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ALCOLOGIA GENERALE

L’alcolismo è caratterizzato da un pensiero compulsivo, ossessivo, nei confronti dell’alcol e da una perdita del controllo della sua assunzione.

L’alcolismo è una malattia cronica, spesso progressiva. Se non curato e lasciato a se stesso può essere fatale. L’alcolista generalmente continua ad abusare di alcolici, nonostante i severi danni fisici che ne derivano, le conseguenze a livello personale, socio-lavorativo e finanziario.

L’alcolismo comporta generalmente dipendenza fisica e psichica, e al suo insorgere contribuiscono fattori genetici, psicologici e sociali. La dipendenza psicologica è determinata dal fatto che l’alcol rappresenta la stampella per affrontare ogni difficoltà della vita; la dipendenza fisica si manifesta con la comparsa di tolleranza (necessità di aumentare le dosi di alcol per ottenere gli stessi effetti),  perdita di controllo sulla sostanza, desiderio compulsivo di bere, crisi d’astinenza.

E’ possibile avere un problema con l’alcol, ma non mostrare tutte le caratteristiche dell’alcolismo. Questa condizione è nota come “abuso d’alcol”, laddove, pur in presenza di gravi problemi di salute e/o sociali, non si è ancora sviluppata una vera e propria dipendenza e non si è ancora persa la capacità di sapersi controllare.

 

Caratteristiche e sintomatologia

E’ comune esperienza che, messi di fronte alla possibilità di usufruire di un trattamento di recupero, molti alcolisti neghino di avere un problema di questo tipo, spesso fin oltre ogni evidenza.

Altre caratteristiche tipiche dell’alcoldipendenza sono:

  1. bere da soli o di nascosto;
  2. non riuscire a limitarsi;
  3. non ricordare conversazioni o impegni, a volte con episodi di “black out”;
  4. adottare un rituale di assunzione di bevande alcoliche sia prima, che durante, che dopo i pasti, mostrando irritazione quando si è disturbati o sottoposti a richieste di chiarimento;
  5. perdere interesse per attività od hobby prima esercitate con piacere;
  6. avvertire un bisogno o una coercizione a bere;
  7. avvertire una sorta di irritabilità quando si sta avvicinando l’ora in cui solitamente si beve, specialmente se l’alcol non è disponibile;
  8. conservare alcolici in luoghi improbabili, a casa, al lavoro, in macchina;
  9. bere tutto d’u fiato, spesso ordinando una doppia razione, per raggiungere intenzionalmente uno stato di ebbrezza, al fine di sentirsi bene o “normali”;
  10. avere problemi legali o relazionali, lavorativi o finanziari;
  11. sviluppare una tolleranza all’alcol, a tal punto da necessitare di dosi crescenti per ottenere gli stessi effetti;
  12. sperimentare sintomi fisici astinenziali, quali nausea, sudorazione e brividi se non si beve.

Le persone che abusano di alcolici possono sperimentare molti di questi sintomi e manifestare le medesime caratteristiche comportamentali, tuttavia non avvertono la stessa coercizione al bere e non sperimentano sintomi astinenziali quando non assumono alcolici. La vera dipendenza determina una tolleranza e una incapacità di controllo.

Per capire se il proprio consumo attraversa il confine dell’abuso o della dipendenza, è bene porsi queste domande [CAGE]:

1.     Ho bisogno di bere appena sveglio?

2.     Mi sento in colpa per il mio bere?

3.     Penso di dover ridurre il mio introito di alcolici?

4.     Mi sento irritato quando altre persone fanno commenti o criticano le mie abitudini al bere?

Risposte positive a due o più domande denotano che è probabile che esista un problema con l’alcol. Se si ha meno di 25 anni, una sola risposta positiva è già sufficiente.

 

Cause

L’alcoldipendenza e la dipendenza fisica insorgono gradualmente. L’alcol altera l’equilibrio fra varie sostanze chimiche contenute nel cervello, come il GABA (acido γ-amino-butirrico) neuromediatore inibitorio dello stimolo nervoso e il Glutammato, neuromediatore eccitatorio.

L’alcol eleva anche i livelli di Dopamina e questa condizione è associata agli aspetti piacevoli del bere. Il bere eccessivo, protratto nel tempo, può causare deplezione o incremento dei livelli di alcune di queste sostanze chimiche, inducendo il fisico a richiedere insistentemente l’alcol per ripristinare sensazioni positive ed evitare quelle negative.

