I commercianti e i produttori avevano adottato fin dal 1998 un codice di autoregolamentazione che richiedeva di segnalare sulle etichette la quantità di porzioni di alcol contenuta in ogni bottiglia (tanto per non lasciare adito a dubbi e non far 'raddoppiare' inconsciamente il contenuto medio di un bicchiere), ma anche di invitare a un consumo "intelligente". Solo che un'analisi condotta presso i commercianti ha dimostrato che questo codice viene seguito poco o punto.

"Ogni individuo deve assumersi la responsabilità di quello che beve, ma hanno un peso anche altri fattori, inclusa l'industria" ha detto Dawn Primarolo. La risposta al codice di autoregolamentazione, ha detto, è "deludente". Ed è ora "di aprire una consultazione su un approccio molto più rigido nei confronti dell'industria".

La consultazione riguardo alle nuove leggi in materia tratta vari temi: restrizioni sulle "happy hours", controllo del posizionamento dei prodotti alcolici sugli scaffali dei negozi, etichette obbligatorie che indichino le dosi di alcol in ogni bottiglia e le dosi giornaliere raccomandate.

Su questo ultimo tema, sia le associazioni mediche che l'esecutivo sono molto insistenti: una recente ricerca dimostra che il 43% dei prodotti alcolici britannici non mostra le dosi di alcol contenute in ogni bottiglia, e che solo il 3% dei prodotti dà informazioni complete incluse le dosi giornaliere raccomandate.

Dice il ministro della Salute Nicola Sturgeon, citato dalla Bbc: "L'industria deve fornire al pubblico le informazioni necessarie a capire quanto alcol consumano davvero. Queste informazioni devono essere riportate sull'etichetta. Per ora non c'è la decisione di varare delle leggi, ma se non ci saranno sviluppi volontari da parte dell'industria se ne parlerà in parlamento".

NOTIZIE - ALICE

(torna indietro)

______________________________________________

 

LO STRABISMO ITALIANO

25/07/08 - Paese strano, l’Italia. E strana è la politica italiana. Pochi giorni fa Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’antidroga, ha annunciato che da gennaio 2009 sarà necessario effettuare il test antidroga e alcol per ottenere la patente o il patentino. Se il test risulterà positivo, non saranno concessi. Un provvedimento che va nella giusta direzione, come sottolineato da numerose associazioni che si occupano di sicurezza stradale.

Si tenga presente che lo stesso giorno il ministro della sanità francese Roselyne Bachelot ha dichiarato guerra all'alcolismo fra i giovanissimi, annunciando una legge per vietare totalmente a partire dal 2009 la vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni (quella in vigore, come in Italia, fissa il limite ai 16 anni, e riguarda solo la somministrazione). Il provvedimento adottato dal governo italiano anticipa una normativa europea, che prevede l'introduzione obbligatoria del test antidroga e alcol in tutti i paesi membri entro il 2011. Fin qui tutto normale: si ha l’impressione di vivere in un Paese civile che si preoccupa della vita di noi giovani e del diritto alla tranquillità di chi viaggia sulle nostre strade (è bene ricordare che quasi il 50% degli incidenti stradali è provocato da guidatori ubriachi o sotto l'effetto di altre droghe).

La stranezza è che, mentre le agenzie riportavano le dichiarazioni di Giovanardi, alla Camera dei Deputati il governo ha accolto un ordine del giorno presentato dagli onorevoli Pizzolante e Baldelli (PDL), che lo impegna a rivedere la norma sulla limitazione della vendita di alcolici dalle 2 di notte. E la revisione della legge 160/2007 andrà concertata non con chi si occupa di sicurezza stradale, con le forze dell’ordine o con le associazioni dei familiari e delle vittime della strada, ma con i rappresentanti dei gestori dei locali. In poche parole, con chi guadagna soldi vendendo alcolici.

L’odg, infatti, vincola l’esecutivo ad individuare soluzioni alternative volte a conseguire l’obiettivo di ridurre gli incidenti stradali, “conciliando questa esigenza con quelle volte a tutelare un settore economico di grande rilievo per l’economia nazionale”. Eppure i numeri parlano chiaro: la mortalità e l’incidentalità nella fascia oraria notturna sono state significativamente ridotte con l’entrata in vigore della legge. È sufficiente leggere i dati forniti dalle forze dell’ordine (www.asaps.it), per constatare che il provvedimento ha avuto una evidente e dimostrabile efficacia nel ridurre gli incidenti, grazie anche all’aumento dei controlli. Certo, la legge contiene anche dei difetti e delle contraddizioni. Ad esempio, non consente la vendita di bevande alcoliche dopo le 2 nei soli locali “dove si svolgono, con qualsiasi modalità e in qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento”.

Se di modifiche si vuol parlare, logica vorrebbe che visti i risultati positivi già raggiunti si intervenisse estendendo il divieto a tutti i locali, come peraltro indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel documento “Framework for an Alcohol Policy” auspica “la restrizione della disponibilità delle bevande alcoliche attraverso una politica di imposizione fiscale efficace, insieme alla limitazione delle ore di apertura e vendita. Questo si dovrebbe applicare ai locali con licenza di somministrazione, come bar e pub, ma anche ai negozi che vendono bevande alcoliche”.

Limitare la disponibilità degli alcolici è quindi un provvedimento suggerito ed auspicato dai maggiori esperti internazionali di alcol e guida, non da un gruppo di integralisti proibizionisti (non si capisce, in ogni caso, perché non si possa bere un succo di frutta o un’aranciata al posto di un alcolico). Le proteste dei gestori dei locali non fanno che confermare la necessità di interventi di questo tipo: se un settore economico entra in crisi perché una legge vieta la vendita degli alcolici dopo le 2 di notte, vuol dire che la gran parte dei guadagni di questi locali deriva proprio dall'alcol venduto a quell'ora.

Vuol dire, insomma, che ne vendono moltissimo. E allora è logico che poi ci siano gli incidenti! Quindi è proprio lì che si deve intervenire. Ma qualcuno sembra più preoccupato per gli incassi dei locali che per la sicurezza sulle strade, che riguarda tutti. Grazie anche all’odg Pizzolante-Baldelli, a Rimini il giudice di pace ha riaperto alcuni ambienti che erano stati chiusi a causa del mancato rispetto della legge 160.

Questo ha mandato su tutte le furie il Prefetto (che aveva emesso l’ordinanza di chiusura), il quale ha reagito in modo ineccepibile, confermando che “fino a nuove disposizioni c’è una legge, che stabilisce determinati divieti, e che va rispettata. E chi non la rispetta va sanzionato. Noi continueremo a punire chi non sta alle regole”. Paese strano, l’Italia. Con una mano si costruisce e con l’altra si disfa. Ma, quando si parla di sicurezza sulle strade, lo strabismo della politica non è accettabile.

