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MILANO. UN AUTOMOBILISTA
SU TRE GUIDA IN STATO DI EBBREZZA.
Un automobilista su tre
e' risultato positivo al test dell'etilometro nei controlli effettuati negli
ultimi due mesi a Milano. E' il dato evidenziato dall'assessore alla Salute del
Comune, Giampaolo Landi di Chiavenna, alla presentazione della campagna di
sensibilizzazione estiva contro l'abuso di alcol e droga. Un'iniziativa che,
dal 25 luglio a metà settembre, metterà in guardia, tramite cartellonistica e
messaggi audio e video, gli automobilisti dal rischio di mettersi al volante
sotto l'effetto di alcolici o di sostanze stupefacenti.
Promossa da Palazzo
Marino, la campagna si sposterà da Milano ai lidi della Riviera Adriatica, fino
alle coste del Salento, grazie alla sinergia con la Provincia di Lecce e le
associazioni delle discoteche
ADUC DROGHE
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ARRIVA L’ETILOMETRO
PORTACHIAVI
In vendita da oggi a
Festinvalle, allo stand della Croce Rossa
Un etilometro (misuratore
di alcol nel sangue) a forma di portachiavi, quindi portatile e utilizzabile
con estrema facilità: sarà messo in vendita da oggi a domenica, allo stand
della Croce Rossa di San Pellegrino, allestito a Piazza Brembana nell'ambito di
Festinvalle. La proposta arriva dalla responsabile del settore sociale della
Cri di San Pellegrino.
«Si chiama minibrillo ed
è della ditta Zetalab – spiega Moira Bonzi, 27 anni, di San Giovanni Bianco –.
È un etilometro realizzato a mo' di portachiavi con piccolo semaforo: la
persona soffia nella feritoia dello strumento. Se si accende la luce verde
significa che la quantità di alcol presente è bassa o inesistente e quindi ci
si può mettere al volante dell'auto o della moto, la luce gialla indica una
presenza di circa 0,25 grammi al litro, mentre se si accende il rosso significa
che l'alcol ingerito è oltre gli 0,5 grammi al litro, ovvero una quantità
superiore al limite consentito dalla legge. Abbiamo ritenuto possa essere un
servizio sociale di grande utilità, per questo ci limitiamo a venderlo allo
stesso prezzo di acquisto, dieci euro, cifra che non abbiamo voluto ritoccare
per incentivare i giovani a comprarlo. (*) Se l'iniziativa funzionerà siamo
pronti ad acquistarne altri» (per informazioni telefonare allo 0345.21666 il
lunedì sera).
L'etilometro a forma di
portachiavi sarà, quindi, una delle novità presenti a Festinvalle che apre i
battenti da stamattina. Tra le numerose proposte offerte al pubblico, la Provincia metterà a
disposizione uno stand a riproduzione di un tipico alpeggio bergamasco, allo
scopo di avvicinare il pubblico all'ambiente montano e alle sue
caratteristiche.
«Nello stand, i
visitatori, soprattutto i più piccoli – illustra la referente delle Fattorie
didattiche della Provincia, Stefania Pendezza –, saranno invitati da operatori
specializzati a dedicarsi alle attività tipiche dell'ambiente montano e a
realizzare semplici manufatti con materiale povero. Infine, attraverso giochi
didattici come la
Agritombola, potranno scoprire in modo divertente le risorse
del mondo rurale».
Gli ospiti, inoltre,
potranno visionare le pubblicazioni edite dalla Provincia in materia di mondo
rurale e di cultura agricola.
L’ECO DI BERGAMO - Vi.
B.
(*) Nota: gli etilometri
elettronici per uso personale non sono molto affidabili. Meglio quelli monouso
che si basano su una reazione chimica. Meglio
ancora cercare di trasmettere il concetto “o si beve o si guida”.
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PREFETTURA
E FEDERFARMA
Kit
gratuiti per controllare l'alcol dal primo agosto in farmacia
Aumenta
l'uso di alcolici, soprattutto tra i giovani. Sono 444 le patenti ritirate per
guida in stato d’ebbrezza nella provincia durante il primo semestre dell’anno
in corso. Il dato registra un lieve aumento rispetto al 2007
Ascoli, 26 luglio 2008 - Sono 444 le patenti ritirate per guida
in stato d’ebbrezza nella provincia durante il primo semestre dell’anno in
corso. Il dato registra un lieve aumento rispetto al 2007, (da gennaio a giugno
sono state sospese 411 patenti), proporzionale, tuttavia, all’aumento dei
controlli delle forze dell’ordine nei primi sei mesi del 2008 che, dai 21.568
dell’anno precedente, raggiungono i 23.877. Calcolando
su base annua nel 2006, su 32.034 controlli e 2.080 ritiri totali, sono stati
799 i provvedimenti sospensivi per guida sotto l’effetto di alcool; mentre nel
2007, 852 su 41.672 controlli effettuati e 1.761 ritiri.
I dati sono stati
forniti dalla Prefettura in occasione del progetto ‘Un soffio per la vita’ che
ha realizzato d’intesa con la
Federfarma e in collaborazione con l’amministrazione
provinciale e i Comuni di Ascoli e San Benedetto, oltre al sostegno della Banca
Piceno-Truentina, Banca di Credito Cooperativo di Ripatransone e della Banca di
Credito Cooperati vo Picena. L’iniziativa
si colloca nel quadro della ‘Campagna europea della sicurezza stradale promossa
dalle farmacie italiane’ per contenere il fenomeno infortunistico, soprattutto
notturno, legato all’abuso dell’alcool che coinvolge sempre più il mondo dei
giovani.
Oltre il 35% degli
incidenti stradali in Italia è da ricondurre all’eccessiva assunzione di
bevande alcoliche e la fascia d’età più colpita dai provvedimenti sospensivi va
dai 27 ai 34 anni."Negli ultimi anni - afferma Massimo Rossi, presidente
dell’amministrazione provinciale - tra i ragazzi dai 14 ai 18 anni è
raddoppiato l’uso dell’alcool fuori pasto. Il 25% degli incidenti notturni si
registra il sabato sera; aggiungendo i dati del venerdì, raggiungiamo il
50%".
Il Questore,
Giuseppe Mastrogiovanni, nel denunciare l’abbandono della funzione della
famiglia, riferendosi alla ‘moda’
milanese di rivolgersi ad investigatori privati per controllare i propri figli,
racconta dei tanti ragazzi fermati tra bar e sala giochi mentre consumano la
bevanda del momento: Campari e prosecco. La campagna istituzionale per la
prevenzione dell’abuso prevede
dal primo agosto la distribuzione gratuita di 4.500 kit di alcool test in tutte
le farmacie del Piceno. La promozione di questo strumento facile e
attendibile deve però fare i conti con quelle lobby che continuano a proporre
il consumo d’alcol in modo tanto forte, quanto sublime.
