Il primo abuso,
secondo la ricerca Eurispes, avviene intorno ai 15
anni (1,9%) , mentre il 17% lo fa tra i 15 ed i 20 e
quasi il 50% tra i 21 ed i 30 anni. Il 10,4% tra i 41 i 50 anni e solo il 2,2%
intorno ai 60 anni.
Il 57,4% del
campione era con amici, il 26,3% da solo, l’8,9% con familiari: l’assunzione di
dosi eccessive di alcol quindi si riscontra più spesso al di fuori del contesto
parentale. Sovente, infatti, si raggiunge per la prima
volta uno stato di ebbrezza alcolica nell’adolescenza, in compagnia dei propri
coetanei o, in altri casi, sperimentando in solitudine il gusto del proibito.
Ci si accosta
all’alcol perché si hanno difficoltà ad instaurare rapporti con gli altri,
soprattutto nel caso delle donne, che fanno riferimento in principal
modo a problemi con il partner o con i propri familiari, mentre gli uomini
sembrano più preoccupati dell’approccio con l’altro sesso, anche se ricoprono un peso non trascurabile pure amici e colleghi.
Le persone che
abusano delle sostanze alcoliche per "cercare di stare meglio con gli
altri" sono il 31,8%: questo dato rimanda al luogo comune che identifica
l’assunzione di alcol come un fattore di potenziamento della socializzazione.
Alle capacità vere o presunte di questa sostanza fanno riferimento anche le
risposte che individuano le cause dell’eccesso alcolico nel tentativo di vivere
in uno stato di relax, di maggiore benessere (13%) o nella ricerca di un
momento creativo, che allontani dalla noia e dalla monotonia della vita
quotidiana (4,1%).
D’altro canto,
l’alcol può configurarsi pure come conforto e come fuga dalle difficoltà delle vita, che l’individuo non ritiene di
poter affrontare da solo: il 21,5% ha bevuto in modo smisurato perché si
sentiva poco amato o poco compreso, il 17,4 % perché stava cercando di
affrontare una situazione complicata ed il 5,9% per sopportare il peso di una
delusione. Ne nasce una sorta di circolo vizioso, per cui
la stessa sostanza che, nelle intenzioni di chi vi si accosta, dovrebbe aiutare
a risolvere i propri problemi, diventa essa stessa fonte di nuove e più gravi
difficoltà.
Lo stato d’animo che
accompagna nel pericoloso cammino verso la dipendenza alcolica varia da
soggetto a soggetto; alcuni, forse i più giovani, sembrano aver cominciato ad
abusare delle sostanze alcoliche quasi per gioco, senza valutare i rischi a cui andavano incontro (un 28,9% del campione descrive uno
stato di euforia ed un altro 14,1% parla di felicità). Altri si accostano al
bicchiere per motivazioni diametralmente opposte: per depressione (12,6%) o per
solitudine (11,1%), come accade soprattutto a casalinghe, sole (separate,
vedove o divorziate), depresse e perciò facilmente inclini a cedere, nella
solitudine delle mura domestiche, al richiamo consolatorio dell’alcol.
L’esperienza della
alcoldipendenza, però, nella quasi totalità dei casi (il 74,4%) ha lasciato
ferite profonde, annientando la vita sociale ed affettiva: l’alcol infatti, oltre a provocare gravi danni alla salute, opera
modificazioni sostanziali nei comportamenti e, più in profondità, nella stessa
identità di coloro che finiscono col diventarne vittime, finendo col creare una
condizione di forte isolamento, imposto dall’esterno (come accade soprattutto
per gli uomini) o volontario (modalità più tipicamente femminile).
In alcuni casi
l’abuso di tale sostanza può spingere verso comportamenti aggressivi, divenendo
origine di violenze familiari, atti di vandalismo, reati di ordine pubblico ed
aggressioni dalle conseguenze talvolta mortali, con costi socioeconomici
altissimi (il 7% del campione ha avuto esperienza di carcere). Per quanto
riguarda la concezione dell’alcol, circa l’86% del campione lo identifica con
una malattia, mentre l’86,7% lo paragona ad una droga.
L’immagine
dell’alcol e dell’alcolismo che emerge dalla ricerca dell’Eurispes,
quindi, contrasta con quello che la società "sana" ci mostra ogni
giorno. Non si ha infatti una sensazione di timore, o
comunque difficilmente ci si ferma a guardare una bottiglia di alcol con occhi
critici. La pubblicità ci insegna soltanto che la bottiglia rende più forti,
che si beve in occasioni di festa, in compagnia di amici e parenti, mentre
questi sono solo alcuni degli aspetti da tenere in considerazione. Non viene mostrato, infatti, il pericolo connesso agli eccessi
alcolici, assai spesso sperimentati con grande incoscienza.
Sovente il primo
abuso non rimane un caso isolato, poiché alla prima segue una seconda volta,
poi una terza, e di qui in una spirale perversa che porta l’individuo a perdere
totalmente il controllo, come accade anche con le altre sostanze psicoattive; il dato più grave risulta essere la difficoltà
ad ammettere la propria dipendenza. Il 31,9% del campione, interamente
costituito da alcolisti in recupero, risponde infatti
di essersi accorto di essere diventato dipendente dall’alcol dopo oltre un anno
dal primo abuso, mentre il 59,3% ha raggiunto questa consapevolezza solo dopo
molti anni.
Probabilmente è
anche per questo che, quando è stato chiesto di dare un consiglio, queste
persone hanno fatto spesso riferimento alla necessità impellente di smettere
"subito", prima che sia troppo tardi.
Alla base del
fenomeno, probabilmente, sta anche un atteggiamento genericamente più
tollerante nei confronti dell’alcol che verso le altre sostanze psicotrope: un
abuso alcolico è sicuramente considerato, almeno nella nostra cultura, più
"normale" e meno pericoloso rispetto all’assunzione di altre droghe,
e non è immediatamente etichettato come un comportamento deviante. Diventa
allora più difficile intervenire fin dall’insorgere del problema, cosicché
l’alcolismo continua a restare un problema fondamentalmente sommerso.