Altri fattori possono indurre ad un bere eccessivo e contribuire all’innesco della dipendenza.

Sono inclusi:

  1. La genetica. Alcuni determinanti genetici possono causare una maggior vulnerabilità dell’individuo nei confronti dell’alcolismo o di altre dipendenze.
  2. Lo stato emotivo. Alti livelli di stress, ansia o dolore emozionale possono indurre gli individui a bere eccessivamente per placare la sofferenza dovuta a tali stati d’animo. Alcuni ormoni dello stress possono essere associati all’alcolismo.
  3. Fattori psicologici. Sono particolarmente predisposti i soggetti con bassa autostima e depressione. L’avere a fianco un partner o degli amici che bevono regolarmente, anche se non eccessivamente, può promuovere un abuso d’alcol in queste persone, e può risultare molto difficile separarsi da questi “abilitatori” o almeno dalle loro abitudini.
  4. Fattori sociali e culturali. I messaggi promozionali e certi programmi dei media spesso trasmettono segnali positivi o ammiccanti nei confronti del bere e possono indurre la falsa percezione che bere smodatamente è un fatto positivo.

 

Fattori di rischio

Un bere assiduo può generare nel tempo una dipendenza fisica dall’alcol. Se un uomo beve più di 15 drink (unità di misura equivalente ad un bicchiere di vino) alla settimana o se una donna ne beve più di 12, vede aumentare sensibilmente il rischio di sviluppare una dipendenza. Tuttavia il bere eccessivo di per sé è solo uno dei fattori di rischio che contribuiscono all’alcolismo.    

Gli altri fattori includono:

  1. l’età. Cominciare a bere all’età di 16 anni o meno comporta un alto rischio di sviluppare dipendenza o di abusare di alcolici;
  2. il sesso. Gli uomini sono a più alto rischio delle donne;
  3. la storia familiare. Il rischio di alcolismo è più elevato nelle persone che hanno uno o entrambi i genitori che abusano o abusarono di alcolici;
  4. disturbi emotivi. L’essere gravemente depressi o ansiosi espone ad un maggior rischio di abuso, così pure gli adulti con disturbo da deficit d’attenzione/iperreattività.

 

Quando cercare aiuto medico

Poiché il rifiuto e il diniego sono caratteristiche tipiche dell’alcolismo, è improbabile che le persone che sono alcoldipendenti o anche semplicemente che abusino di bevande alcoliche si rivolgano spontaneamente ad un medico per chiedere aiuto. Spesso l’iniziativa viene presa da membri della famiglia, amici o colleghi di lavoro, che cercano di persuaderle a sottoporsi ad accertamenti e ad un'eventuale cura. Occorre invece interpellare il proprio medico qualora si avverta il proprio bere come un problema, se ci si sente colpevoli o si ha difficoltà a controllarsi, inoltre anche se si avverte il bisogno di bere di prima mattina e se si nota che occorre aumentare le dosi per sentire gli effetti posotivi (psicotropi) dell’alcol.

 

Screening e diagnosi

E’ spesso difficile per un medico valutare quali persone sottoporre ad uno screening per problemi di alcol. Per esempio, sintomi quali la riduzione o la perdita di memoria sono collegati all’invecchiamento, piuttosto che all’abuso di alcolici. Oppure, ci si rivolge al proprio curante per problemi digestivi, di dolori o di debolezza, ma non si rivela il proprio bere eccessivo.

Un medico che sospetta un problema di alcol può far ricorso a delle domande che indagano circa la quantità e le modalità del bere. Se le risposte indicano un sospetto abuso o alcolismo, il medico può ricorrere a degli specifici questionari standardizzati. I test ematici del tasso di alcolemia non sono utili perché determinano la quantità di alcol presente nel sangue solo in quel determinato momento. Non offrono alcun indizio su un uso a lungo termine. Altri test che determinano il volume cellulare dei globuli rossi, la γGT (gamma - glutamil - transpeptidasi) e un fattore noto come trasferrina desialata (CDT) possono indicare un consumo di alcol pesante.

Poiché, come abbiamo sottolineato, il diniego è il connotato principe dell’alcolismo e le persone che ne sono affette minimizzano l’entità del loro bere, il medico può chiedere l’autorizzazione a parlare con i familiari o con gli amici. I membri della famiglia possono contattare anche autonomamente il medico e discutere delle loro preoccupazioni, tuttavia le regole della riservatezza impediscono al medico di fornire informazioni senza l’autorizzazione dell’interessato.