VOCE DI MANTOVA, di Davide Scioscia 

(torna indietro) 

______________________________________________ 

 

Il VENETO E’ SEVERO, MA HA CEDUTO ALLE LOBBY

Sottosegretario Carlo Giovanardi, la rigorosa legge regionale antialcol veneta trova ora una sua eccezione a Jesolo. Che ne pensa?

“Mi sembra che di provvedimenti di questo tipo, presi evidentemente sotto la pressione di interessi economici, non si senta il bisogno. Premesso che la deroga concessa a Jesolo non inficia la legge nazionale, e quindi il divieto di somministrazione di alcolici in discoteca dopo le due di notte rimane anche li, io condivido la ratio della legge regionale veneta: la vendita di alcolici dopo le due e fino all’alba va bandita non solo nelle discoteche ma in tutti gli esercizi pubblici”.

E quindi?

“E quindi mi auguro che un provvedimento simile a quello della giunta veneta possa essere esteso a tutto il Paese. Senza eccezioni”.

Se ne farà promotore ?

“C’è già in Parlamento, come emendamento al disegno di legge sicurezza, una proposta in questo senso firmata dai senatori Compagna del Pdl e Marino del Pd. Punta ad estendere il divieto a tutti i locali: alle due tutto l’anno e alle tre in estate. Io la sosterrò”.

Ce la farete? La lobby dei bar ed esercizio pubblici è più forte di quella delle discoteche. Parleranno di emendamento liberticida, di danno economico…

“Lo sappiamo bene. Vogliono vendere alcol quando e come pare a loro. Ma credo che sia opportuno fissare un limite orario come quello dell’emendamento Compagna-Marino. Qui stiamo parlando di un fenomeno di terribile e tragica mortalità, soprattutto giovanile, che ha altissimi costi sociali. E che ha cominciato a contenersi negli ultimi mesi solo per effetto dei provvedimenti draconiani presi nella riforma del codice della strada e dello stop alla vendita di alcolici nelle discoteche dopo le due di notte. Vogliamo una controriforma? E poi alle famiglie delle vittime che diciamo?”. 

I proprietari dei locali ripetono: si facciano più controlli invece di scaricare solo su di noi l’onere. 

“Rovescio il discorso. La repressione sulla strada serve, ma da sola non basta: è evidente che serve la prevenzione. Culturale, certo. Ma anche il non somministrare superalcolici nel cuore della notte, nelle ore della morte, è chiaro che riduce il rischio. Del resto, a che ora è avvenuto l’ultimo incidente con sette ragazzi morti? Alle quattro del mattino. E allora…”.

LA NAZIONE – A.F.

(torna indietro)  

______________________________________________  

 

TROPPI VIGNETI, via alla distruzione

Italia: estirpazione (con premio) per 58 mila ettari. Zone di pregio a rischio

In vigore dal 1° agosto il regolamento Ue: un miliardo di euro di incentivi per eliminare le coltivazioni

Il consumo di vino in Europa sta diminuendo. In Italia si è passati dai 60 litri annui pro capite del 1996 ai 47 attuali.  I vitigni, invece, abbondano. La produzione supera la richiesta del mercato interno e nemmeno l'export basta ad assorbire le eccedenze. Insomma, di vino ce n'è troppo. L'Unione europea ha deciso di ristabilire l'equilibrio tra domanda e offerta e aumentare la competitività dei produttori, riformando l'organizzazione comune del mercato, la cosiddetta Ocm vino. La riforma entra in vigore il 1° agosto. E prevede generosi finanziamenti per chi vorrà estirpare: oltre un miliardo di euro di premi che Bruxelles ha complessivamente stanziato per eliminare 175 mila ettari di vigneti nel triennio 2009-2011. Per l'Italia il plafond è di 58.435 ettari, con un tetto del 10% per ogni singola regione.

Non è la prima volta che Bruxelles dà incentivi all'estirpazione, ma è la prima volta che obbliga gli Stati membri a predisporre le misure.

Costretti a eliminare parte del nostro patrimonio viti-vinicolo?

«No - spiega Ottavio Caggiano, direttore di Federvini - per gli agricoltori l'estirpazione è del tutto volontaria. Nessuno è obbligato a farlo». Ma c'è da aspettarsi che i proprietari di vitigni non redditizi aderiranno. Esistono aree d'Italia in cui la vite non è affatto remunerativa e non c'è mercato per cedere i diritti. In pratica, i viticoltori ci rimettono.  «Riteniamo che le richieste arriveranno dalle regioni che hanno la superficie coltivata a vite maggiore, come Veneto, Piemonte, Abruzzo, Sicilia e Puglia», fa sapere la Coldiretti.

Ma estirpare è un bene?

«Dipende - dice Renzo Cotarella, enologo e amministratore delegato di Antinori -. Se si riducono vitigni di basso potenziale qualitativo sì, ma bisogna comunque fare attenzione e non ridurre la questione a un mero fatto economico. La vite ha anche altre ragioni di carattere paesaggistico e di gestione del territorio dal punto di vista idraulico. Se i terreni franano non è solo colpa del cambiamento climatico, ma anche perché si abbandonano le coltivazioni delle colline». A dover stare attente sono le Regioni, che hanno la competenza per escludere un terreno dall'estirpazione. E qui si sono scatenate le polemiche.

Troppo stretti i tempi per stilare l'elenco dei vigneti di particolare pregio. Il regolamento comunitario è stato pubblicato soltanto il 30 giugno, il decreto del ministero delle Politiche agricole è del 23 luglio. L'elenco delle aree non estirpabili doveva essere inviato all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) entro ieri. Il termine per mandare la documentazione a Bruxelles scade oggi. Le Regioni che hanno presentato l'elenco - fa sapere l'Agea - sono sei: Abruzzo, Campania, Lombardia, Sicilia, Provincia autonoma di Trento e la Calabria. La Valle d'Aosta ha deciso che non consentirà estirpazioni. Nelle altre regioni i viticoltori più in difficoltà potrebbero sacrificare i vitigni storici terrazzati, in pendenza e di montagna che sono poco redditizi proprio perché di difficile coltivazione. 

