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Il bere al femminile presenta caratteristiche decisamente
diverse rispetto ai modelli maschili. L’uomo subisce maggiormente il richiamo degli stereotipi socio – culturali; nella femmina, invece,
prevalgono di gran lunga i fattori psicologici.
L’incidenza delle donne alcoliste, poco significativa fino
ad alcuni decenni or sono, sta assumendo connotati decisamente preoccupanti,
soprattutto nelle cosiddette Società avanzate. In Italia le statistiche
riferiscono di un rapporto molto vicino a 2:1 tra maschi e femmine, mentre
negli Stati Uniti, dove la parità di ruoli e di responsabilità è più accettata
culturalmente, il rapporto tende ad avvicinarsi al perfetto equilibrio.
Spesso entrano in gioco situazioni di
eccessiva routine svolte inutilmente e senza riconoscimento, i figli
sono grandi e si allontanano, il marito si interessa poco, la donna è meno
oggetto di attrazione sessuale e non è più impegnata a costruire la famiglia.
Alcuni pensano che la casalinga sia la professione che maggiormente influisce
sull'alcolismo, soprattutto quando questa condizione
lavorativa è imposta da motivi familiari o economici.
Elevato è il numero delle alcoliste fra le pensionate. Le
donne etiliste sono numericamente più numerose tra le sposate,
proprio a causa delle incomprensioni con il coniuge.
Anche la vedovanza è un fattore predisponente. Sembra che il
luogo di appartenenza, la città piuttosto che la campagna, non influisca sulla
scelta del bere; invece il senso di solitudine e di abbandono, vissuto per
esempio dalle immigrate, sembra influire molto.
Alcuni sostengono che le donne bevono perché si sentono poco
femminili e che alla base dell'alcolismo ci siano l'incapacità di realizzare in
pieno una sessualità serena e appagante e il fallimento del ruolo di moglie e
di madre. L'alcol, quindi, placherebbe l'ansia causata da questi conflitti.
La natura della donna alcolista è conflittuale, nevrotica,
con scarsa autostima: molte incominciano a bere eccessivamente spinte da forti
impulsi di autodistruzione. Altro fattore non trascurabile per l'alcolismo è
quello fisiologico, determinato dalla maggiore vulnerabilità e dalle variazioni
ormonali che la donna vive in modo ciclico.
In fase premestruale e mestruale, parallelamente alle
variazioni di estrogeni, la donna è particolarmente attratta dall'alcol, perché
questo allevia i dolori, sia per la sua azione antalgica sia per l'inibizione
dell'ossitocina, ormone responsabile delle contrazioni uterine; inoltre l'alcol
diminuisce la sensazione di gonfiore e di ritenzione idrica e attenua, in modo provvisorio ma efficace, la depressione che spesso
accompagna questo momento.
Le donne che usano anticoncezionali estroprogestinici hanno
un consumo di alcol significativamente minore rispetto alle altre, di
conseguenza a questo tali preparati vengono utilizzati
per diminuire la voglia di bere nelle donne in trattamento.
La donna madre e lavoratrice è sottoposta a elevati carichi di
lavoro e di fatica e ad esigenze in contrasto con quelle classiche del ruolo
femminile; mentre la donna che, per scelte di carriera professionale, ha
procrastinato il matrimonio e la maternità avverte, a un certo punto, un senso
di inadeguatezza, sotto la pressioni di stereotipi
sociali tuttora molto forti. Sono situazioni che creano conflitto, frustrazioni,
e che, a lungo andare, influiscono sull'uso di alcol.
Anche la casalinga intorno ai 30/40 anni, spesso
insoddisfatta del proprio ruolo, cerca un’alternativa di maggiore interesse al
di fuori del nucleo familiare, all'interno del quale vive una condizione di
frustrazione che la espone ad un alto rischio per l'alcolismo.
Le donne che hanno avuto parenti etilisti, specialmente il
padre, o che sposano persone dedite all'etilismo, spesso arrivano all'abuso
attraverso elaborazioni del loro ruolo e della figura del marito, adottando comportamenti
mirati a trasmettere messaggi di ribellione, o a ricercare una compensazione
per antiche carenze e rigori eccessivi vissuti nell'infanzia.
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