 

Complicazioni

L’alcol è un agente depressogeno del Sistema Nervoso Centrale, anche se, in alcune persone, la reazione iniziale può essere di eccitazione. Anche in questi casi, tuttavia, continuando a bere, l’effetto finale sarà quello di una sedazione. L’alcol ha proprietà disinibenti ed agisce negativamente, alterandoli, su pensiero, emozioni e capacità di giudizio.

A dosi sufficienti, l’alcol altera la proprietà di eloquio e provoca incoordinazione muscolare. Un eccesso può deprimere severamente i centri vitali cerebrali (respiro, attività cardiaca). Una grande sbornia, soprattutto con le modalità del binge drinking (sballo), può indurre un coma a grave pericolo di vita. Col passare del tempo si possono determinare riduzione e perdita della memoria a breve termine (per i fatti recenti), debolezza e paralisi dei nervi oculomotori.

Gli altri effetti negativi sulla salute possono essere:

  1. Malattie a carico del fegato. L'abuso cronico comporta la steatosi epatica (fegato giallo), patologia in cui l'epatocità è infarcito di grassi. Un bere esagerato e concentrato può provocare una epatite alcolica. I sintomi possono essere caratterizzati da perdita dell’appetito (iporessia), nausea, vomito, dolori addominali, astenia, febbre, colorazione itterica (gialla) della pelle e qualche volta confusione mentale. Continuando a bere, l’infiammazione epatica può evolvere verso la cirrosi, malattia irreversibile caratterizzata dal totale sovvertimento del tessuto epatico.
  2. Malattie a carico dell’apparato digerente. L’alcol può determinare gastriti e interferisce con l’assorbimento delle vitamine del complesso B, in modo particolare acido folico e tiamina (B1), e di altri nutrienti. Un bere eccessivo può danneggiare il pancreas, che produce ormoni che regolano il metabolismo degli zuccheri ed enzimi che permettono la digestione di grassi, zuccheri e proteine.
  3. Malattie a carico dell’apparato cardiovascolare. L’abuso di alcolici può causare ipertensione arteriosa e danneggiare severamente il muscolo cardiaco (cardiomiopatia dilatativa). Queste condizioni causano un aumento del rischio di insufficienza cardiaca e di ictus cerebrale.
  4. Complicazioni del diabete. L’etanolo impedisce la liberazione di glucosio da parte del fegato e può aumentare il rischio di ipoglicemia. Ciò è pericoloso in presenza di diabete curato con insulina.
  5. Disfunzioni sessuali. L’alcol può determinare compromissione della capacità erettile dell’uomo, fino ad una vera impotenza. Nelle donne può determinare una menopausa precoce.
  6. Alterazioni a carico del feto. L’uso di alcol in gravidanza può determinare la cosiddetta sindrome feto-alcolica, caratterizzata da microcefalia, malformazioni cardiache, accorciamento delle palpebre, ritardo mentale.
  7. Osteoporosi. Bere eccessivamente alcolici può interferire con la mineralizzazione ossea, causando osteoporosi che aumenta in modo esponenziale il rischio di fratture.
  8. Malattie neurologiche. Sono caratterizzate soprattutto dalla polineuropatia periferica, affezione degenerativa a carico dei nervi degli arti inferiori e anche superiori, caratterizzata da disturbi sensitivi, disestesie, parestesie, ipoestesie, fino alla paresi, con compromissione della marcia, della capacità di compiere movimenti fini e coordinati, e alla paralisi flaccida. Si possono determinare anche alterazioni delle funzioni cerebrali superiori fino alla demenza.
  9. Malattie muscolari. La miopatia di Perkoff si suddivide in acuta e cronica. La prima tipologia fa seguito o ad assunzioni copiose e acute di alcolici o ad astinenza. Vi è una miolisi con distruzione di fibre muscolari, dolori intensi, ridotta capacità funzionale. In casi molto gravi può evolvere verso l’insufficienza renale (tubulonefrosi ostruttiva). La forma cronica, formatasi a seguito di episodi ripetuti e non clamorosi è invece caratterizzata da atrofia degenerativa delle miofrille.
  10. Aumento del rischio di cancro. Gli organi maggiormente interessati sono esofago, laringe, fegato e colon.