Per il presidente del movimento «Città del vino» Valentino Valentini «le grandi regioni vitivinicole hanno dimostrato una scarsa conoscenza dei propri territori. Bastava poco per mettere al riparo aree di alto pregio». Che Valentini ricorda: i terroir delle isole Giglio ed Elba, dei Colli Apuani e della Val d'Orcia in Toscana; l'area del Soave Superiore e quella del Cartizze a Valdobbiadene, le colline terrazzate di San Pietro di Feletto in Veneto; la zona di confine con la Slovenia del Collio e dei Colli Orientali in Friuli-Venezia Giulia; la Val di Susa e il Canavese in Piemonte; i «vigneti delle sabbie» del Ferrarese in Emilia Romagna e le aree vitate del Parco dei Colli Romani nel Lazio. Il rischio è che si perdano vitigni autoctoni. O che succeda come in Francia, dove nella regione Languedoc-Roussillon la crisi della viticoltura locale e i vari piani nazionali di incentivi all'estirpazione hanno modificato la geografia agricola.

Negli ultimi 20 anni sono stati estirpati 220 mila ettari coltivati e ne sono rimasti soltanto 280 mila. La scomparsa di quasi la metà delle viti ha, come ha descritto il Nouvel Observateur, «sfigurato» il paesaggio: le viti sono state sostituite soltanto in parte da altre coltivazioni di frutta e alcuni terreni non sono più stati coltivati. Intere colline sono state denudate.

Ora tocca ai viticoltori decidere. La domanda per accedere ai premi per l'estirpazione deve essere presentata a Bruxelles entro il 15 settembre 2008. Ma sulla Penisola, dicono gli addetti ai lavori, non ci saranno «estirpazioni selvagge».

«Non penso che ci sarà questo problema - dice Riccardo Ricci Curbastro, presidente di FederDoc -. Da noi espianterà chi in questi anni non è riuscito a vendere il vino e si è rivolto alla distillazione, ma non chi produce uva e vino di qualità». Dello stesso parere anche il direttore di Federvini: «Le Regioni sanno da tempo quali sono i vitigni di pregio - dice Caggiano - e sanno come convincere le persone che vogliono estirpare a restare». I finanziamenti servono a questo. E Bruxelles non ha lesinato. In arrivo per il settore c'è un altro miliardo di euro suddiviso in cinque anni tutto per l'Italia e destinato al piano nazionale risorse vino.

CORRIERE DELLA SERA - Fausta Chiesa

(torna indietro)  

______________________________________________

 

SICUREZZA. PDL PROPONE L’ETILOMETRO BLOCCA MOTORE IN AUTO

Un emendamento al Ddl, firmatario Fluttero.

Roma, 3 ago. (Apcom) - Un etilometro blocca motore in auto per contrastare le stragi del sabato sera. E' la proposta contenuta in un emendamento presentato dal senatore del Pdl, Andrea Fluttero, al disegno di legge in materia di sicurezza pubblica all'esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Dopo la pausa estiva è infatti prevista la calendarizzazione del Ddl che reca modifiche anche al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sul codice della strada.

"Secondo uno studio epidemiologico della Commissione Europea - si legge in una nota - in Italia il 30% dei decessi per incidenti stradali, e il 50% degli incidenti non mortali, ha una correlazione con l'uso di alcool. Inoltre, secondo i dati della Polizia di Stato tra gennaio e giugno del 2008, 22.956 conducenti sono risultati positivi al test dell'etilometro e su 60.157 incidenti sulle strade ben 1.459 sono state le vittime. È quindi evidente - spiega Fluttero - la gravità del problema e quanto sia necessario trovare al più presto una soluzione più efficace dell'inasprimento delle pene e più realizzabile di un impossibile pattugliamento di tutte le strade ma possa risolver il problema all'origine impedendo a chi ha bevuto troppo di mettersi alla guida".

"Per questo motivo - prosegue il senatore del Pdl - ho predisposto un emendamento, il 19 bis, che invita le case automobilistiche e le aziende produttrici di componenti ed accessori ad attivarsi per la progettazione di un etilometro integrabile nell'accensione dell'auto che ne impedisca l'avvio se rileva tassi alcolici superiori a quelli consentiti dalla legge. L'etilometro 'blocca motore' sarebbe una soluzione, tecnologicamente realizzabile, economica, facile da utilizzare e che non concederebbe alternative: o si è sobri e l'auto parte oppure si superano i limiti e l'auto non si muove".

Fluttero ricorda di aver presentato la stessa proposta già nella scorsa legislatura, "ma la maggioranza allora al Governo, in modo superficiale bocciò l'emendamento. Mi auguro

VIRGILIO NOTIZIE 

(torna indietro)  

______________________________________________

 

ETICA E POLITICA. PREVENZIONE - CANCRO NON TI CONOSCO

Un'indagine condotta a livello mondiale rivela l'ignoranza della maggioranza dei cittadini sui fattori di rischio per il tumore.

Quali sono i comportamenti che possono aumentare il rischio di sviluppare il cancro? Quali i fattori di rischio principali? A queste domande molte persone non sanno rispondere, oppure rispondono in maniera sbagliata. E le loro convinzioni si dimostrano impermeabili anche alle campagne di sensibilizzazione contro questa malattia. È il risultato allarmante a cui è arrivata un'indagine  commissionata dall'Unione Internazionale Contro il Cancro (Uicc) e svolto da due società di ricerche di mercato, la Roy Morgan Research e la Gallup International, durante il 2007.

Per condurre la ricerca sono state intervistate 29.925 persone di 29 paesi diversi divisi in tre gruppi a seconda del reddito medio della popolazione. In questo modo i ricercatori sono stati in grado di mettere a confronto la percezione della malattia con lo standard di qualità di vita delle persone.

I cittadini che vivono nelle nazioni con un reddito più alto, per esempio, sono quelli che maggiormente minimizzano gli effetti dell’abuso di alcool e dell’assenza di frutta e verdura dalla dieta sull’insorgenza del cancro, mentre sono convinti che lo stress e l’inquinamento dell’aria rappresentino due fattori di rischio.

Nei paesi a basso e medio reddito, invece, esiste un forte pessimismo in merito al trattamento del cancro e alle probabilità di sopravvivenza: il 48 per cento dei residenti nelle nazioni più povere e il 39 per cento di quelli dei paesi a medio reddito ritiene che “non si può far molto” per curare il cancro. Inoltre, la stragrande maggioranza di questi cittadini preferisce che sia il medico a prendere tutte le decisioni in merito al trattamento della malattia; mentre, nei paesi ad alto reddito, il 72 per cento dichiara di voler decidere insieme allo specialista.