IL RESTO DEL CARLINO - Federica
Andolfi
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DIPENDENZE
IN AUMENTO
L’analisi
del fenomeno da parte del Sert
PIOMBINO. In crescita il numero di alcolisti in cura al Sert della Val di Cornia.
Un aumento dovuto a più fattori, non solo un incremento del consumo di alcol ma anche una maggiore conoscenza, da
parte degli utenti, del servizio. Il fenomeno è da tenere sotto
controllo anche in relazione alle nuove abitudini di consumo dei giovani. Bevande leggermente alcoliche,
aperitivi, cocktail: facili da acquistare a tutte le età e talvolta primo passo
verso la dipendenza da alcol. Il “prenderla secca” il sabato sera è, di
fatto, una moda. Lo sballo come sinonimo di divertimento un luogo comune.
Ma cosa c’è in
agguato? Incidenti stradali, dipendenza, danni fisici e psicologici, problemi
in famiglia e sul lavoro. Solo una parte di chi precipita in questo giro
vizioso poi riesce a risollevarsi, magari grazie all’aiuto delle associazioni
di alcolisti e dei servizi sanitari locali.
Lo scorso anno gli
alcolisti in cura al Sert della Val di Cornia sono stati 42. Ed il dato è
analogo a quello nel 2008. Ma se torniamo indietro nel tempo l’incremento dei
casi diventa significativo. Nel 2003 erano 29 le persone in cura, 30 nel 2006.
Uomini adulti (poche le donne) con un’età media di 48 anni (leggermente
superiore a quella registrata dal Sert di Cecina e dell’Elba). In genere chi si
rivolge al servizio sanitario ha comunque più di 30 anni.
«Dallo scorso anno -
spiega la responsabile del servizio, Cristina Tilli - abbiamo in cura anche cittadini
stranieri, alcuni casi di alcolisti residenti sul nostro territorio ma
originari dell’Est Europa»
I numeri del Sert
non possono, però, rendere conto del fenomeno del “bevitore occasionale”, in
questo caso giovane o molto giovane, che si ubriaca con frequenza nei fine
settimana. Il questo caso il servizio sanitario interviene, o tenta di
intervenire con la prevenzione: incontri a scuola, dibattiti, materiale
informativo. Ed anche alcuni quiz.
Ecco che si scopre, allora, che l’abitudine
di bere è diffusa anche tra i ragazzi di 14 e 15 anni, ben consci dei divieti
di legge ma poco o per nulla preparati sui rischi per la salute connessi
all’uso e all’abuso di alcol sotto una certa età. «Sanno bene con quali
tassi alcolemici nel sangue rischiano il ritiro della patente - racconta la dottoressa Tilli - ma ignorano che l’abuso di alcolici provoca danni cerebrali o gastrici
legati a fattori biologici: prima dei 18 anni l’organismo non ha un corredo
enzimatico sufficientemente sviluppato per digerire l’alcol». L’abuso di alcol rende i giovani
aggressivi o vulnerabili, a rischio incidente se si trovano alla guida. Ragazzi
e ragazze pericolosi per se stessi e per gli altri, potenziali malati o
alcolisti, con tutto ciò che questo comporta sotto il profilo umano e sociale.
«Tra i 15 ed i 17
anni - continua Cristina Tilli - il consumo si limita, generalmente, a bevande poco alcoliche, dopo di che
si comincia con gli aperitivi a base di superalcolici». Il vino e la birra
diventano abitudini e nei casi più gravi dipendenze. Le persone che
chiedono aiuto, però, rappresentano solo una fetta di un fenomeno di ampie
dimensioni, difficilmente quantificabili.
«Da noi - spiega la
responsabile del Sert - si presentano quelle persone per le quali
l’alcol è diventato un problema sociale, lavorativo, legale». Insomma chi non
ne può più e vuole uscirne. E lo stesso vale per le associazioni di
alcolisti sul territorio che intercettano un maggior numero di malati e
rappresentano la prima linea per combattere il fenomeno.
IL TIRRENO - Valentina
Landucci
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COMUNICATO STAMPA AICAT
Le 2300 comunità
multifamiliari dell'Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in
Trattamento (AICAT)
esprimono la loro convinta adesione al cartello dselle associazioni che esprimono
il loro dissenso verso l'organizzazione della Festa della Birra a Baronissi
(Sa).
L'AICAT da anni si fa
sostenitrice insieme alla Società Italiana di Alcologia e all'Istituto
Superiore di Sanità del mese della prevenzione alcologica e di tante altre campagne
in cui si evidenzia lo strettissimo legame, ormai epidemiologicamente certificato dall'organizzazione
Mondiale della salute, tra consumi
alcolici e livello di rischio e di danno. L'OMS ed altri autorevoli consessi
scientifici internazionali che si occupano di sicurezza hanno più volte
sottolineato come i problemi legati
al consumo di alcol non siano esclusivamente circoscrivibili agli stati di
alcoldipendenza. Anzi il più delle volte incidenti e morti sono causati dal
cosiddetto bere occasionale
o episodico: ne sono testimoni centinaia di vittime del bere passivo, cioè del
bere di chi si mette alla guida di autoveicoli o di chi, ormai senza freni
inibitori, può offendere gravemente e letalmente il prossimo in una rissa.
Sono ormai innumerevoli i
documenti dell'OMS, del
Consiglio d'Europa e di tantissimi stati membri e consessi scientifici
europei e mondiali che
lanciano l'allarme sul fatto per cui l'alcol è la terza causa di morte
nel mondo è la prima causa di morte tra i
giovani che decedono in età
compresa tra i 15 e i 29 anni .
Crescono parimenti
l'attenzione e la mobilitazione degli Stati Europei nel contrastare attraverso
efficaci politiche di
controllo e di disincentivazione di messaggi
ed iniziative promozionali del bere alcolici i danni e le morti indotte dall'alcol.
Anche il Governo
Italiano si è di recente
posto concretamente sul terreno del contrasto dei comportamenti pericolosi alla
guida con un recente pacchetto di misure inerenti la guida sotto effetto di
alcol e droghe.
Inoltre lo stesso governo
ha lanciato un fortissimo segnale di attenzione all'emergenza alcolica che insanguina quotidianamente le
nostre strade e genera continui lutti nelle famiglie convocando nel prossimo
ottobre la Prima
Conferenza Nazionale sull'Alcol.
Ma tutto questo a
Baronissi, civilissima cittadina della
provincia di Salerno, non sembra interessare .Addirittura un'associazione di
volontariato,aderente all'ANPAS che ha partecipato in un recente passato a
molteplici iniziative di prevenzione alcologica a livello nazionale,organizza
un evento che,in assenza di alcuna documentabile politica territoriale di
contrasto dei problemi prodotti dal bere, può diventare un luogo ad altissimo
rischio per l'insorgenza di problemi di sicurezza e di incolumità per la salute
e la vita dei partecipanti.
