Generalmente il DTcompare
in soggetti con
una lunga storia di abuso alcolico e può rappresentare l'evoluzione a breve
distanza (di solito dopo circa 48 ore dall'ultima assunzione
di alcolici) dell'astinenza non complicata (minore) o di una crisi convulsiva.
L'esordio spesso è brusco, successivo ad una causa scatenante aspecifica come
un trauma, un intervento chirurgico o una malattia infettiva. Il dato che più
colpisce l'osservatore è la confusione ed il disorientamento mentale e
l'angoscia che ne consegue. Non tanto perché il paziente vive con terrore
l'alterazione del proprio sensorio come nelle allucinazioni, ma perché
effettivamente è convinto della veridicità di ciò che gli sta succedendo (delirio).
Le turbe psichiche (confusione e disorientamento
spazio/temporale) si accompagnano a
disturbi del sensorio, caratterizzati per lo più da allucinazioni miste (sia
visive che uditive) quasi regolarmente a contenuto minaccioso o terrificante
e/o da false interpretazioni. Patognomoniche sono le microzoopsie, cioè la
visione di animali di piccole dimensioni come topi, rospi, insetti, vermi,
ecc... Non manca anche l’allucinazione tattile, cioè la sensazione precisa di
venire toccati, morsi, sfiorati dagli stessi, e olfattiva,
evenienza che viene ancor più accentuando ancor di più la penosità
dell'esperienza.
Occorre ancora una volta sottolineare che il soggetto
delira, cioè non presenta un’autocritica consapevole che ponga
un ragionevole dubbio alla percezione poli-sensoriale alterata.
E' per questo che chi ne è affetto presenta un
comportamento adeguato al contenuto allucinatorio. Gli ammalati di delirio
alcolico non credono soltanto di vedere, di udire, di sentire, ma vedono, odono
e sentono realmente, per cui la loro attenzione è magnetizzata dal vissuto. Il pensiero è frantumato, il
discorso è incoerente e contraddittorio. Anche la memoria è alterata e può
esserlo anche dopo l'episodio di DT. I comportamenti che il soggetto assume
sono consequenziali, per cui può adottare strategie di
fuga dal contesto, con conseguenze spesso drammatiche (si provi ad immaginare
di essere convinti di trovarsi nel bel mezzo di un incendio od essere assaliti da
aggressori armati, ecc...).
L'ipervigilanza può alternarsi ad un sonno prolungato, lo
stato di tensione può esitare in un inaspettato rilassamento muscolare, vi può
essere atassia, disartria, presenza di riflessi
patologici, che stanno ad indicare una severa compromissione cerebrale. Può
adottare stereotipi professionali, come se stesse eseguendo, ad esempio, le
consuete azioni dettate dal lavoro che esercita.
Quando le percezioni deliranti sono particolarmente
intense ed allarmanti, occorre che chi l’assiste preveda anche la possibilità
di atti violenti che il malato può esercitare contro la propria persona, che
non sono altro che la conseguenza di tentativi di protezione contro minacce
ritenute reali.
A tale sindrome neuropsichica, si associano regolarmente,
nel DT conclamato, sintomi somatici quali febbre, abbondante sudorazione,
vomito, diarrea, che possono indurre una severa disidratazione. Saranno
presenti tachicardia, tachipnea (respiro frequente e superficiale), alcalosi
respiratoria, contrazione della diuresi, midriasi, sbalzi pressori, alterazione
della concentrazione degli elettroliti plasmatici, ecc…
Tali complicanze fisiche, associate al quadro
precedentemente descritto, danno ragione della gravità del DT. Non è infrequente
l'evoluzione mortale, che intercorre per lo più a seguito di complicazioni a
livello respiratorio (polmoniti), neurologico (ematomi e lesioni cerebrali),
aritmie cardiache, insufficienza epatica.
Per quanto riguarda la nostra esperienza, i casi di DT
conclamato, che non vanno assolutamente confusi con i
frequenti episodi onirico-confusionali od
eccitatori semplici, hanno una frequenza nettamente inferiore rispetto alla
casistica registrata fino ad alcuni decenni fa. Gli studiosi sono orientati a
ritenere che questo confortante andamento sia dovuto
al fatto che gli alcolisti non presentano più i gravi segni di defedamento e di denutrizione tipici del passato. Migliore
assistenza e capacità d’intervento, vigilanza, prese in carico solerti, misure
di accompagnamento e di reale e concreta assistenza sono tutti determinanti che
stanno concorrendo alla progressiva riduzione dell’incidenza di tale,
gravissima, sindrome morbosa.