Lo studio, il primo a essere stato effettuato a livello mondiale, verrà presentato in occasione del Congresso Mondiale sul Cancro dell'Uicc, che si tiene a Ginevra fino al 31 agosto, “rivela che ci sono dei grandi messaggi non compresi”, afferma David Hill, presidente della Uicc e direttore del Cancer Council Victoria di Melbourne, e riporta l’attenzione sull’importanza di programmare delle efficaci campagne di sensibilizzazione contro il cancro.

La gente ha il diritto di avere informazioni corrette e complete sul cancro e sul suo trattamento; deve capire quali comportamenti cambiare, come e perché farlo. Molti hanno bisogno di un aiuto per riuscire a cambiare. Di questi principi devono tener conto i governi quando preparano i programmi di sensibilizzazione e controllo contro il cancro”. (f.s.)

GALILEONET.IT

 

(torna indietro)  

______________________________________________

 

L'ASSESSORE AI TRASPORTI DELLA REGIONE PUGLIA, Mario Loizzo, risponde all'appello dell'Asaps sulla grave sinistrosità in Puglia.

Gent.mo dott. Biserni,

sono costernato quanto Lei da quanto accaduto in Puglia nelle ultime settimane e, come sempre in questi casi, non ho parole per esprimere il mio dolore alle famiglie di questi miei giovani conterranei.

Condivido e accolgo con grande interesse ed umiltà i Suoi suggerimenti, ben consapevole dell’impegno che l’Asaps investe da anni nel panorama della cultura e dell’educazione alla sicurezza stradale nel nostro Paese.

Tuttavia, mi corre l’obbligo di rispondere alla Sua nota non solo perché personalmente coinvolto, ma soprattutto per fare il punto sulla situazione pugliese che – come si evince dalle Sue parole – probabilmente non siamo riusciti (purtroppo) a comunicare adeguatamente al di fuori dei nostri confini regionali.

Tre anni fa, quando si è insediata l’Amministrazione di cui faccio parte, con il ruolo di Assessore ai Trasporti e alle Vie di Comunicazione, l’Ufficio Sicurezza Stradale della Puglia …. semplicemente non esisteva. Probabilmente quando Lei parla delle esperienze di regioni come l’Emilia Romagna, il Veneto e la Toscana, si riferisce ai corrispettivi “Uffici di Sicurezza Stradale” con i quali l’Asaps ha consolidati rapporti di collaborazione da diversi anni.

La Puglia, invece, ha istituito il suo Ufficio solo tre anni fa. Abbiamo dotato l’Ufficio di professionalità qualificate e lo abbiamo affiancato con un Centro Regionale di Monitoraggio sulla Sicurezza Stradale (CReMSS) che conta tre esperti senior e 13 unità junior. Uno staff di giovani ricercatori che da oltre un anno lavora incessantemente per analizzare l’incidentalità stradale regionale – come Lei ben sa i dati disponibili a livello nazionale sono sempre insufficienti e obsoleti – e per porre in essere molteplici iniziative di prevenzione e di contrasto dell’incidentalità.

Il CReMSS, infatti, si sta occupando anche di adeguare la normativa regionale in materia (ferma al 2004), ha realizzato un Centro di Documentazione a disposizione di tutti ed effettua azioni di formazione ai formatori (docenti, titolari di autoscuole, componenti di associazioni,…).

Dopo esserci dotati delle strutture necessarie, abbiamo cominciato da subito - e solo con fondi regionali - a promuovere iniziative diversificate, consapevoli del fatto che solo muovendoci a tutto tondo (fra l’educazione, la prevenzione, la formazione e la comunicazione) possiamo sperare di migliorare il livello della “cultura della sicurezza” nella nostra terra.

Il nostro concorso di azioni educative da realizzare all’interno delle scuole (pubbliche e private) di ogni ordine e grado, denominato “La Strada”, è giunto alla seconda edizione ed è in fase di preparazione la terza edizione: questo Progetto ha dato alle scuole la possibilità di realizzare iniziative straordinarie sull’educazione alla mobilità sicura e sostenibile, riscuotendo un successo crescente. Sicché, dalle 70 scuole della prima edizione, si è passati alle 210 della seconda e probabilmente il numero dei partecipanti è destinato a salire. Scuole che hanno coinvolto nelle iniziative (continuative nell’anno scolastico, come piedibus/bicibus/percorsi sicuri casa-scuola, ecc.) anche i principali attori del territorio, come le polizie stradali e municipali, le associazioni, le autoscuole, i Servizi pubblici e le imprese private.

Sono già state finanziate due Campagne di Comunicazione sulla Sicurezza Stradale, coinvolgendo un “gigante” della comunicazione mass-mediatica locale per la diffusione – con testimonial d’eccezione - televisiva, radiofonica, giornalistica e istituzionale dei messaggi di disincentivazione all’alta velocità e all’abuso di sostanze che alterano le percezioni.

E’ stato cantierizzato un ambizioso progetto di ricognizione e di tutoraggio degli Enti locali, denominato “Alice nelle città”, con il quale intendiamo affiancare ai Comuni pugliesi uno staff interdisciplinare formato da un gruppo di “animatori dell’integrazione”: giovani professionisti che hanno, non solo, il compito di censire le principali criticità nell’ambito della mobilità sicura e accessibile agli utenti deboli, ma anche di coadiuvare gli Enti nella progettazione partecipata per la prevenzione e il contrasto degli incidenti e nel reperimento delle risorse finanziarie che la prossima programmazione comunitaria e nazionale ci mette a disposizione.

E’ stato realizzato – in collaborazione con l’Inail e l’Assessorato regionale alla Salute – un opuscolo informativo multilingue che l’Autorità portuale distribuisce agli autotrasportatori stranieri che giungono imbarcati nei nostri porti, allo scopo di far conoscere loro le nostre leggi e di responsabilizzarli alla buona guida.

Grazie ai nostri finanziamenti, da quest’anno, le province hanno potuto realizzare Progetti di “Disco-Bus” che collegano i centri urbani ai luoghi di divertimento giovanile, al fine di proteggere i ragazzi dai propri comportamenti errati. Un’iniziativa che sta riscuotendo grandi successi e che è destinata a divenire strutturale nella nostra regione.

A tutto questo si deve aggiungere – per completezza d’informazione – che si sta lavorando alacremente sul piano della mobilità sostenibile (che spesso coincide con la mobilità sicura) e della infrastrutturazione, potenziando in misura determinante il Trasporto Pubblico Locale nelle sue diverse forme e sostenendo gli Enti gestori delle strade nelle opere di messa in sicurezza (la Puglia è una delle pochissime regioni italiane che hanno consentito il completamento delle opere previste nel Primo Piano Nazionale sulla Sicurezza Stradale). E molto altro ancora si sta cercando di fare per prevenire gli incidenti, educare alla sicurezza, contenere i danni.

