DELIRIUM TREMENS

 

Il complesso clinico-sintomatologico che prende il nome di Delirium tremens (DT) costituisce senza dubbio la più grave delle manifestazioni alcol-astinenziali. E’ caratterizzato da turbe psichiche e fisiche che possono evolvere fin verso la morte in pazienti compromessi.

Noto fin dai tempi antichi, è stato descritto dallo stesso Ippocrate, quando avvertiva che una persona ancor giovane, dedita al bere, qualora presenti tremori alle mani, può essere assalita da deliri o convulsioni. Nel XVII secolo, presso i medici di cultura anglosassone, veniva definito “agitazione forsennata”.

Il Delirium tremens può a buon conto essere definito come uno degli stati morbosi più drammatici di tutta la patologia medica.

In letteratura ne troviamo una famosissima descrizione nelle pagine di E. A. Poe (Il Pozzo e il Pendolo) quando riporta una sua personale, tragica, esperienza.

“... Vidi le labbra dei giudici vestiti di nero, bianche più bianche del foglio sul quale traccio queste parole; sottili fino al grottesco… Vidi anche, per alcuni deliranti attimi di orrore, la molle e quasi impercettibile ondulazione dei drappi neri che ricoprivano le pareti della sala, e i sette grandi candelabri posati sul tavolo. Dapprima questi mi apparvero come snelli angeli bianchi, e poi come spettri dalla testa di fiamma... Per incanto le figure dei giudici scomparvero e i candelabri si disfecero nel nulla ... L'intera superficie della prigione metallica era imbrattata di figure di demoni in atteggiamento minaccioso, di forme scheletriche e di altre immagini spaventose... una brigata di topi... eccitati, arditi, affamati, con gli occhi iniettati di sangue, che si attaccavano al legno (del tavolo della tortura), lo scalavano e, a centinaia, saltavano sul mio corpo... si spingevano, s'ammonticchiavano continuamente su di me. Le loro labbra gelide cercavano le mie; ero mezzo soffocato dalla loro pressione... un ribrezzo senza nome mi sollevava il petto e mi ghiacciava il cuore di un gelo pesante”.

 

Generalmente il DTcompare in soggetti con una lunga storia di abuso alcolico e può rappresentare l'evoluzione a breve distanza (di solito dopo circa 48 ore dall'ultima assunzione di alcolici) dell'astinenza non complicata (minore) o di una crisi convulsiva. L'esordio spesso è brusco, successivo ad una causa scatenante aspecifica come un trauma, un intervento chirurgico o una malattia infettiva. Il dato che più colpisce l'osservatore è la confusione ed il disorientamento mentale e l'angoscia che ne consegue. Non tanto perché il paziente vive con terrore l'alterazione del proprio sensorio come nelle allucinazioni, ma perché effettivamente è convinto della veridicità di ciò che gli sta succedendo (delirio).

Le turbe psichiche (confusione e disorientamento spazio/temporale) si accompagnano a disturbi del sensorio, caratterizzati per lo più da allucinazioni miste (sia visive che uditive) quasi regolarmente a contenuto minaccioso o terrificante e/o da false interpretazioni. Patognomoniche sono le microzoopsie, cioè la visione di animali di piccole dimensioni come topi, rospi, insetti, vermi, ecc... Non manca anche l’allucinazione tattile, cioè la sensazione precisa di venire toccati, morsi, sfiorati dagli stessi, e olfattiva, evenienza che viene ancor più accentuando ancor di più la penosità dell'esperienza.

Occorre ancora una volta sottolineare che il soggetto delira, cioè non presenta un’autocritica consapevole che ponga un ragionevole dubbio alla percezione poli-sensoriale alterata.

E' per questo che chi ne è affetto presenta un comportamento adeguato al contenuto allucinatorio. Gli ammalati di delirio alcolico non credono soltanto di vedere, di udire, di sentire, ma vedono, odono e sentono realmente, per cui la loro attenzione è magnetizzata dal vissuto. Il pensiero è frantumato, il discorso è incoerente e contraddittorio. Anche la memoria è alterata e può esserlo anche dopo l'episodio di DT. I comportamenti che il soggetto assume sono consequenziali, per cui può adottare strategie di fuga dal contesto, con conseguenze spesso drammatiche (si provi ad immaginare di essere convinti di trovarsi nel bel mezzo di un incendio od essere assaliti da aggressori armati, ecc...).

L'ipervigilanza può alternarsi ad un sonno prolungato, lo stato di tensione può esitare in un inaspettato rilassamento muscolare, vi può essere atassia, disartria, presenza di riflessi patologici, che stanno ad indicare una severa compromissione cerebrale. Può adottare stereotipi professionali, come se stesse eseguendo, ad esempio, le consuete azioni dettate dal lavoro che esercita.

Quando le percezioni deliranti sono particolarmente intense ed allarmanti, occorre che chi l’assiste preveda anche la possibilità di atti violenti che il malato può esercitare contro la propria persona, che non sono altro che la conseguenza di tentativi di protezione contro minacce ritenute reali. 

A tale sindrome neuropsichica, si associano regolarmente, nel DT conclamato, sintomi somatici quali febbre, abbondante sudorazione, vomito, diarrea, che possono indurre una severa disidratazione. Saranno presenti tachicardia, tachipnea (respiro frequente e superficiale), alcalosi respiratoria, contrazione della diuresi, midriasi, sbalzi pressori, alterazione della concentrazione degli elettroliti plasmatici, ecc…

Tali complicanze fisiche, associate al quadro precedentemente descritto, danno ragione della gravità del DT. Non è infrequente l'evoluzione mortale, che intercorre per lo più a seguito di complicazioni a livello respiratorio (polmoniti), neurologico (ematomi e lesioni cerebrali), aritmie cardiache, insufficienza epatica.

Per quanto riguarda la nostra esperienza, i casi di DT conclamato, che non vanno assolutamente confusi con i frequenti episodi onirico-confusionali od eccitatori semplici, hanno una frequenza nettamente inferiore rispetto alla casistica registrata fino ad alcuni decenni fa. Gli studiosi sono orientati a ritenere che questo confortante andamento sia dovuto al fatto che gli alcolisti non presentano più i gravi segni di defedamento e di denutrizione tipici del passato. Migliore assistenza e capacità d’intervento, vigilanza, prese in carico solerti, misure di accompagnamento e di reale e concreta assistenza sono tutti determinanti che stanno concorrendo alla progressiva riduzione dell’incidenza di tale, gravissima, sindrome morbosa.