|
DECALOGO:
DIVERTIRSI IN SICUREZZA
25/07/08 - E´ arrivata l´estate e tutti abbiamo
voglia di vacanza, mare, ombrelloni, cocktail e birra ghiacciata... Pero´
bisogna saper divertirsi proprio come consiglia il nostro amico Davide Nicolò,
trend setter di fama internazionale, vita divisa tra i locali top di Rimini, Riccione,
Ibiza e Formentera, che conosce bene le trappole nascoste nelle Mecche della
vita al massimo.
Proprio lui, già autore
di un decalogo antistupro, ci aiuta a costruire un vademecum per ridurre al
minimo i rischi della vacanza dei sogni. Ha lanciato e collaborato
con locali come il Cocoricò, il Prince, il Byblos di Riccione, Pineta di Milano
Marittima, ma anche il Buddha Bar di Parigi, lo Space e il Privilege di Ibiza e
lo Xueno di Formentera. I giovani li conosce bene. Sa come si comportano nei
luoghi della movida.
E soprattutto sa quali
sono le accortezze per divertirsi in sicurezza. Ecco il suo decalogo di
consigli. Non sono troppo diversi dalle raccomandazioni della nonna, ma il
“buon senso” dice “non invecchia mai”.
Attualmente collabora con
realtà come il Coconuts di Rimini, il Cocoricò di Riccione, il DiscoVillage di
Follonica, che insieme ad un’altra cinquantina di locali italiani ed esteri
(soprattutto d’Ibiza, Mykonos e Lloret del Mar) lo stamperanno nel retro dei
flyer del mese di Agosto in tre lingue: Italiano, inglese e spagnolo…
Inoltre lo stesso
decalogo sarà motivo per dialogare in rete in un blog che nascerà appositamete
sul suo sito, in via di restyling:
1 - Partire in gruppo e
con i giusti contatti: è bene informarsi prima della partenza su quali saranno
i locali da frequentare.
E a fornire gli indirizzi deve essere una persona affidabile.
2 - Nei locali non
perdere mai di vista il proprio bicchiere, sapendo cosa si sta bevendo.
Qualcuno potrebbe far scivolare polveri o pasticche, pensando di rendere la
serata più allegra.
3 - Non tornare mai a
casa da sole. Anche due amiche non bastano. Ci vuole la presenza di un ragazzo,
meglio se a spostarsi è l’intera comitiva.
4 - Per muoversi è meglio
usare i mezzi pubblici o andare a piedi. Evitare i taxi abusivi che stazionano
fuori dalle discoteche: in caso di furti o violenze è impossibile rintracciare
l’autista.
5 - Non dare il proprio
numero di telefono alla prima persona incontrata, anche se donna.
6 - Non ostentare soldi o
gioielli. Meglio vestire in modo semplice, in jeans e scarpe da ginnastica.
Abiti succinti e tacchi da 11 solo se si è in compagnia di amici fidati.
7 - Se si è sole, è
meglio dormire in un hotel o in una pensione, magari consigliata da fidati. Mai
negli alberghi di periferia o economici: sono spesso alberghi a ore.
8 - Preferire le
discoteche famose ai localini in riva al mare: le prime sono più affidabili
perché soggette a rigide leggi per la tutela della sicurezza.
9 - Cercare di stare alla larga dai tipi pericolosi.
Ovvero quelli che attaccano briga, che provocano, che bevono alcolici, che
straparlano e fanno di tutto per esagerare.
10 - Non bere più di un drink a sera, massimo due,
ma senza mischiare tipi diversi di alcolici. Per non sbagliare, meglio bere
soltanto succhi di frutta oppure analcolici.