Altre complicazioni dell’alcolismo possono essere:

  1. abusi, violenze domestiche e divorzi;
  2. diminuzione della performance al lavoro o a scuola;
  3. aumento del rischio di incidenti stradali, di ritiro della patente di guida o di arresto per guida in stato di ebbrezza;
  4. aumento del rischio di infortunio;
  5. alta incidenza di suicidi o omicidi.

 

Danni familiari

Prima ancora che sul fegato, sul cuore, sul pancreas, ecc., la cronica intossicazione etilica comincia ad indurre danni alla mente, alla psiche, al comportamento dell’alcolista, la prima vittima. Seguono a ruota i disturbi di tutto il nucleo familiare.

Alcolisti non sono solo quelli che possiamo incontrare agli angoli delle vie, trasandati e senza fissa dimora, i cosiddetti barboni. Essi sono quelli ormai giunti al termine d’un lungo e doloroso percorso, irto di miserie e tribolazioni, che li hanno resi praticamente irrecuperabili.

La stragrande maggioranza degli alcolisti riesce ancora a gestire, sia pure a fatica, importanti ruoli nella società e nel mondo, come artigiani, operai, artisti, funzionari di banca, docenti universitari, ecc. Ma in tutti, prima o poi, cominciano ad affiorare, indipendentemente dal sesso, disturbi del comportamento, quali mutacismo, abulia, megalomania, disinteresse verso il proprio ruolo in famiglia, atteggiamenti irrazionali, talora aggressivi e violenti.

Alcolista non è solo colui che beve smodatamente, ma chi, in sostanza, ha un rapporto problematico con l’alcol, chi mantiene e difende un vincolo pertinace con la sostanza. Negherà e continuerà a negare di bere contro ogni evidenza, perché l’idea di cambiare radicalmente regime di vita non lo sfiorerà neppure e difenderà strenuamente le sue abitudini, dato che grande è la gratificazione a breve e medio termine che l’alcol gli sta procurando.

Per fortuna il periodo della gratificazione non è infinito; la fase della cosiddetta luna di miele prima o poi volge al termine, per essere sostituita dalla cosiddetta fase tossica, contrassegnata da ansia e depressione ingravescenti e da disturbi improntati all’intolleranza, alla litigiosità, all’aggressività. E’ questa la fase più propizia per un approccio terapeutico riabilitativo.

Al cospetto di tali comportamenti si innesca e si accresce nel tempo il disagio della partner o del partner, disagio che, dopo la sorpresa e l’incredulità iniziali, dopo gli infiniti e vani tentativi di recupero, si traduce in sentimenti e comportamenti improntati al senso di frustrazione e di impotenza, nell’assunzione di ruoli aggiuntivi (genitoriali, lavorativi), nell’autoisolamento sociale, in ricorrenti crisi d’ansia e depressione e, oggi più di frequente, in separazioni e divorzi.

Ma è sui figli, vere e proprie vittime innocenti, che l’impatto con l’alcolismo può essere tra i più devastanti. Il clima conflittuale e la carenza di una figura genitoriale fondamentale sono i moventi d'una serie di innumerevoli scacchi: difficoltà d’interagire con i coetanei, scarso rendimento scolastico, isolamento, paura, turbe dell’emotività e dell’affettività, ribellione e ricerca di protezione fuori della famiglia, tendenza al bere smodato, ricorso agli stupefacenti, condotte delinquenziali.

Se questi che abbiamo tratteggiato sono gli scenari della famiglia dell’etilista, non sorprende che l’alcolismo sia stato definito come vera e propria malattia della famiglia (o malattia delle perdite).

Nel migliore dei casi l’ecosistema familiare sopravvive su nuovi equilibri, che vedono l’alcolista isolato e deresponsabilizzato e gli altri componenti chiusi in se stessi, timorosi di svelare il loro disagio, il loro dramma. Il più spesso questi meccanismi di difesa non tengono e la famiglia si rompe, esplode, si disgrega.