Ogni volta che accadono mostruosità come quelle che si sono abbattute nella nostra terra, i nostri cuori, il mio e quello dei miei collaboratori, vanno in pezzi.

Tuttavia, non ci arrendiamo e non ci arrenderemo mai.

Consapevoli come Lei - che da molto più tempo di noi, lotta per la salute e la vita sulle strade – del fatto che la cultura della sicurezza stradale, come ogni altro tipo di cultura, è uno dei processi più lenti da modificare, sappiamo che tutto ciò che facciamo non basta. Bisognerà insistere per molto altro tempo ancora, con tenacia e fermezza.

E, soprattutto, senza pensare mai cosa accadrebbe senza il nostro impegno.

Cordialmente

ASAPS.IT - Mario Loizzo

 

(torna indietro)  

______________________________________________

 

L’OFFENSIVA CONTRO GLI INCIDENTI. Il sottosegretario Giovanardi spiega perché l’Umbria è stata scelta come regione pilota

 “Alcol e droga, test per salvare i ragazzi”

 Al via la sperimentazione. Intanto c’è chi guida senza patente e chi rifiuta i controlli

PERUGIA - «Abbiamo scelto Perugia come città pilota perché ha le caratteristiche giuste affinché la nostra sperimentazione raggiunga risultati importanti. Vogliamo difendere i nostri ragazzi dai rischi della droga».

Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche sulla tossicodipendenza, spiega al telefono perché anche l’Umbria è finita nelle sperimentazione, quella dei test antidroga a chi vorrà prendere la patente per guidare l’auto o il patentino per gli scooter.

Le parole di Giovanardi, che rilancia la sfida alla droga e per la sicurezza sulle strade, arrivano nel giorno in cui la polizia, a Perugia, trova alla guida di un furgone un automobilista che non aveva mai avuto la patente. Un caso tutt’altro che isolato (gli ultimi due li hanno scoperti i carabinieri di Città di Castello)che fa il paio con i sequestri effettuati dalla polizia municipale di Perugia di mezzi guidati da chi era ubriaco o drogato.

Onorevole Giovanardi, quando partono i test antidroga anche in Umbria?

«Sicuramente in autunno, sarà il Dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio a mettere in moto il meccanismo per dare attuazione a quello che già avviene in Europa».

Però c’è chi critica l’anticipo della direttiva Europea e l'efficacia dei test antidroga.

«Già adesso chi viene trovato positivo alle sostanze stupefacenti alla guida deve dimostrare che è pulito una volta che gli viene restituita la patente. Si tratta soltanto di fare controlli preventivi. Certo, visto che parliamo di sperimentazione, siamo pronti a suggerimenti e consigli per fare meglio».

Dove volete arrivare con il test antidroga per le patenti?

«Vogliamo semplicemente difendere i nostri giovani dai rischi del consumo di droga. I test preventivi per il rilascio di patenti e patentini, che riguarderanno anche Perugia, avranno anche una funzione più importante: servono per uno screening di massa dei nostri ragazzi rispetto al fenomeno droga».

Sottosegretario Giovanardi, ma in Umbria si faranno anche i controlli anti droga in strada con i medici a fianco di poliziotti e carabinieri?

«Anche quella è una sperimentazione importante. Partiamo venerdì 29 e il progetto è stato avviato nel mese di luglio. Sicuramente se le risposte saranno positive non avremmo alcun problema ad estendere i controlli. Molti dipende anche dalle volontà locali. L’obiettivo del Governo è chiaro...».

Si spieghi?

«Vogliamo che una persona che guida un’automobile non rischi la vita. E che non diventi un killer anche per gli altri automobilisti. Non possiamo dare la patente o il patentino a chi fa uso di sostanze. E chi fa uso di sostanze e viene trovato alla guida di un’auto va fermato».

L’operazione strade sicure non si ferma alla sperimentazione perugina dei test per chi vuol prendere patente e patentino e a quella dei medici in pattuglia con Polstrada e carabinieri per fermare chi guida drogato. Presto i controlli antidroga scatteranno anche sui lavoratori che svolgono mansioni a rischio. Il provvedimento, prima di diventare operativo, verrà discusso da Governo, Regioni e Comuni l’11 settembre dove il Dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio presenterà il protocollo attuativo. Un gruppo di quaranta esperti ha definito quali sono le categorie interessate. In cima alla lista finiscono gli autisti. E verranno controllati i conducenti con la patente c, d e, compresi i tassisti. Il test antidroga verrà esteso anche ai conduttori di bus, tram e metropolitane, ai piloti di aereo.

L’accelerazione impressa dal sottosegretario Giovanardi all’operazione-sicurezza trova le basi nella legge 131 del 2003 che prevede l’accertamento di «assenza di tossicodipendenza » nelle persone dalle quali può dipendere la sicurezza.

«Chi viene trovato positivo- spiega ancora Giovanardi -verrà rimosso dall’incarico, allontanato dalla mansione a rischio, ma non perderà il lavoro».

Il processo avviato dall’ex ministro Livia Turco si chiude nelle prossime settimane (con il via libera al protocollo attuativo) dopo che il 30 ottobre dell’anno scorso c’è stata l’intesa sul tema alla Conferenza unificata tra Stato e Regioni.

IL MESSAGGERO (Umbria) - di LUCA BENEDETTI

 

(torna indietro)  

______________________________________________

 

LA PREVENZIONE PARTA DALLE SCUOLE 

Saga (Polstrada Veneto): «Tutte le azioni deterrenti sono utili, manca l’educazione stradale»

«Stiamo facendo il massimo sforzo per incrementare il numero dei controlli sulle strade». Il comandante compartimentale della Polizia Stradale del Veneto Pietro Luigi Saga è consapevole del maggior numero di incidenti verificatisi negli ultimi tempi, ma è convinto che tutte le azioni intraprese e gli strumenti attivati come deterrenti a comportamenti poco responsabili siano efficaci e utili a migliorare la sicurezza degli automobilisti.

«Stiamo potenziando come possiamo il numero di pattugliamenti sulle strade e autostrade della regione, ma è impensabile poter avere il controllo capillare di tutti i chilometri di nostra competenza. Nei mesi di luglio e agosto, periodo più critico per la circolazione stradale per gli esodi e i trasferimenti verso le località turistiche, abbiamo effettuato molta prevenzione e soprattutto informazione sui pericoli dovuti alla guida in uno stato psico-fisico alterato o in condizioni di eccessiva stanchezza».