NEWSIC (red)
((torna
indietro)
______________________________________________
IL
MONITO DI NICO DI PALO, leader dei New Trolls, domenica al Festival Analcolico
Chi
guida ubriaco spezza i sogni di tutti
Tra gli ospiti giunti
domenica sera a Castel d’Ario per partecipare all’ottava edizione del Festival
Musicale Analcolico c’era anche Nico di Palo, uno dei leader carismatici dei
New Trolls, gruppo musicale italiano tra i più noti e apprezzati degli anni
’70, ieri sera in concerto a Palazzo Te. Il celebre cantante ha parlato del terribile
incidente stradale in cui venne coinvolto dieci anni fa nei pressi di Arezzo, mentre
stava viaggiando in direzione Roma: un camion guidato da una persona ubriaca lo
centrò, mandandolo in coma per 44 lunghi giorni.
“Un momento drammatico che mi ha insegnato ad apprezzare tutte quelle cose
che prima davo per scontate –
racconta Di Palo -, nel quale ho
compreso che in un attimo la tua vita può essere rovinata ed è per questo che ai più giovani
dico: cercate di realizzare
subito i vostri sogni, prima che possa subentrare qualcosa, come nel caso del
sottoscritto, che possa stravolgervi in maniera così repentina e tragica
l’esistenza”.
A completamento
del suo appello, Di Palo ha lanciato un ulteriore monito alla gioventù: “Avere dei sogni da realizzare è un diritto
sacrosanto e per questo vi prego di riflettere bene su una
cosa: se avete bevuto troppo e non siete sufficientemente lucidi per mettervi
alla guida non fatelo, perché comportandovi contrariamente rischiate di
spezzare i sogni e le aspettative di altre persone come voi”. E prosegue: “ Anche ai miei tempi se
ne facevano di cotte e di crude, ma c’era un momento in cui riuscivamo a dire
“stop”; oggigiorno – me lo si lasci dire – non è invece così. Si percepisce la poca importanza che i ragazzi, ma in realtà anche alcuni
adulti, danno alla vita”.
L’impareggiabile voce dei
“nuovi folletti” ha poi risposto ad alcune domande relative all’interminabile
periodo di tempo trascorso tra la vita e la morte, dal quale è uscito
miracolosamente, sorprendendo gli stessi medici. “L’unica cosa che ricordo
mentre dormivo è il buio totale.
Una volta uscito da quello stato, dopo aver
sentito le notizie trasmesse dal primo telegiornale visto, ho avuto
l’impressione che fossero trascorsi 40 anni”.
E racconta un simpatico aneddoto:
“Gli amici mi facevano sempre ascoltare le nostre canzoni, così, una volta
ristabilitomi, ho chiesto loro se non fosse stato il caso di mettermi in cuffia
anche qualcosa dei Pink Floyd…”.
LA VOCE DI MANTOVA -Matteo Vincenzi
((torna
indietro)
______________________________________________
ALCOLISMO:
L’ABUSO “MODERATO” DELLA TRADIZIONE ITALIANA
Nel 2007, i morti per droga sono
stati 972, 34mila i decessi dovuti all'alcol con il 50% degli incidenti
stradali in Italia causati dall'assunzione di etanolo.
Che gli italiani ormai si
bevano qualunque cosa lo sapevamo. Che il modello di consumo di alcol sia per
tradizione “moderato”, come riporta l’Istat nell’indagine Multiscopo
2007, “Aspetti della vita quotidiana” è una novità antica, un dogma di fede che non sente le
ragioni di una situazione ben più pesante. Associare questa
“moderazione” di costume alla quotidianità è, infatti, già di per sé un’implicita ammissione di dipendenza
che tende ad anestetizzare la gradazione del problema.
Ma l’Italia, si sa, è un
paese fortemente attaccato alla tradizione, ed evidentemente anche alla
bottiglia, che si nasconde dietro una o due dita di vino.
Si potrebbe pensare che
per le Istituzioni il problema sia, invece che tirare il collo a questa dannata
bottiglia, nel timore di gettare via con l’acqua sporca anche il bambino - come
recita un vecchio adagio - , di lasciare aperti i rubinetti sperando che lo
sporco tracimi da solo oltre il bordo della vasca. E il bambino? Galleggerà come una
bottiglia in cui si è cercato di proteggere un messaggio poco rassicurante.