 

Psicosi alcoliche

Le psicosi alcoliche sono delle malattie dovute all'effetto tossico che l'alcol produce sul sistema nervoso centrale e possono essere di più tipi:

1.  Delirium tremens. Delirio tremante, patologia acuta che si instaura in soggetti che fanno largo uso ed abuso di alcol sia per la quantità sia per la durata nel tempo. E' la più grave delle sindromi astinenziali. Ha un esordio rapido: in poche ore il paziente è molto agitato, confuso, disorientato, molto suggestionabile. Lo stato si manifesta con allucinazioni e con comportamenti del tipo confusionali molto spesso legati all'attività professionale. Il paziente presenta tremori diffusi (da qui il nome), sudorazione intensa, ha difficoltà nella stazione eretta, ha dolori muscolari ed in pochi giorni è riscontrabile una diminuzione della massa muscolare. Tale quadro morboso si complica con gravi squilibri metabolici a carico dell’organismo con febbre, disidratazione, alterazioni elettrolitiche. Quando conclamato, il delirium tremens, è una evenienza drammatica, molto grave. In questi ultimi anni l’incidenza di tale forma morbosa astinenziali è andata progressivamente riducendosi per cause ancora non chiarite del tutto, forse secondarie al miglior stato nutrizionale degli attuali alcolisti rispetto a quelli di alcune decine di anni.

2.  Encefalopatia di Gayet-Wernicke. La carenza di tiamina, o vitamina B1, dovuta in gran parte ai disordini alimentari tipici dell’al­colista, è in grado di provocare la comparsa di un quadro clinico contraddistinto da disorientamento e confusione mentale. Esso può esordire in modo subdolo e caratterizzarsi anche per la presenza di atassia (disturbi della marcia), allucinazioni e visione doppia. Tale sindrome, se non correttamente trattata, può evolvere verso la morte o, più frequentemente, verso la cosiddetta sindrome di Korsakoff, con presenza di turbe della memoria, confabulazione, confusione mentale e polinevrite.

3.   Sindrome di Korsakoff. Il danno sul SNC provocato dall'alcol, in questi bevitori continui, genera un deterioramento globale attraverso una sintomatologia subacuta: insorge in modo subdolo e si mantiene per un tempo più o meno prolungato, ma generalmente tende a cronicizzare; l'evoluzione della sindrome di Korsakoff può essere la remissione clinica con danni permanenti a livello psico-organico, la demenza o addirittura la morte. Può essere la conseguenza di un delirium tremens. E’ caratterizzata da amnesie, confabulazioni, confusione, disorientamento, falsi riconoscimenti, scarsa capacità di fissazione e di rievocazione e dimagrimento, astenia, insufficienza epatica.

4.  Ebbrezza patologica. Si verifica in soggetti non alcolisti ed in soggetti che non consumano alcol; in determinate condizioni come ad esempio in con presupposti di stress psichico, una modica quantità di alcol può provocare l'ebbrezza patologica. La diagnosi differenziale tra ebbrezza patologica e l'ebbrezza alcolica, è che nella prima vi è amnesia totale mentre nella seconda vi è ricordo.

5.   Allucinosi alcolica. è tipica degli alcolisti cronici semplici grandi bevitori sistematici di grosse quantità detti bevitori inveterati: è una psicosi endogena. Dopo anni di sane bevute sopraggiungono delle allucinazioni di tipo uditivo. Le reazioni sono di tipo persecutorio come unica risposta possibile all'evento; questo fenomeno è duraturo e vi possono essere reazioni violente. La malattia dura alcune settimane fino a recedere senza che non vi sia alcuno sviluppo critico sull'accaduto.

 

Tipologie di alcolismo

Vari fattori di tipo personale, familiare e sociale vengono presi in considerazione quali cause e concause. Non essendo possibile definire in modo soddisfacente la personalità alcolica, ma, partendo dal presupposto che l’alcolismo è una malattia, valutando l’etilismo come un problema sociale e considerando i diversi aspetti comportamentali, è possibile però tracciare alcune tipologie di bevitore, distinguibili tra di loro per la condotta etilica:

  1. Bevitore compulsivo: colui che beve ogni giorno fino ad ubriacarsi; dopo aver iniziato a bere, non riesce più a controllarsi. Riesce a trascorrere brevi periodi di astinenza. Questo tipo di bevitore tende a colpevolizzarsi, talvolta è aggressivo e desideroso di affetti , ma in fase di intossicazione alcolica può trasformarsi completamente alternando l'aggressività alla depressione.
  2. Bevitore gregario: Corrisponde all'alcolista da bar dove l'alcol ha la funzione di elemento unificante tra i singoli bevitori. In genere il gregario non soffre di particolari frustrazioni o conflitti in quanto delega al gruppo i suoi sentimenti repressi e i suoi problemi. In questo caso il modo di bere del singolo si adatta a quella del gruppo, tanto che l'uscita da questo può portare anche a una riduzione dell'abuso di alcol.
  3. Bevitore reattivo: Incontra l'alcol in conseguenza di una situazione dolorosa, come un lutto, e il tutto assume il carattere di una crisi. Non essendo in grado di reagire diversamente, beve e questo accentua la disperazione che ha scatenato la situazione. Anche la casalinga frustrata e insoddisfatta del suo ruolo corrisponde a questa tipologia di bevitore, perché l'alcol diventa il mezzo compensatorio della situazione a cui non riesce a ribellarsi e diviene una forma di aggressione nei confronti dell'uomo che la fa sentire una donna-oggetto.

L’alcolismo cronico comporta alterazioni della personalità e psicologiche dovute al danno cerebrale organico prodotto dall’alcol. Il deterioramento della personalità si manifesta con l’accentuazione di tratti del carattere, deficit della attenzione e della volontà, turbe emotive, labilità dell’umore, perdita di interesse, turbe del pensiero e della memoria.

 

Stadi dell'alcolismo

Sono stati delineati quattro principali stadi nello sviluppo della dipendenza da alcol:

  1. fase pretossicomanica, caratterizzata dall'aumento della tolleranza (ossia il soggetto deve bere sempre di più per ottenere effetti gratificanti);
  2. fase prodromica, in cui compaiono le caratteristiche amnesie da alcol;
  3. fase di stato con perdita del controllo sul comportamento e sull'adattabilità sociale;
  4. fase delle complicanze cliniche, con comparsa delle patologie alcol-correlate.

 

Trattamento

La maggior parte delle persone affetti da dipendenza alcolica o che abusano di bevande alcoliche aderiscono di malavoglia a programmi di recupero, perché continuano a negare di avere un problema. Compromissione gravi dello stato di salute o guai giudiziari possono invece spingerli al trattamento. Se un amico o un familiare si preoccupa per un conoscente, ne discuta con un professionista. Varie sono le possibilità a disposizione che, a seconda dei casi, possono consistere in una semplice valutazione, in un programma da esterni o in un degenza residenziale (ad es. ospedaliera). La prima fase è quella di porre o meno diagnosi di dipendenza.

1.   Se non si ha ancora perso la capacità di controllo, è consigliabile ridurre progressivamente la quantità di alcolici bevuti nell’arco della giornata o della settimana.

2.   Se la diagnosi posta è quella di alcoldipendenza, la meta è quella dell’astinenza assoluta. A poco serve tentare l’impresa da soli.

3.   Se non si è affetti da alcoldipendenza e si stanno semplicemente sperimentando gli effetti avversi del bere sullo stato di salute, spesso viene consigliato un intervento breve, messo a punto da specialisti del settore o da medici di famiglia specificamente formati. Può essere consigliato anche il “counseling”, con terapia cognitivo - comportamentale, orientata alla rimozione di nevrosi e di sovrastrutture mentali capaci di evocare stress psicologico. Vengono insegnati nuovi metodi per affrontare eventi traumatici e vengono enfatizzate le capacità di controllare e dominare pensieri negativi e sentimenti avversi.

Un’altra terapia consigliata può essere quella avversivante con il Disulfiram (Antabuse, Etiltox) che provoca forti effetti collaterali se un individuo beve alcolici. Così le possibilità di ricaduta sono ridotte drasticamente.

 

Alcol e farmaci

L'assunzione di alcol durante un trattamento farmacologico determina numerose interferenze, sia nei confronti dell'assorbimento intestinale dei farmaci, sia nei confronti della loro azione. L'alcol potenzia infatti l'azione depressiva sul sistema nervoso centrale dei barbiturici e dei farmaci usati nell'epilessia, delle sostanze derivate dall'oppio (morfina, codeina, eroina), dei farmaci anestetici, degli antistaminici. L'alcol inoltre interferisce con l'effetto dei farmaci ipoglicemizzanti orali per il diabete, di alcuni farmaci per il controllo della pressione arteriosa, degli anticoagulanti, di numerosi antibiotici e antitumorali.