L'inasprimento delle sanzioni e l'annuncio da parte del ministero di un aumento dei controlli non sembra però poter porre un freno agli incidenti.

«Noi possiamo sanzionare il conducente quando commette un errore e non rispetta il codice della strada. Il problema è che la gente non lo conosce e non si tiene informato neppure su quali conseguenze, anche penali, incorre quando viola la legge. Solo quando è troppo tardi, quando subisce la confisca del mezzo se ne rende conto. Credo comunque che tra gli strumenti in dotazione alle forze dell'ordine, tra autovelox, tutor, radar, limiti di velocità si possa ottenere un 50 per cento di risultati utili sulla prevenzione, il restante 50 per cento lo fanno le sanzioni».

Partirà a Verona la sperimentazione tra Polstrada e Ulss di posti di blocco nel fine settimana che, con la presenza di unità mobili sanitarie, potranno effettuare test tossicologici in tempo reale sui guidatori per accertare la presenza o meno di sostanze stupefacenti. Cosa ne pensa?

«Un'iniziativa utile, come tutte quelle messe in campo in materia di prevenzione e sicurezza. Già da tempo provvediamo al prelievo di liquido biologico e al suo deposito in ospedale per le analisi. Questo sistema potrà essere più efficace nei tempi di accertamento. Se l'esito degli esami è positivo è previsto il ritiro della patente».

Dal suo osservatorio quali sono le cause più frequenti di incidenti?

«Sicuramente la velocità e le condizioni psico-fisiche non ottimali, quindi l'uso di alcol».

Vietare la somministrazione di alcolici dopo le due di notte può bastare?

«Sull'opportunità o meno non entro perché riguarda la sfera delle valutazioni politiche. Dico solo che ci sono le leggi e vanno rispettate e certi comportamenti sono vietati. Non applicare il codice della strada è da incoscienti».

Oggi però le compagnie di giovani e non solo si organizzano e stabiliscono chi non deve bere per guidare.

«Non si può pensare che la gente vada a cena e non beva un bicchiere di vino. (*) Uno però deve assumersi la responsabilità della sua vita e di quella degli altri. È un obbligo etico e morale».

Aumentano gli incidenti sulle due ruote. Perché?

«La casistica dimostra che succedono a pochi giorni dall'acquisto della moto. Sono mezzi potenzialmente pericolosi, mostri con peso uguale alla potenza. Bisogna saperli guidare».

Se tutti i sistemi di prevenzione sono utili, ma non sembrano far diminuire gli incidenti, cosa può essere fatto ancora?

«Non sta a me trovare soluzioni. Penso però che l'educazione stradale sia fondamentale e debba partire dai più giovani, prima ancora che abbiano la patente. In Europa si fa alle scuole materne. Da noi i ragazzi prendono la patente in due mesi e poi sfrecciano a 180 all'ora. In auto c'è la vita umana in gioco, i giovani ne devono essere consapevoli e soprattutto trovare riscontro e esempio dagli adulti della propria famiglia in primis e dalla società».

IL GAZZETTINO -Federica Broglio

 

(torna indietro)  

______________________________________________

 

DIECI ANNI DI CARCERE AGLI UBRIACHI CHE CAUSANO INCIDENTI MORTALI.

Proposta del deputato del Pdl e vicesindaco di Milano De Corato per fermare gli incidenti:

"Chi guida ubriaco o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti commette un omicidio volontario, non colposo"

"Chi causa incidenti mortali in stato di ebbrezza,di alterazione psicofisica per l'uso di sostanze stupefacenti oppure senza patente commette un omicidio volontario e non solo colposo. Dunque va punito molto più severamente, con almeno dieci anni di reclusione"

Lo dichiara il deputato del Pdl, che è anche vice Sindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Riccardo De Corato. "Il decreto sicurezza - spiega De Corato - è intervenuto con un giro di vite contro gli ubriachi al volante, prevedendo anche il sequestro dei veicoli e innalzando le pene per chi causa incidenti mortali. Ma su questo punto bisogna andare fino in fondo. La proposta di legge, che ho recentemente presentato alla Camera in qualità di deputato del Pdl, prevede infatti delle modifiche all'articolo 585 del codice penale, che consentano di innalzare la pena a chi causa morte per strada guidando ubriaco o sotto l'effetto di droghe o senza patente ad almeno dieci di reclusione".

"A Milano - spiega De Corato - i dati sul consumo di alcol alla guida continuano a essere allarmanti. Su 370 accertamenti della Polizia Municipale eseguiti lo scorso luglio nell'arco della settimana e con intensificazione nei weekend, 79 sono risultati positivi ai test etilometrici, praticamente uno su cinque. Una situazione leggermente migliorata rispetto ai mesi di maggio e giugno (238 positivi su 738, di cui 116 extracomunitari), ma ancora critica. E che invita a prendere decisioni più severe per stroncare un comportamento delinquenziale".

LANAZIONE.IT

 

(torna indietro)  

______________________________________________

 

CARE REGIONI DEL SUD, cogliete questo allarme - Stragi del sabato sera

Nel panorama noto delle stragi del fine settimana c’è una tragica novità. Ed è tutta geografica. Noi dell’Asaps, che da anni analizziamo il fenomeno, ce ne siamo accorti. Gli incidenti più gravi delle notti del sabato sera, quelli col maggior numero di vittime, da diversi mesi avvengono al sud. In particolare in Puglia e Calabria. Un tempo quelle regioni in pratica non erano toccate dal fenomeno. Allora abbiamo cercato di capire perché. La possibile risposta che ci siamo dati è quella di un modello di divertimento esasperato, con la protrazione di orari dei locali in là nella notte, con una maggiore confidenza con l’alcol e le sostanze, arrivato con ritardo anche nelle regioni del sud.

Si devono poi aggiungere altre due importanti considerazioni. Le statali ed ex statali di quelle regioni, in particolare della Puglia, sono spesso disegnate su lunghi rettilinei, scarsamente illuminati, con una segnaletica orizzontale (utile compagna nella notte) assolutamente inadeguata, con micidiali incroci a raso e pochissime rotonde. Insomma un sistema stradale ideale per il verificarsi di incidenti gravi. Inoltre quelle stesse regioni sono state toccate solo scarsamente da importanti iniziative di contrasto come le periodiche campagne “Guido sicuro” e dalla fitta rete di informazione e di controlli antialcol che ha caratterizzato regioni come l’Emilia Romagna, il Veneto, la Toscana.

