l'ho ascoltata in più telegiornali affermare che Lei e i
Suoi colleghi ricercatori avete stabilito che bere fino a un litro di vino al
giorno per l'uomo, mezzo per le donne, ha effetti benefici sul nostro cervello,
diminuendo il rischio di demenza, sia vascolare che di tipo Alzheimer.
La notizia è
stata largamente diffusa dagli organi di informazione, a livello nazionale e a
livello locale. Circa un anno fa la Sua stessa Università aveva resa pubblica
una ricerca secondo cui il vino avrebbe effetti protettivi dal cancro, per
merito di un antiossidante, il resveratrolo, contenuto
nell'uva.
Le potrei elencare una lunghissima lista di documenti
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e di ricerche scientifiche che
affermano che un litro di vino al giorno certamente
aumenta il rischio di contrarre numerose importanti patologie (compresi i problemi
cardiovascolari e numerosi tipi di cancro), per non parlare di incidenti
stradali, domestici, sul lavoro, violenze, eccetera. L'OMS da anni predica che
c'è una proporzionalità diretta tra consumo di alcol pro capite e incidenza di
problemi alcolcorrelati in una determinata
popolazione: per questo motivo sono necessarie politiche tese alla riduzione
dei consumi nella popolazione generale.
Nel marzo 1999 l'Italia ha sottoscritto il documento
Salute 21 dell'OMS, in cui gli stati membri si impegnano a diminuire il consumo
di alcol pro capite, secondo il principio per cui meno
si beve meglio è ("Less is
Better") con l'indicazione di non superare
comunque il consumo annuo di 6 litri di alcol a persona. Di contro il tetto
massimo di un litro di vino al giorno, indicato da
Lei, supponendo che ci si limiti a quello e non si beva per nulla né birra né
superalcolici, significa bere circa 40 litri all'anno di alcol puro, sostanza
riconosciuta come droga, dai dimostrati effetti cancerogeni. Secondo la
letteratura scientifica internazionale, bere un litro di vino al giorno significa ridurre in maniera importante
l'aspettativa di vita, significa, per molti, morire prima di arrivare all'età
in cui si possono sviluppare Alzheimer e demenza
senile.
Così si potrebbe dire che le sigarette fanno bene alla
salute perchè con trenta sigarette al giorno riduco in
maniera importante il mio rischio di morire di vecchiaia. Si fa riferimento a
malattie che si sviluppano negli anziani, e non si avverte che l'alcol è la
prima causa di morte per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni (OMS), che in
Italia ne muore una persona ogni quindici minuti (EURISPES), che è la causa del
46 per cento degli incidenti stradali (Istituto Superiore di Sanità).
Nell'altro tentativo di dimostrare gli effetti
protettivi sulla salute del vino, l'anno scorso, non avevate precisato che
l'effetto antitumorale da resveratrolo (questa sostanza
era stata studiata sulla cellula, non il vino) veniva
inficiato dall'effetto cancerogeno dell'alcol; non solo, non avevate detto che
per arrivare ad assumere una quantità giornaliera "terapeutica" di resveratrolo tramite vino, sarebbe necessario bere una
botte al giorno, morendo così il primo giorno di "cura", da intossicazione
diretta da alcol. Certo così il cancro non verrà. L'Organizzazione
Mondiale della Sanità afferma: "Non c'è una soglia minima al di sotto
della quale puo' essere consumato alcol senza alcun
rischio...è insufficiente e puramente insensato promuovere il concetto del bere
moderato per motivi di salute...la pubblicità data a questo concetto non è il
risultato di una rigorosa ricerca scientifica, ma in larga misura è ispirata da
motivi commerciali" (OMS: Moderate drinking: serious warning by WHO specialists).
Chi, come me, si occupa da anni di trattamento e
prevenzione dei problemi legati al consumo di bevande alcoliche conosce bene le
ricadute devastanti di questi messaggi sulla popolazione, il concetto che
arriva è "il vino fa bene, basta non abusare", solo che
l'"abuso" è sempre quello degli altri. Questo porta ad aumentare i
consumi (che da anni erano in calo) e, di conseguenza, ad aumentare i problemi
(OMS). Qualcuno potrebbe pensare anche che queste ricerche, con le quali l'Università
Cattolica del Sacro Cuore sembra accanirsi nel cercare di dimostrare effetti
positivi del bere, siano state commissionate da
qualcuno che ha interessi economici legati ai consumi. Non voglio credere che
sia così, e mi auguro che ci sia trasparenza su questa materia.
Questo mio scritto, mi creda, non ha niente di personale
verso di Lei che non ho l'onore di conoscere, solo gradirei più prudenza
nell'affrontare un discorso tanto delicato. Le ricordo che, ancora secondo
l'OMS, il maggior numero dei problemi alcolcorrelati
sorgono in associazione a livelli moderati di consumo: come sa, due bicchieri
di vino possono già essere sufficienti per dimezzare i riflessi di chi poi,
magari, si mette alla guida di un'autovettura (tanti non sono arrivati all'età
in cui si rischia la demenza senile proprio per questo...).
Non vorrei che mi credesse un proibizionista, uno ossessionato dall'alcol, magari uno che pensa che tutti
quelli che bevono vino sono alcolisti o sviluppano problemi alcolcorrelati:
naturalmente non è così. Io credo nella libertà di bere delle persone, ma la
libertà è figlia della consapevolezza, e la consapevolezza è figlia di una attenta e corretta informazione. Detto questo,
cordialmente La saluto.
Chissà che non ci si possa risentire l'anno prossimo,
in occasione della presentazione dei risultati della ricerca dell'Università
Cattolica del Sacro Cuore di Roma sull'importanza del vino rosso nel prevenire
la calvizie.
Lettera firmata - Mantova (rintracciata
su Internet. Il nome del Prof. B. non viene pubblicato
per motivi di privacy)