Ovvero “bere bene” assumendo moderatamente l’alcol come consuetudine
alimentare, cercando di gestirne l’aspetto sociale, e di ordine, più che quello
sanitario.
Nel Piano nazionale alcol
e salute-Pnas 2007-2009, uno dei maggiori problemi individuati nel documento
del ministero della Salute, è rappresentato dal modello di consumo importato dai
Paesi del Nord Europa, il cosiddetto binge drinking. Questo nuovo modello
comporta una notevole variazione delle quantità e della qualità dei consumi di
bevande alcoliche, sostituendo progressivamente vino e alcolici a bassa
gradazione, come complemento dei pasti, con bevande ad alto contenuto alcolico
consumato in grandi quantità “in occasioni ricreazionali”.
L’Istat ha rilevato per
la prima volta questo fenomeno nel 2003 e, al 2007, la quota della popolazione
di 11 anni e più che ha dichiarato di aver consumato alcol in eccesso
(convenzionalmente 6 o più bicchieri) in una sola occasione, almeno una volta
negli ultimi 12 mesi è salita dal 7,1 all’8%, con un picco massimo del 24,2%
della popolazione maschile compresa nella fascia d’età 20-24.
Sul territorio, il binge
drinking risulta essere abitudine più diffusa nell’Italia settentrionale,
ripartita al 10,6% nel Nord est e al 8,6% nel Nord ovest. L’unico rischio
sembrano essere solamente gli episodi di ubriacatura concentrati in singole
occasioni che, rileva l’Istat, interessano quasi 10 milioni di italiani dagli
11 anni in e più, con forti differenziazioni per sesso, fascia di età e
territorio.
Tra i minori della fascia
di età 11-17 anni, la quota interessata da tali comportamenti, che prevedono
assunzione giornaliera non moderata di vino, birra o altri alcolici, e il
consumo di alcolici fuori pasto, almeno una volta a settimana, è del 18,9%
(23,3% tra i maschi e 14,2% tra le femmine). Dati allarmanti se si considera
l’adesione dell’Italia, per gli anni 1992-1999, alla I fase del Piano di azione
europeo per l’alcol, promosso dall'Organizzazione mondiale della sanità-Oms,
che prevedeva la riduzione del 25% dei consumi annuali pro-capite di alcol
puro, “cui, negli stessi anni, ha fatto riscontro – afferma il Pnas - la
riduzione del tasso di mortalità per cirrosi epatica”.
Tuttavia il decremento
del tasso di mortalità è un dato che risente anche di altri fattori tra i quali
è necessario ricordare i progressi della medicina nella cura di questa
malattia. Sebbene, infatti,
l’Italia, con la legge n. 125 del 2001, abbia proceduto a una più rigorosa
regolamentazione in settori non direttamente sanitari, come la pubblicità e la
vendita, e parallelamente abbia rafforzato i servizi sociali e sanitari
finalizzati alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione, tale sistema è ancora maggiormente improntato alla prevenzione del danno
come conseguenza incidentale della causa, l’assunzione generica di alcol,
percepita solamente nei suoi aspetti più eclatanti.
Come a dire che se la vasca esonda è colpa della moglie ubriaca, purché non sia il marito
a riempirla di botte. E il bambino? In
questo caso è opportuno ricordare che il suo destino è lo stesso della
bottiglia che lo Stato vuole salvare, quella bottiglia con il messaggio poco
rassicurante, visto, infatti, che beve il 32,3% dei giovani tra gli 11 e i 17
anni che vivono in famiglie dove c’è almeno un genitore che fa uso non moderato
di bevande alcoliche.
FONDAZIONEITALIANI.IT - di
Andrea Camboni
(torna
indietro)
______________________________________________
LIBRI.