Non risulta infatti
chiaro al momento come
l'invito alla moderazione ed alla responsabilità nel bere in una manifestazione
ove si prevede il consumo di cinquemila(!!) litri di birra possa concretizzarsi
secondo modalità e criteri accertabili e misurabili.
Ci chiediamo e chiediamo
in concreto se, al di là di generiche raccomandazioni di sapore demagogico e
paternalistico, sono previsti per esempio controlli con l'etilometro per chi
lascia la Festa
e si mette al volante dopo aver libato.
E' una domanda che
giriamo specificamente a chi patrocina o sostiene anche economicamente tale
evento: l'Amministrazione Comunale di Baronissi,il cui sindaco e alcuni
assessori sono medici e dovrebbero essere informati sulle raccomandazioni
dell'OMS e delle indicazioni del Ministero della Salute (cfr,. Piano
nazionale Alcol e Salute e
il programma Guadagnare Salute); la Provincia di Salerno, che in modo schizofrenico
con una mano da due anni promuove la campagna su alcol e sicurezza stradale
"Sobri e Sicuri" e
con l'altra finanzia e
sponsorizza sagre e feste a base di bevande alcoliche.
Da tali enti attendiamo
risposte chiare e responsabili.
Come attendiamo
chiarimenti anche da altre realtà, come qualche comunità parrocchiale salernitana
che,in barba alle raccomandazioni sanitarie
internazionali, ritengono di educare allo "spirito… di vino (meglio se
Taurasi) bambini, adolescenti e adulti preoccupandosi di porre freno alla
drammatica crisi di vendite che
il vino sta vivendo.
Risponderà qualcuno?
Attendiamo fiduciosi e vigili.
Dalla presidenza nazionale AICAT
Salerno 2/08/08
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AI MONDIALI
L’ALCOL PREVENTION DAY 2008
Varese - Avviata la macchina organizzativa per
la giornata di sensibilizzazione sull’uso dell’alcol da parte dei giovani, che
coinvolge gli esercenti della città.
Giovedi 7 Agosto 2008
Sensibilizzare ancora una volta i giovani
frequentatori del mondo del divertimento sull’importanza del giusto ed
equilibrato consumo di alcol: è questo l’intento dell’Alcol Prevention Day
2008, in fase organizzativa a partire da questi giorni.
Giunto alla sua quarta edizione, l’Alcol
Prevention Day 2008 si svolgerà sabato 20 settembre, vale a dire in piena festa
per i Mondiali di Ciclismo, una coincidenza di grande valore per poter godere
di una platea ancor più allargata, unita ad una maggiore visibilità sia a
livello locale che nazionale ed internazionale. In particolare, la
manifestazione di quest’anno vuole integrarsi appieno con la città,
concentrandosi sui luoghi deputati al relax e ideali, quindi, al consumo di
alcolici. Diviene pertanto fondamentale realizzare azioni sinergiche tra i
gestori dei bar varesini e gli abitudinari dell’happy hour, per far sì che si
parli di alcol, dei suoi effetti e dei suoi rischi coinvolgendo il maggior
numero di giovani.
Il tavolo tecnico organizzativo è composto da numerose
realtà associative cittadine, sia di categoria che sociali, tra cui Ascom
Varese, l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Varese, la Cooperativa Lotta
Contro l’Emarginazione COLCE, Confesercenti.
L’evento farà perno sul concorso per il miglior
aperitivo analcolico dedicato quest’anno ai Mondiali di Ciclismo 2008 e
giudicato da esperti del settore rappresentanti di Ascom Varese, Confesercenti,
Associazione Italiana Sommelier, Slow Food e De Filippi.
La campagna di comunicazione prevede la distribuzione
di adesivi a magliette con il logo dell’evento, la creazione di uno spazio dove
poter misurare il tasso alcolico, pannelli di informazione in diversi punti
della città. La macchina organizzativa dell’Alcol Prevention Day 2008 è già in
moto: infatti, in questi giorni, i gestori dei bar della città saranno
contattati da incaricati dall’organizzazione per raccogliere l’adesione
gratuita all’evento.
Per informazioni rivolgersi a:
Silvia Antonetti, segreteria Colce, tel.
3470839882
Antonella Zambelli, Fipe (Federazione Italiana
Pubblici Esercizi) tel. 0332282338
Ascom Varese, tel. 0332342011
VARESENEWS
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LA
RIVOLUZIONE DEI Sert:
assistenza per le nuove dipendenze. Droga, alcol e azzardo:
in cura 8 mila milanesi.
I numeri
dell'emergenza. La più giovane paziente in riabilitazione ha 15 anni, è
cocainomane. La più anziana ne ha 82.
Casco
con gli occhiali, joystick e precipiti in una dimensione virtuale:l'ufficio, il bar, la
spiaggia, l'appartamento, dove ti muovi e vivi. Inizia come un gioco. È la
nuova frontiera per avvicinare gli alcolisti, i più giovani, al lungo percorso
di diagnosi e, poi, riabilitazione. Funziona. «Posso ripeterlo?», domanda chi
si è catapultato nel viaggio virtuale quando il test finisce e mezz'ora è
volata. Via Melchiorre Gioia 63: l'équipe del Nucleo Operativo Alcologia (Noa),
diretto da Cinzia Sacchelli, è protagonista di una sperimentazione con
l'Università Cattolica che si è già guadagnata l'attenzione dei colleghi
statunitensi.
La
rivoluzione del dipartimento Dipendenze della Asl comincia da qui: tre Noa, otto Sert
(Servizi tossicodipendenze), 12 comunità e un Cad (centro aiuto droga), approdo
per 8.000 milanesi, malati di dipendenza da droghe, alcol, shopping compulsivo
o gioco d'azzardo. Sembrano tanti ma sono un niente in una città che galleggia
su un fiume di cocaina — l'Osservatorio Asl stima che nell'ultimo mese 90mila
persone nella fascia 15-64 anni abbiano usato cannabis, 20mila cocaina e 5000
anfetamine — e di alcol — a rischio il 20 per cento della popolazione,
alcolista l'8 —. Sono la punta dell'iceberg, quelli che hanno deciso di voltare
pagina.
Cambiano
gli scenari dell'abuso: «Da 13 a 18 euro una dose di una droga qualsiasi più un alcolico.
Meno di una pizza con birra», spiega Roberto Mol-lica, medico. La più giovane
paziente in riabilitazione ha 15 anni, è cocainomane. La più anziana ne ha 82,
è alcolista. C'è il dirigente che ha perso un patrimonio al tavolo da gioco e
la casalinga che si è giocata la casa con gli acquisti. E il senza fissa
dimora. «I Sert non sono più il luogo del metadone, dei tossici con i denti
rovinati — spiega il direttore del dipartimento, Riccardo Gatti —. Siamo alla
quinta generazione. La nostra sfida è prevedere il mutamento del mercato e
trovare strumenti nuovi per contrastarlo».