Insomma mentre al nord lo stragismo del fine settimana ha trovato finalmente argini più alti, fatti di informazione e di sensibilizzazione dei giovani, insieme a più efficaci moduli operativi di contrasto, al sud il fenomeno sta diventando feroce solo da qualche tempo. Non aspettiamo che anche le strade del Salento e della Calabria siano segnate da troppo fitti mazzi di fiori. Interveniamo subito. La medicina c’è: è fatta di informazione, di etilometri e di modelli del divertimento da modificare.

Giordano Biserni - Presidente Asaps

 

 (torna indietro)  

______________________________________________

 

INTERVISTA A CARLO GIOVANARDI

È riuscito a ricostruire in tre mesi il dipartimento della lotta alla droga dopo che Romano Prodi, durante la sua presidenza, l'aveva spazzato via. Ha nominato Giovanni Serpelloni alla guida del dipartimento, ma le idee sono soprattutto sue.

Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con un'importante delega - una delle tre - alla droga, ha appena annunciato la sua proposta. «Una delle iniziative», ci tiene a precisare. La prima: medici e infermieri nelle unità mobili su strada in uno dei posti di blocco organizzati dalle forze dell'ordine per effettuare test tossicologi e scoprire se il guidatore usa droghe (il progetto parte venerdì prossimo in alcune città del nord). La seconda: da giugno, in via sperimentale a Foggia, Verona, Cagliari e Perugia, test anti-droga a chi deve prendere patente e patentino.

Insomma, pugno duro sottosegretario Giovanardi.

«Nessuno può essere contrario ai test, neanche la sinistra. Del resto l'attuale situazione tecnica e organizzativa che consente alle forze dell'ordine di accertare direttamente e agevolmente sulla strada solo la presenza di alcol, attraverso l'uso di alcolimetri omologati, non consente però di determinare "on site" se un guidatore, come quello della disgrazia di Anzio, abbia assunto droghe».

Ma il personale sanitario che effettuerà i test verrà tolto dagli ospedali locali?

«Questo è un progetto-pilota. Certo, se funzionerà bene e vorremo estenderlo su tutto il territorio bisognerà trovare delle soluzioni perché oggi non abbiamo delle strutture adeguate, anzi scarseggiano. Per non parlare del fatto che bisognerà confrontarsi anche con l'Economia. Ma le assicuro che il costo sociale è molto più alto».

Quanti morti?

«Siamo a 250 mila negli ultimi trent'anni».

Il fenomeno droga in Italia è in aumento?

«L'eroina è in calo, ma aumenta l'uso di cocaina. Poi c'è una grande diffusione di cannabinoidi. Insomma, l'allarme continua a suonare forte, ma è bene trattare i dati con guanti».

Prego?

«I tossici sono tanti, ma solo lo 0,1 per cento sono cronici. (*) Ecco, quindi, che il 99,9 per cento delle persone che fa uso di droga non è tossicodipendente. Nelle scuole, per esempio, possiamo dire che c'è un 20 per cento dei ragazzi che fa uso di droga, ma sporadicamente».

Test anti-droga su strada, ed esami specifici per la patente. Poi?

«In autunno toccherà al protocollo d'intesa per le professioni a rischio. Quindi chi fa lavori come il pilota di aerei o guida il bus della scuola deve fare delle analisi e se queste rivelano l'uso di droga, si finisce dietro una scrivania. Vede, il problema della droga è mondiale, per questo si fanno molte iniziative ovunque, dall'Inghilterra alla Francia. In Usa hanno fatto un'importante campagna anti-droga ottenendo ottimi risultati».

Da noi cos'è veramente che non funziona?

«C'è una controinformazione sulla droga. In questo Paese assistiamo a feste, iniziative che favoriscono l'uso della droga».

Tipo?

«I rave party».

Quindi che fa? Li rende illegali?

«Li dobbiamo abolire, vogliamo fare una legge intelligente in materia. E anche posti come gli smart shop vanno chiusi».

È riuscita fuori anche la storia del test anti-droga al Parlamento.

«Certo, e il Parlamento pensi a farla. Io non ho nulla in contrario, è da tempo che dico che ci sono professionisti, imprenditori, artisti e anche politici che si

IL TEMPO - Di Fabio Perugia

 

 (torna indietro)  

______________________________________________

 

 L’INGHILTERRA VIETA L'HAPPY HOUR

Problemi sociali e di ordine pubblico: il governo vieta sconti sull’alcol

LONDRA - L’ora felice in Gran Bretagna comincia di solito tra le 17 e le 18, quando gli uffici iniziano a svuotarsi. E la pinta diventa protagonista assoluta del dopo lavoro british. Ma se l’happy hour all’inizio era solo una trovata di marketing per attirare clienti, dopo qualche anno è diventato il pretesto per vendere alcol in quantità a prezzi stracciati. Aggravando ulteriormente la situazione già allarmante del consumo di alcolici nel Paese.

Così il governo inglese ha deciso di bandire questo rito collettivo che è diventato trendy anche in Italia e nel resto d’Europa.

Secondo le linee guida appena pubblicate dal ministero della Salute ciascun council (municipio) dovrà farsi carico di controllare pub e bar. L’happy hour, che in molti locali si era esteso di parecchie ore, non sarà più tollerato. Banditi anche i bicchieri di vino extralarge, qualsiasi tipo di sconti sugli alcolici e il tentativo di rendere glamour i cocktail con nomi che hanno riferimenti sessuali (Screaming Orgasm, Sex on the beach, per esempio) o alle droghe (Liquid Cocaine). Chiunque infranga le regole perderà la licenza.

La “booze culture”, la cultura della sbornia, è diventata in Inghilterra un problema sociale e di ordine pubblico. L’esplosione della violenza minorile, il dilagare delle gang con coltello e dei regolamenti di conti tra giovanissimi, vengono attribuiti proprio all’alcol. Birra e superalcolici si trovano al supermercato a prezzi stracciati e nonostante la legge lo vieti, vengono venduti anche ai minori.

Il rapporto del ministero calcola che oggi l’alcol è più conveniente del 69% rispetto al 1980. Il risultato è che in Inghilterra dieci milioni di persone bevono più della quantità considerata accettabile, con un costo per il Servizio Sanitario Nazionale di quasi 3 miliardi di sterline all’anno. Per non parlare dei 25 miliardi all’anno spesi per interventi di polizia e bruciati in giornate di lavoro perdute.

