- proprietà psicotrope;
- disponibilità;
- punti di vendita;
- pubblicità diretta ed
indiretta.
B) Insite nel
contesto socio-culturale (AMBIENTE)
- vecchia “cultura del bere” (miti e false
credenze);
- nuova “cultura del bere” (superalcolici
come status symbols);
- malessere sociale.
C) Intrinseche al
soggetto (OSPITE)
- biologico-genetici (familiarità, predisposizione
genetica);
- labilità emotiva
(ansia);
- instabilità dell’umore
(depressione).
Dall’interazione dell’alcol con
uno o più fattori di rischio, appena citati, si innesca il processo di
alcoldipendenza.
Quanto all’etanolo (SOSTANZA), i
rischi sono strettamente correlati alle sue proprietà psicoattive, alla sua illimitata disponibilità e alla
proliferazione incontrollata dei punti di vendita.
Bevande di ogni tipo, a bassa ed
alta gradazione alcolica, si rinvengono anche in luoghi a forte rischio di
incidenti, sovente mortali, quali le stazioni di servizio, specie autostradali,
ed in alcuni ambienti di lavoro. Ed infine, ma non meno importante, è da
considerare il ruolo della pubblicità, spesso capziosa ed ingannevole, che
asseconda una filosofia consumistica tra le più irrazionali e che può
rappresentare un incentivo ad un uso improprio e scorretto
dell’alcol.
Quanto al contesto socio-culturale
(AMBIENTE), se per le vecchie generazioni è valsa una cultura del bere pregna di
miti e false credenze, per le nuove, specie per le attuali (adolescenti e
giovani d’ambo i sessi), lo stile del bere è tra i più distorti e preoccupanti.
Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, sono quasi un milione
i ragazzi al di sotto dei 16 anni che bevono regolarmente, e che si va sempre
più affermando, tra i ragazzi e gli adolescenti, il fenomeno del “binge drinking” o sballo,
importato dal Regno Unito e dai Paesi Scandinavi.
Altro fattore predisponente
all’uso di qualsiasi tipo di droga, specie da parte dei giovani, è rappresentato
dal malessere sociale. Nelle cosiddette “società avanzate”, alla crescita del
benessere materiale degli ultimi venti-trenta anni, ha corrisposto un crescente
e preoccupante malessere sociale, riconducibile all’emergere e al consolidarsi
di fenomeni negativi: l’esasperata competitività, l’accesa conflittualità, il
consumismo, la violenza diffusa, la disoccupazione costituiscono una miscela di
disvalori ad alto potenziale ansiogeno, di cui più facili vittime sono i
giovani, culturalmente ed emotivamente meno
attrezzati.
In questi nuovi scenari sociali,
l’etanolo ed altri tipi di droga sono diventati sempre più il rifugio degli
emarginati, dei disoccupati, degli insicuri, dei frustrati, degli
introversi.
Quanto ai fattori intrinseci al
soggetto (OSPITE), gli studi sull’adozione e sui gemelli fanno ritenere che
almeno una parte della vulnerabilità nei confronti dell’etilismo sia
geneticamente predeterminata. Infatti i figli degli
alcolisti, adottati da famiglie non alcoliche e quindi sottratti al
condizionamento dell’ambiente familiare d’origine, sono molto più inclini
all’alcoldipendenza dei discendenti di famiglie immuni da tare
alcoliche.
Grazie alle sue proprietà psicoattive (euforizzante, psicorilassante, disinibente), l’alcol si ritrova spesso
associato a disturbi dell’affettività e dell’emotività. Tra i primi va segnalata
la depressione, sia nella forma maggiore (endogena o eredo-costituzionale), sia nelle forme minori, quale ad
esempio la depressione reattiva o esistenziale, riconducibile alla perdita di
uno o più beni affettivamente rilevanti.
All’alcol, sempre a scopo autoterapeutico, ricorrono anche i sofferenti delle varie
forme di ansia patologica (attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi, sociopatie,
ecc.). Occorre sottolineare che l’ansia e la depressione sono gli eventi predisponenti che più frequentemente si rinvengono
nell’alcolismo femminile.
Purtroppo l’autoterapia con l’alcol, nel tempo e quasi costantemente, si
traduce in una vera e propria dipendenza, aggravando sia l’ansia che la
depressione.
Moventi depressogeni inducono all’abuso alcolico anche gli ultrasessantacinquenni d’ambo i sessi, immuni prima dei 65
anni da problemi alcol-correlati, come risulta anche dalla
nostra ventennale esperienza. Trattasi del cosiddetto alcolismo senile o
geriatrico, tra i cui moventi va annoverato anzitutto
il pensionamento, per alcuni svantaggi che esso non infrequentemente comporta.
Il distacco dal mondo del lavoro si accompagna, oltre che ad una riduzione del
reddito, alla perdita di un ruolo sociale più o meno gratificante e di uno
spazio di socializzazione. Allo stress psicologico del pensionamento non di rado
si aggiunge quello della vedovanza, che aggrava la condizione di solitudine,
tipico fenomeno dell’età geriatrica dei cosiddetti
Paesi avanzati.
Concludendo, l’abuso alcolico di per sé, al di fuori di qualsiasi altro movente o
condizionamento, può tradursi nel tempo in una vera e propria condizione di
alcoldipendenza.