 

Programmi di trattamento residenziale

Le modalità di intervento di solito consistono in ricovero in Centri qualificati (Unità Operative Ospedaliere di Alcologia) dove viene praticata la disintossicazione, la prevenzione o il trattamento delle sindromi astinenziali, la cura delle patologie correlate e l’avvio di programmi riabilitativi differenziati e personalizzati con l’intervento di équipe multisciplinari, per lo più composte da medico, psicologo, educatore, assistente sociale. Successivamente, alla dimissione, i pazienti vengono affidati alle Associazioni di auto-aiuto: C.A.T. (Club degli Alcolisti in Trattamento), A.A. (Alcolisti Anonimi).

 

Club degli Alcolisti in Trattamento (C.A.T.)

Il modello di trattamento dei problemi alcolcorrelati e complessi, sviluppato sull’approccio ecologico-sociale, è basato sui Club degli Alcolisti in Trattamento (C.A.T.), che rappresentano oggi in Italia il modello più diffuso d’intervento sull’alcolismo e sugli altri problemi alcolcorrelati.

Questa metodologia è stata sviluppata dal Prof. Vladimir Hudulin a partire dal 1964 fino al 1996, anno della sua scomparsa. Psichiatra di fama mondiale, per circa trenta anni Direttore della Clinica di Psichiatria, Neurologia, Alcologia ed altre Dipendenze presso l’Università di Zagabria, per lungo tempo consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Prof. Hudolin dedicò gran parte della sua attività allo studio dei problemi legati all’uso di alcol e di altre droghe fin dall’inizio degli anni ‘50.

I Club accolgono anche quelle situazioni in cui i problemi alcolcorrelati si combinano con altri problemi di particolare gravità (uso di altre droghe, problemi psichici, senza dimora, ecc.) purché la percentuale di queste situazioni non superi il 20% delle famiglie presenti all’interno di ciascun club: anche in questi casi i risultati sono molto buoni. Per la fisolosofia hudoliniana l'alcolismo è uno stile di vita sbagliato.

 

Alcolisti Anonimi (A.A.)

Fondati da due alcolisti statunitensi nel 1935 (Bill e Bob), gli A.A. hanno larga diffusione in tutto il mondo. Essi seguono il metodo dei  Dodici Passi e si rifanno alle 12 Tradizioni. L'anonimato è un cardine del loro statuto. I familiari degli alcolisti partecipano ai gruppi Al-Anon e i figli minori ai gruppi Al-Ateen. Cardine della loro strategia di recupero è il riconoscimento della propria impotenza di fronte all'alcol che sta distruggendo la loro vita e che un Potere superiore c'è e li protegge.

Per gli A.A. l'alcolismo è una malattia Trattasi di una Associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il problema comune e aiutare altri a recuperarsi dall'alcolismo. L'unico requisito per divenirne membri è il desiderio di smettere di bere. Il loro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà.

Gli A.A. vengono in soccorso di un alcolista solamente se questi ne esprime il desiderio, avendo riconosciuto che da solo è incapace di uscire dalla sua situazione.

 

Prevenzione 

L’essere a conoscenza di una storia familiare di alcolismo, deve costituire una motivazione importante per cercare di sottomettersi ad un programma curativo, in caso di protratto abuso di alcolici. Occorre innanzitutto scongiurare il maggior rischio di sviluppare la dipendenza. L’uso di alcolici fra gli adolescenti aumenta drammaticamente durante gli studi superiori ed è causa di gravi conseguenze. Occorre ricordare che il bere è la prima causa di morte fra i giovani europei, inclusi annegamenti, suicidi ed omicidi. Gli adolescenti sessualmente attivi che bevono alcolici si espongono con maggior frequenza dei coetanei sobri a pratiche sessuali rischiose o prive di precauzioni.

Per i giovani, la probabilità di andare incontro ad una vera e propria dipendenza è in relazione all’influenza esercitata dai genitori, dai pari e da altri modelli di comportamento, alla vulnerabilità nei confronti di messaggi promozionali, all’età in cui si è iniziato a bere, a bisogni e a stress psicologici e a fattori di predisposizione genetica.

Ai genitori o a quanti si interessino della formazione degli adolescenti si raccomanda di prestare attenzione a particolari caratteristiche o comportamenti che possono suggerire un problema con l’alcol, quali:

  1. diminuzione o perdita di interesse nei confronti della propria attività o degli hobby;
  2. arrossamento degli occhi, discorsi inarticolati o lapsus di memoria;
  3. frequenti cambiamenti di compagnia o difficoltà di relazione con gli amici;
  4. disinteresse per i problemi e gli impegni scolastici;
  5. frequenti cambiamenti di umore e comportamenti difensivi.