La svolta è la
specializzazione, iniziata almeno un lustro fa, quando la cocaina ha sparigliato. «Nel
'95 c'era un cocainomane ogni 80 eroinomani — conferma Corrado Celata,
educatore —. Oggi uno ogni due». Il Sert di via Canzio si è specializzato per
la dipendenza da polvere bianca: «Un lavoro di équipe — dice Emanuela Ferrario,
medico —, con psichiatra, internista, assistente sociale. I bisogni di chi è
vittima di questa epidemia sono i più diversi, dall'astinenza alla gestione dei
rapporti con il tribunale dei minori ». Ma da inizio anno c'è anche l'équipe
per i malati di gioco e per lo shopping compulsivo (già un centinaio gli
utenti). E, poi, l'alcol. Ogni droga richiede «un ritmo diverso nella nostra
risposta terapeutica. Il cocainomane vuole tutto e subito, va a ritmo
accelerato, richiede più contatti ravvicinati », spiega Maurizio Trombin,
direttore Sert 2, che raggruppa sei unità territoriali. Tradotto: cure
personalizzate, nell'ottica di riabilitare. «Siamo a una svolta — aggiunge il
direttore sociale Davide Clerici —. La sfida ora è coinvolgere le famiglie.
Senza il loro aiuto non possiamo più fare miracoli».
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GIAPPONE.
IN DUE ANNI DIMEZZATI GLI INCIDENTI CAUSATI DALL'ALCOL.
Esito
più che positivo in seguito all’inasprimento delle sanzioni per la guida in
stato di ebbrezza.
I
dati di uno studio condotto dalla Polizia Nazionale.
(ASAPS), 28 agosto 2008 –
In Giappone la “tolleranza zero” per la
guida in stato di ebbrezza ha dato risultati ottimi. In soli due anni il numero
di incidenti causati dall’alcol è dimezzato. Secondo la Polizia Nazionale,
che riferisce gli esiti di uno studio appena concluso, nel 2007 tali incidenti
sono stati complessivamente 7.558, contro i 13.875 del 2005, per una riduzione
del 46%. Positiva anche la tendenza registrata nei primi sei mesi del 2008, con
3.057 incidenti e una ulteriore diminuzione del 22% rispetto allo stesso periodo
del 2007. Nel primo semestre dell'anno, inoltre, i morti sono stati 132 in
tutto, 90 in meno rispetto al riferimento del 2007. Tra i fattori che hanno contribuito maggiormente al raggiungimento
dell’esito positivo, in base a quanto si legge nello studio, c’è proprio l’ulteriore inasprimento,
avvenuto lo scorso settembre, delle pene per chi guida dopo aver “alzato troppo
il gomito”. Questo ulteriore giro di vite avvenne in seguito a un terribile
incidente avvenuto nel 2006, nel quale persero la vita tre bambini, di 1,3 e 4
anni, a causa di automobilista trovato ubriaco al volante. (ASAPS)
ASAPS.IT
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SULLE
STRADE E' UNA GUERRA con un’ incidentalità in progressivo deterioramento.
Ma
le truppe sono poche, scarsamente dotate di mezzi di contrasto e poco
coordinate.
Crediamo che la
situazione della sinistrosità stradale stia assumendo, nelle ultime settimane,
i toni di un imprevedibile deterioramento, il cui connotato è sinteticamente
riepilogato nel titolo del commento sugli incidenti del fine settimana che
pubblichiamo ogni martedì sul nostro portale:
Quarto fine settimana di
agosto:
Notevole aumento delle
vittime, 42 rispetto alle 31 dello scorso anno, +35%;
18 avevano meno di 30
anni. 17 i mortali fra i veicoli a due ruote, pari al 48%;
In leggero calo il numero
degli incidenti e dei feriti.
I
positivi dati degli incidenti del fine settimana registrati dall’inizio
dell’anno, si sono notevolmente sgualciti nelle ultime 4 o 5 settimane.
Tre gli aspetti salienti
sui quali ci preme puntare i fari per i decisori politici e per i tecnici:
- la situazione di progressiva preoccupazione nel trasporto pesante,
ci riferiamo ai tempi di guida, ai riposi dei conducenti, alla velocità dei
mezzi, ai pesi, alle sagome, all’ADR e alle merci pericolose in genere,
in un permanente tentativo di quadrare i conti del trasporto, con una sempre
più sfacciata concorrenza di veicoli spesso provenienti dall’estero e con
conducenti comunitari e non comunitari;
- gli incidenti del fine settimana che stanno geograficamente
riposizionandosi con i casi di plurimortalità nelle strade del meridione,
in particolare della Puglia e della
Calabria. Regioni che stanno vivendo oggi il modello esasperato di un
divertimento protratto nella notte e inquinato dall’assunzione di alcolici e
sostanze che era peculiare ad alcune regioni del nord;
- Gli incidenti ai veicoli a due ruote, un segmento che sta pagando
assurdi costi di vite con percentuali che nei fine settimana spesso ammontano
ad oltre il 50% delle mortalità registrate. In questo caso oltre ai
comportamenti dei conducenti dei veicoli (anche di autovetture), ha un ruolo
molto importante lo stato delle strade, ridotte in alcune situazioni a
parametri molto lontani da quelli minimi in termini di segnaletica, di
guard-rail e di fondo stradale.
A
questo punto crediamo che insieme alle leggi molto positive approvate di
recente, quali la 125 e la 160, che hanno molto inasprito gli strumenti di
contrasto all’alcol fino ad arrivare in alcuni casi alla confisca del veicolo, sia
essenziale che venga garantita una efficace catena di controlli di tutte le
strade a maggior rischio, ad iniziare dalle statali ed ex statali, strade con
tassi di mortalità tripli rispetto alla media generale.
Ben
vengano i nuovi moduli operativi polizia/sanità per il contrasto alla guida
sotto l’effetto di stupefacenti, ma è indispensabile un rafforzamento costante
della presenza delle divise sulle strade e un coordinamento sul territorio che,
sinceramente, non è dato a vedere.
Siamo molto preoccupati
nel constatare che oltre alle carenze, mai ripianate, nell’organico della
Stradale, anche l’età media degli agenti si fa sempre più elevata, sfiorando i
40 anni. Ai capelli sempre più grigi, si devono poi aggiungere anche
autovetture sempre più attempate, ultra bicentenarie in termini di migliaia di
km percorsi e una carenza di strumenti specialistici che si fatica a colmare.
Va poi rivisto il sistema dei ricorsi ai Giudici di pace e le modalità con le
quali la PA
resiste in giudizio.
Se
quella che si combatte sulle strade è una guerra, vorremmo sapere come si può
pretendere di affrontarla con truppe sempre meno numerose, armate male e poco
coordinate.
