FATTORI DI RISCHIO DELL’ABUSO ALCOLICO

 

Si possono individuare importanti categorie di fattori di rischio nei confronti di un bere problematico. Tra esse meritano di essere ricordate:

 

A) Inerenti all’etanolo (SOSTANZA)

  1. proprietà psicotrope;
  2. disponibilità;
  3. punti di vendita;
  4. pubblicità diretta ed indiretta.

 

B) Insite nel contesto socio-culturale (AMBIENTE)

  1. vecchia “cultura del bere” (miti e false credenze);
  2. nuova “cultura del bere” (superalcolici come status symbols);
  3. malessere sociale.

 

C) Intrinseche al soggetto (OSPITE)

  1. biologico-genetici (familiarità, predisposizione genetica);
  2. labilità emotiva (ansia);
  3. instabilità dell’umore (depressione).

 

Dall’interazione dell’alcol con uno o più fattori di rischio, appena citati, si innesca il processo di alcoldipendenza.

Quanto all’etanolo (SOSTANZA), i rischi sono strettamente correlati alle sue proprietà psicoattive, alla sua illimitata disponibilità e alla proliferazione incontrollata dei punti di vendita.

Bevande di ogni tipo, a bassa ed alta gradazione alcolica, si rinvengono anche in luoghi a forte rischio di incidenti, sovente mortali, quali le stazioni di servizio, specie autostradali, ed in alcuni ambienti di lavoro. Ed infine, ma non meno importante, è da considerare il ruolo della pubblicità, spesso capziosa ed ingannevole, che asseconda una filosofia consumistica tra le più irrazionali e che può rappresentare un incentivo ad un uso improprio e scorretto dell’alcol.

Quanto al contesto socio-culturale (AMBIENTE), se per le vecchie generazioni è valsa una cultura del bere pregna di miti e false credenze, per le nuove, specie per le attuali (adolescenti e giovani d’ambo i sessi), lo stile del bere è tra i più distorti e preoccupanti. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, sono quasi un milione i ragazzi al di sotto dei 16 anni che bevono regolarmente, e che si va sempre più affermando, tra i ragazzi e gli adolescenti, il fenomeno del “binge drinking” o sballo, importato dal Regno Unito e dai Paesi Scandinavi.

Altro fattore predisponente all’uso di qualsiasi tipo di droga, specie da parte dei giovani, è rappresentato dal malessere sociale. Nelle cosiddette “società avanzate”, alla crescita del benessere materiale degli ultimi venti-trenta anni, ha corrisposto un crescente e preoccupante malessere sociale, riconducibile all’emergere e al consolidarsi di fenomeni negativi: l’esasperata competitività, l’accesa conflittualità, il consumismo, la violenza diffusa, la disoccupazione costituiscono una miscela di disvalori ad alto potenziale ansiogeno, di cui più facili vittime sono i giovani, culturalmente ed emotivamente meno attrezzati.

In questi nuovi scenari sociali, l’etanolo ed altri tipi di droga sono diventati sempre più il rifugio degli emarginati, dei disoccupati, degli insicuri, dei frustrati, degli introversi.

Quanto ai fattori intrinseci al soggetto (OSPITE), gli studi sull’adozione e sui gemelli fanno ritenere che almeno una parte della vulnerabilità nei confronti dell’etilismo sia geneticamente predeterminata. Infatti i figli degli alcolisti, adottati da famiglie non alcoliche e quindi sottratti al condizionamento dell’ambiente familiare d’origine, sono molto più inclini all’alcoldipendenza dei discendenti di famiglie immuni da tare alcoliche.

Grazie alle sue proprietà psicoattive (euforizzante, psicorilassante, disinibente), l’alcol si ritrova spesso associato a disturbi dell’affettività e dell’emotività. Tra i primi va segnalata la depressione, sia nella forma maggiore (endogena o eredo-costituzionale), sia nelle forme minori, quale ad esempio la depressione reattiva o esistenziale, riconducibile alla perdita di uno o più beni affettivamente rilevanti.

All’alcol, sempre a scopo autoterapeutico, ricorrono anche i sofferenti delle varie forme di ansia patologica (attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi, sociopatie, ecc.). Occorre sottolineare che l’ansia e la depressione sono gli eventi predisponenti che più frequentemente si rinvengono nell’alcolismo femminile.

Purtroppo l’autoterapia con l’alcol, nel tempo e quasi costantemente, si traduce in una vera e propria dipendenza, aggravando sia l’ansia che la depressione.

Moventi depressogeni inducono all’abuso alcolico anche gli ultrasessantacinquenni d’ambo i sessi, immuni prima dei 65 anni da problemi alcol-correlati, come risulta anche dalla nostra ventennale esperienza. Trattasi del cosiddetto alcolismo senile o geriatrico, tra i cui moventi va annoverato anzitutto il pensionamento, per alcuni svantaggi che esso non infrequentemente comporta. Il distacco dal mondo del lavoro si accompagna, oltre che ad una riduzione del reddito, alla perdita di un ruolo sociale più o meno gratificante e di uno spazio di socializzazione. Allo stress psicologico del pensionamento non di rado si aggiunge quello della vedovanza, che aggrava la condizione di solitudine, tipico fenomeno dell’età geriatrica dei cosiddetti Paesi avanzati.

Concludendo, l’abuso alcolico di per sé, al di fuori di qualsiasi altro movente o condizionamento, può tradursi nel tempo in una vera e propria condizione di alcoldipendenza.