La mossa del governo di fatto sancisce il fallimento di dieci anni di autoregolamentazione, fortemente voluta dal Labour. Finora pub, bar e supermercati avevano la facoltà di decidere prezzi e modalità di vendita degli alcolici, con l’unico obbligo di «promuovere una responsabile cultura del bere». Ma il rapporto rivela che almeno il 15% dei locali vende alcol agli under 18 e che la pratica dell’happy hour diventa spesso un happy day, che dura tutto il giorno. Don Shenker, portavoce dell’associazione Alcohol Concern fa notare che «troppi locali pensano solo al business, senza preoccuparsi di altro. La libera vendita è stata un disastro. Abbiamo disperatamente bisogno di una legge uguale per tutti».

«Il governo doveva intervenire prima – rincara il professor Ian Gilmore, presidente di Alcohol Health Alliance – Adesso la situazione è veramente seria».

Se il ministro della Salute Dawn Primarolo non ha apertamente condannato l’autoregolamentazione dei locali pubblici, ha però ammesso: «E’ arrivato il momento di instaurare un più rigido approccio nei confronti dell’industria dell’alcol».

IL MESSAGGERO - di DEBORAH AMERI

 (torna indietro)  

______________________________________________

 

RELAZIONE AL PARLAMENTO su alcol e problemi alcolcorrelati

"Da tempo si vanno diffondendo nel nostro Paese, tramite i contatti sempre più intensi con i Paesi del Nord Europa, soprattutto tra i giovani, nuovi modelli di consumo alcolico che espongono la popolazione a un elevato rischio di patologie e incidenti alcolcorrelati. In particolare stanno assumendo un andamento preoccupante i consumi fuori pasto, i consumi eccessivi e ad alta intensità (binge drinking) e gli episodi di ubriachezza, sopratutto tra i giovani ma per alcuni aspetti anche tra gli anziani, con una crescente partecipazione della popolazione femminile". E' quanto rileva il Ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi presentando la Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati in attuazione dell’art. 8 della Legge 30.3.2001 n. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati” - Anno 2007. 

Il documento, che presenta l’analisi dei dati relativi ai consumi di bevande alcoliche e ai modelli di consumo nonché la fotografia delle attività dei servizi alcologici del SSN insieme con la mappa degli interventi a livello centrale e territoriale di contrasto al fenomeno, è stato trasmesso ai Presidenti di Camera e Senato il 23 dicembre 2008.

 In particolare la Relazione pone particolare attenzione ancora una volta ai modelli a rischio di comportamento della popolazione giovanile dove si rileva:

     * bassa età del primo contatto con le bevande alcoliche (in media 12,2 anni contro i 14,6 della media europea); la più bassa in Europa

    * aumento nel tempo (1998- 2006) dei consumatori tra i giovani di 20-24 anni, con incrementi particolarmente significativi tra le femmine

    * aumento tra il 2005-2006 dei giovani consumatori di 14-17 anni (+0,8%)

    * aumento nel tempo (1993-2006) dei giovanissimi di età compresa tra 14 e 17 anni che consumano alcol fuori pasto (la percentuale risulta praticamente raddoppiata tra il 1994 e il 2006, passando dal 13,4% al 24,2% tra i maschi e dal 8% al 16% tra femmine)

    * aumento tra il 2005 e 2006 dei consumatori di aperitivi alcolici, liquori e superalcolici tra i giovani di 11-24 anni

    * aumento della prevalenza di binge drinkers e di chi si ubriaca tra gli studenti di 15-19 anni, tra i maschi di 14-17 anni (+1,3%) e tra le femmine di 18-24 anni (+0.8%).

Per quanto riguarda i servizi alcologici del SSN (455 servizi distribuiti in 20 Regioni), si osserva un costante aumento (dal 1996) degli alcoldipendenti in trattamento. Nel 2006 sono stati presi in carico più di 61.600 persone, valore in aumento rispetto all’anno precedente (+9,6%). I servizi a più alta utenza (quelli con più di 200 soggetti in carico) rappresentano il 18,5% del totale. Le regioni del nord, in particolare Veneto e Lombardia sono quelle con numero assoluto più elevato di utenti, mentre il valore più basso si registra in Valle D’Aosta.

I nuovi utenti sono più giovani degli utenti già in carico o rientranti. L’utenza femminile è relativamente più anziana di quella maschile, presumibilmente anche per effetto della struttura per età della popolazione generale.

"Negli anni più recenti - afferma il Ministro Sacconi nell'introduzione - questo Ministero, in attuazione della legge 125/2001, ha espresso un notevole impegno per il rafforzamento delle politiche alcologiche, con iniziative programmatiche quali il Piano Nazionale Alcol e Salute e il Programma “Guadagnare Salute”, promuovendo un approccio interistituzionale alla prevenzione sanitaria in adesione ai principi sostenuti dai programmi europei di “Salute in tutte le politiche”. Secondo tale orientamento i programmi sono stati condivisi innanzitutto con le Regioni e le Province Autonome ma anche, a vario titolo e in diverse forme, con altri soggetti, istituzionali e non, di ambito anche diverso da quello strettamente sanitario, che possono svolgere un ruolo strategico importante attuando efficaci interventi. Particolarmente significativo appare in questo senso l’impegno espresso dal Ministero dell’Interno tramite la Polizia stradale per l’incremento del numero dei controlli della guida in stato di ebbrezza, che è praticamente triplicato tra il 2006 e 2007. Anche altri Ministeri e istituzioni, quali ad esempio la Scuola, stanno svolgendo un ruolo importante nella prevenzione e lo stesso mondo della produzione sembra più attento agli aspetti problematici del consumo di alcol e disponibile ad una maggiore collaborazione. Le istituzioni sanitarie regionali sempre più esercitano il loro ruolo di protezione della salute pubblica attraverso lo stimolo e il coordinamento di risorse in ampi settori della società, collaborando con le Forze di Polizia, la Scuola, lo stesso mondo della produzione e distribuzione, l’associazionismo presente nel territorio. Le Regioni, pur con le diversità derivanti dalle specifiche condizioni socioeconomiche e culturali, hanno saputo corrispondere alle esigenze di potenziamento delle politiche alcologiche, rafforzando i servizi territoriali, aumentando il numero degli operatori addetti ed incrementando gli interventi di sensibilizzazione della popolazione. Esse hanno inoltre recentemente costituito un Sottogruppo tecnico di coordinamento per l’alcologia nell’ambito della Commissione Salute degli Assessori regionali alla Sanità, per facilitare l’adozione di comuni linee di intervento nel rispetto degli specifici problemi regionali, dei diversi modelli di consumo e delle tipologie di rischio correlate".

REDAZIONE Ministerosalute.it - 20 gennaio 2009

 (torna indietro)  

______________________________________________

 

 

[Home][Obiettivi][Primi passi][Ricerche][Contatti][Alcologia][FAQ]