Ecco questo è uno dei
punti sui quali è necessaria una forte inversione di tendenza, invocata da anni, ma caduta sempre nel vuoto.
Non
stupiscano allora i risultati assolutamente insoddisfacenti che sono sotto i
nostri occhi.
ASAPS.IT - Di Giordano
Biserni
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VINO
VIETATO NEGLI OSPEDALI dell’Asl 2
Bar
e mense non possono più servire bevande alcoliche
È
uno dei primi provvedimenti di questo tipo in Italia (*)
LUCCA. Bandito l’alcol dai bar e dalle mense dell’ospedale. Lo ha deciso la
direzione generale dell’Asl 2 nell’ambito della prevenzione dell’abuso
alcolico. Non si potranno più vendere o somministrare bevande alcoliche di
nessun genere, dal vino alla birra a quelle con gradazioni assai più elevate, i
cosiddetti superalcolici. Quella diretta da Oreste Tavanti è una delle
prime Asl in Italia a introdurre una novità di questo tipo.
Nei nuovi
capitolati firmati con le ditte che si occupano di ristorazione e vendita
all’interno degli ospedali e delle altre strutture aziendali è stato infatti
specificato questo aspetto.
Ma non è l’unica
misura attuata dall’azienda Usl 2 a livello preventivo. Nel mese di giugno si è
infatti svolto a Lucca un corso, rivolto agli operatori dell’azienda Usl 2 e
dell’area vasta nord ovest, per l’identificazione precoce e per l’attuazione di
interventi finalizzati alla prevenzione dell’abuso alcolico e del bere
problematico.
Questo innovativo
programma di formazione nasce dall’esperienza dei gruppi di lavoro che
appartengono al progetto europeo Phepa (Primary Health Care Project on Alcohol)
e vuole incrementare le abilità, le conoscenze, le attitudini e la
motivazione dei professionisti e degli operatori socio-sanitari coinvolti nella
valutazione del rischio alcol-correlato degli individui che consumano bevande
alcoliche in maniera rischiosa o dannosa.
E’ fondamentale
affrontare questo problema soprattutto nei luoghi di lavoro, per prevenire i
rischi lavorativi ma anche per un approccio più semplice nei confronti delle
persone potenzialmente interessate dalla questione, le quali nella loro vita
privata sarebbero invece difficilmente individuabili.
L’obiettivo di
questo programma di formazione è quello di tracciare un percorso standardizzato
e unificato per individuare le problematiche alcol-correlate, che vanno dal
“bere a rischio” al “bere problematico” fino all’ “alcoldipendenza”.
Il corso -
effettuato a Lucca per la prima volta in Toscana - è diretto da Emanuele
Scafato, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità e direttore
dell’Osservatorio nazionale alcol e del Centro di collaborazione Oms per la
ricerca sull’alcol.
L’iniziativa, organizzata
in collaborazione anche con il Centro Alcologico Regionale Toscano, è stata
coordinata a livello locale dalle responsabili del Ser.T. di Lucca Ellena Pioli
e della Medicina del Lavoro di Lucca Maria Grazia Roselli.
Ma
l’impegno dell’azienda sanitaria lucchese per affrontare questa problematica è
rivolto anche verso l’esterno: è
partito da alcuni mesi un progetto, coordinato sempre dalla Medicina del Lavoro
e dal Ser.T. di Lucca, per fornire informazioni agli operatori delle aziende
pubbliche e private che ne facciano richiesta sui rischi lavorativi legati al
consumo di alcolici e sulla normativa recentemente entrata in vigore su questo argomento.
Grazie a questa
iniziativa portata avanti dai due servizi Usl viene infatti offerta la possibilità, alle
aziende più sensibili, di usufruire della collaborazione dell’azienda sanitaria
per un intervento di sensibilizzazione dei lavoratori su queste problematiche,
nell’intento di prevenire l’abuso di alcol e le sue conseguenze in termini di
aumento degli infortuni e delle malattie professionali.
IL TIRRENO del 20 agosto 2008
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ALCOL
E GUIDA, L'ETILOMETRO MANCANTE
04-09-2008 – Italia:
5.500 morti all’anno, la metà per alcol. Sono omicidi personali e “di stato”.
Già diversi anni fa, Francia, Inghilterra, Germania e altri paesi hanno fatto
una scelta drastica: 4-5-6 milioni di controlli all’anno con etilometri, per
misurare la positività all’alcol. Chi aveva bevuto più di un paio di bicchieri
e dunque superava il limite consentito (0.5), sapeva di correre un rischio
altissimo di essere fermato e sanzionato. Così, i comportamenti sono cambiati:
la massa sta attenta a non bere se guida (o a ridurre i drink). Risultato: la Gran Bretagna, che
ha cominciato prima, ha ridotto i morti del 48%, la Francia del 43.
Fino
all’anno scorso, i controlli in Italia erano 200.000: praticamente zero, la
probabilità di essere fermati e “testati” era infinitesimale. Ora, i controlli
di tipo cartaceo e visivo (patente, libretto, assicurazione...) sono invece 3,9
milioni. Qualunque guidatore - in genere - sta bene attento ad avere in regola
le cose più importanti. Dopo la patente a punti, il rischio è troppo concreto.
Dunque la soluzione ovvia sarebbe il test contestualmente alle carte. Ma perché
le Forze dell’ordine per decenni non hanno potuto fare milioni di controlli con
l’etilometro? La risposta è sconcertante. In tutto il paese, per i 334.000
uomini delle Forze dell’ordine, più le decine di migliaia di agenti delle
Polizie municipali, gli etilometri erano soltanto 900, di cui 300 fuori uso o
in revisione.
Dunque, solo una pattuglia su 20 li aveva a disposizione. La
supermacchina (somiglia a una vecchia radio da campo militare) costa diverse
migliaia di euro. Nulla impedisce di
usare etilometri digitali (tascabili, pratici) di nuova generazione: prezzo,
25-50 euro, acquistabili anche su internet. Danno un’indicazione di massima, e,
se il guidatore non concilia, lo si può accompagnare in ospedale per esami
superaccurati. Gli 8.000 comuni italiani non sono innocenti: hanno comprato di
tasca loro migliaia di autovelox, con cui raccolgono centinaia di milioni di
euro di multe (un paesino della Toscana da solo è arrivato a 6 milioni).
Potrebbero acquistare di tasca loro gli etilometri. (*) Con le multe,
gli etilometri si pagano facilmente. Inoltre, va fatto un calcolo anche sui
costi sanitari, sociali e assicurativi (tra l’altro, ogni anno, 15.000
invalidi): 34 miliardi di euro ogni anno (cifre Aci-Censis).