ANTOLOGIA DI SCRITTI DELLO PSICHIATRA
Andreoli
scava nelle «teste piene di droga»
Dagli
effetti su corpo e mente ai percorsi di recupero
Nel 1967 una
notizia di cronaca richiamò l’attenzione sul «barcone del Tevere», un relitto
stabilmente ancorato sulla riva del fiume, dove si ascoltava musica, bevendo
birra.
Una notte vi fece
irruzione la polizia, sequestrando droga e fermando alcuni che ne erano
visibilmente consumatori.
Da quell’episodio
Vittorino Andreoli comincia in «La testa piena di droga» edito da Rizzoli, la
sua narrazione del fenomeno droga in Italia, che coincide con gli anni della
sua attività di psichiatra e di ricercatore in materia di tossicodipendenze.
Una lunga avventura di studi e di interventi, testimoniata da questo libro, che
è una ampia antologia di quanto lo psichiatra-scrittore ha narrato
sull’argomento, al di là di un cospicuo numero di libri.
Alla fine degli anni
Sessanta, la droga di tanto in tanto era citata dai giornali, ma fino ad allora
il consumo riportava a qualche personaggio «dell’alta società» o a qualche
rampollo di famiglia-bene. In occasione dell’episodio del barcone a destare
apprensione fu il fatto che a drogarsi erano ragazzi «comuni» e in parecchi: un
vero party a base di droga.
«A dire il vero», osserva
Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, «di droga di massa si era già
parlato, ma il riferimento era sempre gli Stati Uniti, dove si consumavano
droghe e musica rock, spesso in un’abbinata che sembrava obbligatoria. Gli
Stati Uniti in quel periodo rappresentavano il laboratorio di una società che
stava cambiando rapidamente costumi in una vera e propria metamorfosi».
E proprio Andreoli
conosceva bene questo fenomeno, avendo lavorato alcuni anni prima in un
laboratorio della Nasa nel New Mexico, poi in un ospedale a New York.
L’episodio del barcone
sul Tevere fu presto dimenticato, ma si vide subito dopo, nel ’68, come quel
campanello d’allarme fosse suonato a tempo.
«In Italia», ricorda Andreoli,
«vigeva allora una legge frettolosamente approvata nel 1954 per aderire ad un
consiglio dell’Onu. Una legge che conteneva già un errore pericoloso:
considerare alla stessa stregua i mercanti e i consumatori di droga. Da allora in poi le cose sono sempre
peggiorate nella lotta senza fine alla tossicodipendenza: un dramma antico»,
spiega Andreoli, «che si rinnova costantemente in nuove forme, nuove modalità,
nuove sostanze e su nuove vittime».
E che nasconde meccanismi
complessi, disagi profondi, sofferenze irrisolte, ma forse non irrisolvibili.
In questa inedita
antologia di scritti, Vittorino Andreoli unisce gli strumenti della psichiatria
a quelli della farmacologia per approfondire e indagare le molte sfaccettature
e le possibili chiavi di accesso a un problema che scuote pubblico e privato e
mette in scena il dolore, un dolore evitabile.
A
partire da una rigorosa classificazione delle droghe - dall’eroina alla
cannabis, dagli allucinogeni alla cocaina, fino
alle droghe «casalinghe» come l’alcool e il tabacco -, completata da un’accurata descrizione dei loro
effetti sul sistema nervoso e sul comportamento, Andreoli affronta il vasto
tema delle radici psicologiche.