Per aiutare gli adolescenti, prevenendo l’uso di alcolici, è necessario cominciare dando il buon esempio con il proprio corretto comportamento nei confronti dell’alcol. Occorre parlare liberamente, trascorrendo insieme del tempo “in qualità”, ma rispettando il loro bisogno di indipendenza. E’ bene far intendere quale sia il tipo di comportamento che ci si aspetta e i danni che ne possono derivare se non si seguono le regole. Bisogna assicurarsi che siano ben comprese le conseguenze di ordine medico e legale.

 

Medicine complementari

Soprattutto l’Agopuntura è risultata efficace nel ridurre il craving (compulsione) nei confronti dell’alcol ed alleviare alcuni dei sintomi astinenziali. L’agopuntura può anche migliorare l’ansia e la depressione che spesso inducono a far uso di alcolici. Altre Medicine complementari in via di studio circa la loro efficacia sono la Fitoterapia e la Omeopatia.

 

Considerazioni finali

Gli individui che presentano una dipendenza da alcol (riconosciuta droga a tutti gli effetti dall'OMS) sono caratterizzati da un forte e insistente bisogno di assumere bevande alcoliche (craving), nonostante siano consapevoli degli effetti negativi e pericolosi legati a tale atto. Ciò è dovuto al fatto che l’organismo sviluppa una crescente tolleranza all’etanolo, per cui, per provare le stesse sensazioni, sono costretti ad aumentare la quantità e la frequenza delle assunzioni.

Una volta che individui cosiddetti “alcolisti” cominciano a bere, diviene per loro molto difficile, se non addirittura impossibile, trattenersi dal farlo. Laddove, per qualsivoglia ragione, dovessero cessare bruscamente di bere, potranno sperimentare i cosiddetti sintomi astinenziali, potenzialmente molto gravi e pericolosi per la stessa sopravvivenza.   

L’alcol diviene una persona, “il più buon amico”, e si avvia a prendere il posto delle cose che erano una volta importanti: amici, famiglia, lavoro, religione, hobby, ecc.

Gli alcoldipendenti spesso progettano la loro giornata al solo fine di procurarsi liberamente o di nascosto l’etanolo.   E’ per questo che, qualora contestati, mentono spudoratamente, tentano di manipolare la realtà delle cose, chiedono appoggio e “copertura” o nascondono le bottiglie nei posti più impensabili. 

Mentre la maggior parte dei soggetti che fanno un uso responsabile, e non abuso, di bevande alcoliche in particolari ricorrenze o ai pasti, tornerà senza alcun problema ad un regime di vita regolare, l’alcolista non sarà capace di farlo e, ad esempio dopo una cena con abbondanti libagioni, si sveglierà alla mattina con un forte desiderio di bere, usando l’alcol, per dire, come sostituto del caffè.

Mentre il bevitore occasionale ha un comportamento socievole e gradisce la compagnia, l'alcolista spesso beve da solo perché non desidera condividere esperienze o parlare del suo problema con altri.   

Il bisogno di alcol è stimolato facilmente da situazioni stressanti. Molti alcolisti si sentono gravemente a disagio, e non solo fisicamente, se sono senza la tipica bevanda. Quando insorge il senso di colpa per le conseguenze legate all’abuso, generalmente essi tendono ad accrescere l’introito di alcolici, fino a non sentirsi più responsabili delle loro azioni.

E’ di comune osservazione che individui affetti da dipendenza di alcol, possano sperimentare ebbrezze tali da provocare blackout di memoria.

I sintomi astinenziali, come già detto, possono essere severi. Tremori, nausea e vomito, sudorazione, tachicardia, ansia, insonnia, allucinazioni, delirio, sono i più frequenti.  Molti disturbi mentali, quali ad esempio disturbo persistente della memoria e psicosi, possono essere causati da dipendenza di alcol.

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N.B. Per un ulteriore approfondimento sulle varie tematiche relative all’alcolismo, si rimanda alla Sezione “Documenti”, ove sono reperibili numerose presentazioni in formato PDF. Altre informazioni sono acquisibili direttamente nei siti delle varie Società Scientifiche e Associazioni (v. Links).