Una diminuzione
anche solo del 10% degli incidenti fa risparmiare allo stato 3.4 miliardi di
euro. L’anno scorso, all’inizio di una
primavera in cui, sulla scia di una serie terrificante di stragi, per la prima
volta i media hanno messo la questione al centro, i ministri Amato e Bianchi
decidono di portare i controlli a un milione. Il piano è sbagliato: i controlli
della nuova fase devono essere come minimo 3 milioni per farsi vedere e
sentire, suscitare l’effetto psicologico di allarme, e ottenere una forte
diminuzione di morti. Facendo i controlli anche all’uscita di ristoranti
e bar e discoteche prima che i guidatori ripartano. Dopo decenni di allegra e
criminale impunità, l’italiano al volante deve essere un po’ terrorizzato.
A
quel punto sarà il primo ad autoregolarsi, per non perdere la patente e per non
pagare multe salatissime (fino a 6.000 euro). Il problema non è fare milioni di
multe ma ottenere che i guidatori, spaventati dai controlli, diventino più
attenti e quindi si riducano gli incidenti. In Spagna, nella settimana per la
sicurezza stradale, sono stati effettuati 200.000 controlli. Con l’impulso
governativo, da noi lo sforzo c’è stato: da parte però di uomini senza lo
strumento. Alla fine del 2007 i controlli erano arrivati a 800.000. Ma per
dodici mesi il ministero dei Trasporti pasticcia con l’acquisizione delle nuove
macchine. Solo il 14 marzo 2008, riesce a perfezionare l’acquisto di 948
etilometri e 2.289 strumenti di test rapido (i cosiddetti “precursori”).
Ma di
fatto non sono ancora arrivati. Le cifre provvisorie danno forse un 8% di morti
in meno. Purtroppo le statistiche definitive danno risultati meno brillanti.
Serve una maxi
campagna come per il fumo ...
Nel 2005, la legge
Sirchia, che proibisce il fumo nei locali pubblici. Risultato: più di un
milione di fumatori in meno. Da 13.5 milioni a 12. La cosa ha avuto successo
perchè hanno funzionato tre fattori combinati. Un divieto, di buon senso e
rispettato: contro il “fumo passivo”. Contemporaneamente, l’apparizione (a cui
ci aveva costretto l’Unione Europea) sui pacchetti di sigarette di scritte
esplicite e vistose (“il fumo uccide”) che hanno avuto effetto perchè per
decenni non si era visto nulla. E parallelamente la formazione di una cultura
internazionale (a partire dagli USA) che considera il fumo pericoloso per la salute.
Per alcol e guida, va fatto partire un
superpiano: 3-4 milioni di controlli subito, con etilometri digitali etc;
limitazioni della pubblicità proalcol; controcampagne di dissuasione. Per
finanziarle, va fatto un calcolo sui risparmi sanitari e sociali (vedi sopra);
e vanno coinvolti i produttori di alcol e di automobili, e le assicurazioni.
LA REPUBBLICA
- SALUTE - : Guido Blumir
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GLI
ITALIANI TEMONO GLI INCIDENTI PIU' DEI FURTI
Non
sono gli stupri, i furti in casa, gli scippi o le rapine a preoccupare più di
tutto gli italiani, ma gli incidenti stradali. Sulla base di un sondaggio curato da Ipr
marketing per la fondazione Luigi Giaccone, si nota come il 73% degli italiani
tema di imbattersi più facilmente in un incidente stradale piuttosto che in
furti in casa (71%), scippi (62%), rapine (59%) o stupri (51%). Per otto
italiani su dieci la sicurezza stradale è una «vera emergenza». Duemila le
persone intervistate in questi giorni dalla fondazione per capire quale sia la
percezione della sicurezza sulle strade italiane: si richiede più attenzione
per il guardrail «salvamotociclisti» (82%), per il quale si aspetta ancora
l'omologazione, e per la segnaletica stradale e l'informazione (entrambi
all'80%). E se da un lato si richiedono un inasprimento e un'effettività delle
pene per chi causa incidenti mortali in quanto sotto l'effetto di alcol e
droghe (90%) o per chi passa col
rosso ad alta velocità (86%), dall'altro il 73% degli intervistati chiede il
carcere per i responsabili degli enti che non tengono in sicurezza le strade
dove avvengono incidenti mortali.
IL GIORNALE - di
Redazione
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PER
CONTRASTARE L'ABUSO DI ALCOL
nasce un Centro di Ascolto Telefonico integrato
con un sito web destinato a Roma e ai Comuni della provincia.
L’alcol è sempre stata
una spina nel cuore di ogni società in ogni epoca storica. Si è tentato sempre
di limitarne l’abuso con leggi e regolamenti e allo stesso tempo se ne è sempre
tollerato l’uso. Nella nostra epoca storica viviamo un momento in cui l’alcol è
contemporaneamente sia un affare economico, per la produzione e la distribuzione
sia un dispendio economico per gli aspetti sanitari e gli incidenti legati
all’abuso. Ci si rende conto della gravità del problema ma ogni servizio prova
una strada diversa per fronteggiarlo. Ciò che con gli anni si è imparato nel
lavoro istituzionale e di volontariato tra coloro che si occupano del problema
alcolismo è che si deve fare invece fronte comune, ci dobbiamo liberare della
dispersione, allearsi in una comunità scientifica diversificata ma coesa
nell’obiettivo unificato: ridurre il fenomeno dell’alcolismo e tutti i problemi
correlati.
Questo progetto è un esempio di sperimentazione di collaborazione
tra le istituzioni e il volontariato. Il CRARL ha nei suoi compiti
istituzionali l’impegno a costruire delle collaborazioni con le associazioni di
volontariato operanti nel territorio della Regione Lazio, il CeIS nella sua
operatività, ormai ventennale, ha spesso collaborato con le istituzioni,
l’occasione del Fondo di Volontariato del Ministero della Solidarietà Sociale
che ogni anno emette un bando a norma della Legge 266/91 è stata l’occasione
per congiungere queste due missioni. Questo progetto prevede di avviare un
Centro di Ascolto Telefonico, integrato con un sito web destinato ai Comuni
della Provincia di Roma, con finalità di Contrasto al fenomeno dell’Alcolismo,
con l’ausilio di operatori volontari. Nasce dalla esigenza di creare un luogo
virtuale capace di convogliare gli interessi dei giovani, dal bisogno di uno
strumento facile da utilizzare come il numero verde per la popolazione generale
e in specifico per gli anziani e per le casalinghe, ma non solo, perché si pone
l’obiettivo di mettere in rete le esperienze che ogni Ser.T. ogni Servizio di
Alcologia, ogni Associazione di Volontariato ha costruito.
OBIETTIVI DEL CENTRO
DI ASCOLTO Fornire una consulenza specifica e mirata per le problematiche
psicosociali dei pazienti alcolisti e le loro famiglie. Fornire un punto di
riferimento agile e di facile accesso per le comunità che devono affrontare
situazioni di contrasto e di intervento contro l’alcoldipendenza. Fornire un
appoggio alle strutture sanitarie e sociali per la divulgazione delle
iniziative terapeutiche, di studio, di confronto per i servizi sociali che si
occupano dei pazienti con PPAC (Patologie e Problematiche Alcol Correlate).