IL GIORNALE DI
VICENZA
torna
indietro)
______________________________________________
«MA E’
SOPRATTUTTO UN PROBLEMA DI CULTURA»
PREDAZZO - A giudizio di Roberto Cuni , esperto del Centro studi e ricerche
dell'Apcat del Trentino sui problemi alcolcorrelati, il problema dell'alcol è
soprattutto un problema di cultura, con grosse preoccupazioni per un fenomeno
che interessa anche i giovanissimi, fin dall'età di undici/dodici anni. Roberto Giacomelli , predazzano doc,
vice Questore aggiunto e dirigente della squadra mobile di Trento, ha ribadito
come «la priorità assoluta sia la
sicurezza dei cittadini» e come «compito
delle forze dell'ordine non sia quello di dare fastidio ma di far rispettare le
regole». Confermando
l'inizio di attività specifiche di sensibilizzazione dei giovani, anche
attraverso il mondo della scuola, e ricordando le ultime, importanti modifiche
del Codice della strada. Particolarmente interessante la relazione di Roberto Ferrais , ispettore capo e
responsabile dell'ufficio incidenti della Polizia stradale di Trento. Le sue
immagini, relative ad alcuni incidenti tanto spettacolari quanto spesso con
effetti mortali, hanno colpito la sensibilità dei presenti. «Meglio un figlio senza patente che una
patente senza un figlio», è stato l'assunto finale del dirigente, che ha
invitato tutti ad una seria riflessione, mentre sulle consulenze alcologiche si
è infine soffermato il dottor Guido Dalprà , medico del servizio alcologia del
Distretto sanitario di Fiemme e Fassa. Ampio il dibattito, per capire ancora
meglio i pericoli che l'eccesso di alcol provoca in chi è alla guida e può
mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Da esso è emerso che i controlli, anche in
Fiemme e Fassa, comunque ci sono, pur essendo impossibile quantificarli con
esattezza, trattandosi di dati separati rispetto alle statistiche generali
della Provincia.
L’ADIGE - M. F.
torna
indietro)
______________________________________________
INFORTUNI, MORTI E STILE
DI VITA
Dei
940.000 infortuni segnalati, quindi, 37.000-188.000 trovano la loro causa
nell'uso di alcool
Non si ferma lo
stillicidio di vittime che ogni giorno si aggiungono a quanti hanno perso la
vita la vita sul lavoro o si sono gravemente infortunati, per non dimenticare
quanti si ammalano a causa delle pessime condizioni di lavoro. La tragedia
dell’acciaieria Thyssenkrupp di Torino, ci porta ha parlare purtroppo dei morti
e degli infortuni sul lavoro. Alcune volte, come nel caso dell’acciaieria
Thyssenkrupp la responsabilità della tragedia è da imputarsi al mancato
rispetto delle più elementari norme di sicurezza da parte dell’azienda, altre
ancora al sistema della precarietà che determina la presenza di lavoratori
privi di esperienza in mansioni altamente pericolose, altre ancora alla
stanchezza determinata da turni di lavoro massacranti.
Le statistiche ufficiali
parlano di 1500 morti sul lavoro ogni anno in Italia, ma dimenticano di
conteggiare i molti pendolari che ogni giorno perdono la vita in incidenti
stradali mentre si recano sul posto di lavoro o tornano a casa a fine giornata,
così come dimenticano tutti coloro che per lavoro guidano un automezzo e giornalmente
trovano la morte sulla strada, così come dimenticano tutti coloro che ogni anno
muoiono per "malattie professionali” contratte sul luogo di lavoro nel
corso della propria vita professionale."
Il mondo del lavoro è diventato negli
anni una giungla strapiena di trappole, dove il rispetto per la vita umana e la
dignità della persona sono stati immolati sull’altare della produttività e
della competizione. La ricerca della sopravvivenza spinge ogni giorno centinaia
di migliaia di lavoratori ad andare ben oltre i propri limiti fisici
accumulando ore ed ore di straordinario, la sopravvivenza spinge altrettanti
lavoratori ad accettare mansioni che danneggiano, spesso in maniera
irreversibile la loro salute, la sopravvivenza spinge i pendolari a buttarsi su
autostrade e tangenziali alle 5 di mattina con il sonno che percuote le tempie.
Quella stessa ricerca della sopravvivenza induce a lavorare in nero in un
cantiere o in un’industria senza che siano rispettate le norme di sicurezza,
induce a spingere l’acceleratore nella nebbia per evitare di arrivare in
ritardo, a lavorare ancora anche quando si è ormai privi della lucidità
necessaria.