Stimolare il gruppo pazienti con PPAC a riconoscersi come pazienti che hanno
una storia in comune. Stimolare nei pazienti e nei loro familiari la pubblicità
delle cure e dei trattamenti nell’ambiente di vita per combattere lo stigma
sociale. Stimolare l’uso del forum annesso al sito del centro di ascolto da
parte degli operatori per costruire un senso di appartenenza e combattere il
burnout professionale.
OBIETTIVI DEL SITO INTERNET Per gli operatori costruire
un luogo virtuale in cui possano trovare bibliografia aggiornata, conoscenze
terapeutiche e di trattamento sperimentate in Italia e all’estero, informazioni
sulle leggi regionali e nazionali ed europee sull’alcol, bandi e avvisi per
raggiungere finanziamenti, confronto sulle metodologie di riferimento anche per
l’aspetto della prevenzione primaria, secondaria e terziaria e conoscenza
reciproca nelle varie realtà di lavoro, sostegno e incentivazione nella
professionalità, un forum per incontrare la comunità degli operatori. Per i
pazienti avere un luogo virtuale in cui sono chiariti i programmi terapeutici
che ogni servizio attua, un indirizzario-database di riferimento ove trovare le
informazioni aggiornate sui servizi presenti nella regione Lazio che trattano
l’alcolismo, un forum per sostegno reciproco dei familiari e dei pazienti.
CRARL N° verde: 800046655 Il Centro di Riferimento Alcologico della Regione
Lazio è stato istituito con Delibera del 16 settembre 1997 n° 5626, ha come
compito istituzionale l’individuazione delle risorse e delle strutture che si
occupano di problemi e patologie alcol correlate, esistenti ed attive nel
territorio della Regione Lazio, al fine di poter realizzare una rete di
servizi. Promuove lo sviluppo di modelli di formazione e aggiornamento
periodico degli operatori pubblici e privati attivi nelle problematiche di
riferimento. Ha il compito di istituire una banca dati ed aggiornamento
costante sulla ricerca scientifica e sullo sviluppo della rete territoriale dei
servizi pubblici e del privato sociale, accessibile ai costituenti la rete
stessa. Si occupa del coordinamento dell’attività di penetrazione dei servizi
nel territorio rispetto alla soglia di accesso ai servizi stessi. Nell’ambito
di questi compiti ha stipulato un protocollo di collaborazione con il CeIS.
Associazioni
Volontari per la
Solidarietà (Gruppo Ce.I.S.) Tel. 06.59606526 - 06.541951
L’Associazione Volontari per la
Solidarietà è il braccio operativo dei volontari che il
Ce.I.S. ha raccolto in 50 anni di presenza sul territorio. Il Ce.I.S., dal 1971
è impegnato sul fronte del disagio, dell'esclusione sociale, dell'informazione,
della formazione, della prevenzione e della ricerca. Opera nel campo del
sociale con servizi che vanno dalla riabilitazione di adulti vittime di tutte
le dipendenze legali e non legali, al reinserimento di persone senza fissa
dimora, alla prevenzione del disagio nell'adolescente ed alla sua
riabilitazione. Si occupa inoltre di situazioni disagiate di bambini e ragazzi
e di assistenza domiciliare ad anziani e persone malate di A.I.D.S.
Attualmente
gestisce progetti nazionali ed internazionali. Il trentennio di vita
dell’organizzazione è il cuore di un interessante archivio cartaceo ed
informatico che documenta tutte le attività realizzate. Finanziamento del
Ministero della Solidarietà Sociale - legge 266/91 La legge 266/1991 (legge
quadro sul volontariato) approvata all’unanimità dal Parlamento Italiano
nell’agosto del 1991 con la finalità di regolare i rapporti tra le
organizzazioni di volontariato, è una delle legislazioni più avanzate in
Europa. Questo progetto rientra nel finanziamento e gestione amministrativa dei
progetti sperimentali finanziati alle Associazioni di volontariato ai sensi
dell’art.12 comma 1 lett.d) della legge 11-8-91 n.266 con il Fondo per il
Volontariato, istituito ai sensi della stessa legge. N° Verde: 800494960 dal
Lunedì al Venerdì dalle 10.00 alle 13.00 dalle 16.00 alle 19.00 (telefonare
solo da numeri fissi) Consulta il sito: www.alcolweb.it email: info@alcolweb.it
Articoli da WWW.PROGETTOUOMO.NET
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ALCOL,
AUMENTA DEL 75% IL RISCHIO DI CANCRO
SYDNEY - L'alcol
è una delle cause più fermamente accertate di cancro, e bastano anche due
bicchieri 'standard' al giorno per aumentare in misura significativa i rischi
di cancro al seno, all'intestino, alla gola e alla bocca. Lo afferma un
rapporto dell'Istituto australiano per il cancro, una compilazione delle
recenti ricerche internazionali sui tumori.
Il rapporto dal titolo eloquente "Alcol
come causa del cancro", conclude che il consumo di due bicchieri al giorno, pari a 20 grammi di alcol, aumenta
del 75% il rischio di cancro alla bocca, del 40% di cancro al tratto
aero-digestivo superiore, e nelle donne, aumenta del 22% il rischio di cancro
al seno. Quattro bicchieri al giorno aumentano nell'uomo il rischio di
cancro all'intestino del 64%. Il consumo più alto, di circa 8 bicchieri al
giorno, accresce il rischio in ogni organo del 90%.
"Questo
rapporto presenta i risultati di una recensione sistematica della letteratura
mondiale su alcol e cancro, e mostra chiaramente che il consumo di alcol, anche
a livelli moderati, è associato con un rischio accresciuto di diverse forme di
cancro", ha detto il direttore dell'Istituto, Jim Bishop.
"I risultati - ha aggiunto - suggeriscono
che una parte importante della nostra strategia per la prevenzione del cancro
deve essere quella di incoraggiare una riduzione nel consumo di bevande
alcoliche". Il ministro della Sanità del Nuovo Galles del sud, Verity Firth,
che ha presentato il rapporto, ha osservato che il legame fra consumo di alcol e cancro è stato trascurato nel recente
dibattito sull'abuso di alcol in Australia, specie fra i giovani.
"Vogliamo
che le persone prendano lo stesso genere di decisioni sul consumo di alcol,
come hanno fatto per altre pratiche come il fumo, ed è importante che abbiano
le informazioni utili per fare le scelte giuste per la propria salute",
ha aggiunto.
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CONCLUSIONI DEL XVII
CONGRESSO DEI CLUB DEGLI ALCOLISTI IN TRATTAMENTO (AICAT)
MONOPOLI (BA) 3-4-5- OTTOBRE 2008
“IL CLUB, IL FUTURO E ANCHE UN PO’
PIU’ IN LA’”
Il XVII Congresso Nazionale che si è
tenuto presso l’Hotel Porto Giardino è stato promosso dall’AICAT, organizzato
dall’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento della
Puglia, e patrocinato dalla Presidenza della Regione Puglia, dall’Assessorato
alla Salute della Regione Puglia, dalla Provincia di Bari, dal Comune di
Monopoli, dal Comune di Taranto Assessorato alle Politiche Sociali e
Giovanili, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Foggia, dalla Clinica
Medica A.Murri Università degli Studi di Bari, dal Centro di Alcologia Universitario
di Foggia, dal Centro di Pedagogia delle Scienze della Salute
dell’Università degli Studi di Foggia e dal Centro servizi al
Volontariato San Nicola di Bari.
Si ringrazia per essere intervenuti
il Presidente della Regione Niki Vendola, l’Assessore regionale
alla Salute Alberto Tedesco, il Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia
S.E. Mons. Domenico Cornacchia, il Prof. Giuseppe Palasciano, il Prof. Fabio
Folgheraiter, il Dottor Renzo Buttalo e il Dott. N. Lazic.
Hanno partecipato tutte le ARCAT con
una presenza di circa 1600 persone in rappresentanza dei club italiani;
erano inoltre presenti rappresentanti dei club della Norvegia,
Croazia, Albania, Grecia, Slovenia, Kenya e Romania.
Il Congresso è stato organizzato
grazie al lavoro e la collaborazione delle famiglie e dei servitori insegnanti
dei club di tutte le APCAT e le ACAT della Puglia, ed è stato
svolto con rigore e leggerezza in un clima sereno e di grande amicizia.
Il Congresso si è aperto
ricordando la
Signora Visnja, scienziata attenta e rigorosa che dopo la
morte del marito Prof. Hudolin ha continuato a sostenerci. Il ricordo che
avremo di loro è di una famiglia unita che ha vissuto soprattutto
nell’amore. Arrivederci con onore.
I lavori delle plenarie e delle
tavole hanno creato un costruttivo dibattito e lo scambio delle esperienze
riportate e la condivisione dei temi discussi hanno fatto
emergere le seguenti conclusioni, che rappresentano un impegno da portare
avanti per il prossimo anno fino al nuovo Congresso.
1.
Il Club è un nodo della rete sociale, in questo senso esso è “autonomo”, cioè
indipendente dalle ideologie politiche, sociali e religiose presenti nelle
comunità e nella società più vasta, ma è parte integrante della comunità ed è
in grado di modificare la cultura sociale. Le esperienze riportate dalle
famiglie attestano che i Club per la loro stessa natura fanno parte della rete
di tutti i club e della rete sociale della comunità di appartenenza e con il
loro lavoro possono migliorare la spiritualità antropologica della comunità
stessa.
2.
Il Congresso ha preso atto della necessità di modificare la denominazione dei
Club adeguandola all’evoluzione del processo culturale in atto, ponendo
l’accento sulla centralità della famiglia con problemi alcolcorrelati , sul
superamento dei concetti di alcolista e di alcolismo e sulla combinazione
multidimensionale dei problemi alcolcorrelati con gli altri problemi. Il Club
si apre a tutte le problematiche antropospirituali indotte dal consumo
dell’alcol nell’intera comunità, senza con questo smettere di occuparsi dei
problemi più estremi e più seri, che sin qui abbiamo associato all’etichetta
“alcolismo”. Questa discussione da qui al Congresso di Lignano Sabbiadoro
deve avvenire in ogni club e in ogni associazione territoriale. Si auspica
inoltre che in ogni momento di confronto e di formazione a tutti i livelli si
lasci spazio alla discussione sul tema. Si demanda alla presidenza AICAT di
stimolare e monitorare l’andamento del dibattito. Pertanto è necessario
che da oggi al XVIII Congresso possa esserci un ampio e creativo e
costruttivo confronto sulla questione, per poi demandare alla prossima
Assemblea AICAT la decisione ultima.
3.
Dai lavori del Congresso si è evidenziata anche la necessità
affinché si superino il distacco o le contrapposizioni tra club e
associazioni locali . In tal senso occorre avviare una forte riflessione a
livello nazionale sul senso dell’essere associazione, tenendo ben
presente che le sue modalità di organizzazione e di funzionamento
devono privilegiare la metodologia e la centralità del lavoro del club,al
cui servizio deve porsi ogni associazione.
4.
Nel Congresso e nell’Assemblea generale si è proposto ed accettato di
promuovere la grande campagna nazionale “Un Club una Scuola” per superare il
ritardo nello sviluppo delle Scuole Alcologiche Territoriali, di tutti e 3 i
moduli, secondo un criterio di giustizia e di equità. Pertanto tutte le
ARCAT sono invitate ad organizzare nell’ambito delle 4 macro aree
Nord-Est, Nord-Ovest Centro e Sud i corsi per la motivazione all’insegnamento a
sostegno della campagna,. Tali corsi sono la priorità dei processi
formativi del sistema dei Club: nel corso della loro prima sperimentazione,
essi hanno infatti dimostrato una soddisfacente capacità di
stimolare servitori insegnanti motivati a tenere le Scuole stesse.
5.
L’Assemblea Generale di sabato 4 ottobre ha ratificato la decisione del
Direttivo AICAT sui temi della formazione ed è in quest’ottica che è stata
attivato come strumento di ampia partecipazione il “Forum permanente della
formazione” a partire dalla prima edizione che si terrà a S.Cerbone (Lucca) il
13 e 14 dicembre prossimi. Secondo l’insegnamento di Hudolin la formazione è
parte integrata del sistema e valorizza la centralità del club come
comunità di famiglie inserite nella comunità locale. Il Congresso riconosce
l’importanza degli incontri dei direttori.
6.
Si propone che l’esperienza della maratona organizzata dall’ACAT Prato: ”Sulle strade
della sobrietà” diventi una buona consuetudine che porti sulle vie di tutta
Italia un messaggio di promozione e protezione della salute.
7.
E’ apparso evidente in questo Congresso il lavoro che in Puglia i club
hanno fatto nel sensibilizzare e motivare i decisori politici nei
confronti dell’approccio ecologico sociale e nei programmi di promozione
e protezione della salute. E’ auspicabile che l’esempio della Puglia venga
seguito dalle altre realtà territoriali per un maggior sviluppo dei
programmi.
8.
E per finire il Congresso augura a tutto il sistema dei club di rimanere
semplici, di essere ottimisti, motivati e connessi.
Il
documento delle conclusioni verrà mandato alla rivista “Camminando Insieme”,
alla stampa locale e nazionale, agli organizzatori e patrocinatori, ai
promotori, ai collaboratori del Congresso a tutte le ARCAT e a tutti i Club nel
mondo, per darne la massima diffusione e metter in atto le indicazioni
dei lavori del Congresso. (torna
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