Questo non è vita, questo
non è vivere ma sopravvivere!
Purtroppo, (i morti e infortuni dovuti
alla sete di profitto sono tantissimi) non si può, non fare i conti con un
altra realtà, se vogliamo parlare di "lucidità necessaria" per
lavorare, e in fin dei conti, per vivere; (perché si lavora per vivere, e non
si vive per lavorare); vogliamo parlare del uso delle sostanze (qualsiasi,
birra, vino, cocaina, spinelli...) durante il lavoro, purtroppo anche prima;
basta pensare a quanti bevono alcol prima di iniziare la giornate con il caffè
corretto!
Se vogliamo il rispetto per la vita
umana e la dignità della persona dobbiamo cominciare dal nostro stile di vita.
Non è con l'alcol o altre
sostanze, che possiamo cambiare o contrastare i turni infernali, la non sicurezza
sui posti di lavoro, la velocità sulle strade, l'accettazione di qualsiasi
lavoro, pur di prendere qualcosa.
La droga non risolve i
nostri problemi ma le aggrava!
Il fenomeno dell'uso di sostanze
psicoattive nei luoghi di lavoro risulta essere un problema spesso
sottovalutato e sottostimato. "Una percentuale compresa tra il 4 e il 20% di
tutti gli incidenti che capitano sui luoghi di lavoro, 940.000 ogni anno
secondo le denunce presentate all'INAIL, risulta alcol correlata. Ciò significa
che dei 940.000 infortuni segnalati, 37.000-188.000 trovano la loro causa
nell'uso e abuso di alcol. Il 51% del totale degli infortuni avviene con
modalità del tipo "ha urtato contro…", "ha messo un piede in
fallo…", "è caduto dall'alto…", mentre l'11% è rappresentato da
incidenti stradali. Questi i dati contenuti in un libretto sviluppato dal
Progetto "Alcol e Lavoro" a cui l'Istituto Superiore di Sanità ha
collaborato. L'opuscolo è il frutto del progetto omonimo finanziato dal
Ministero della Salute che ha coinvolto le Regioni Italiane con Regione
capofila la Toscana
(Centro Alcologico Regionale - CAR)". Ufficio stampa Istituto Superiore di
Sanità.
Nel Nord Est (area di Conegliano) è
stata effettuata una indagine -in collaborazione tra lo SPISAL ed il Servizio
di Pronto Soccorso dell'azienda ULSS 7 del Veneto. 430 lavoratori andati
incontro ad infortunio sul lavoro ed afferiti al Pronto Soccorso sono stati
sottoposti alla misurazione indiretta (aria espirata) dell' alcolemia. Dallo
studio è risultato che:
• tracce di alcol sono
state riscontrate in 158 lavoratori, rappresentanti il 36,8% degli infortunati giunti
all'osservazione;
• in 13 soggetti
l'alcolemia era superiore o uguale a 40 mg/100 ml.
Questa è la soglia di
comparsa di una diminuzione e rallentamento della capacità di elaborazione
mentale delle percezioni e 6 di essi presentavano valore superiore a 80
mg/100ml (limite consentito per la guida in Italia). La percentuale di infortunati con
valori superiori a 80 mg/100 ml è quindi anche in questo caso limitata (1,4%),
come si è rilevato in altri studi analoghi . Tuttavia la prevalenza di soggetti
che presentavano tracce di alcol è risultata nettamente superiore a tutti i
lavori riportati in letteratura.
La constatazione che solo l'1,4% degli
infortunati presentava valori elevati
di alcolemia è solo apparentemente rassicurante, dato che tale fenomeno
interessa circa un milione di infortuni sul lavoro l'anno. Inoltre questa
percentuale che del tutto arbitrariamente potremmo elevare sino al 2,3%
comprendendo in quest'ultimo gruppo tutti i soggetti che hanno rifiutato di
sottoporsi al test. Ciò significa che ci sono almeno 14.000-23.000 presone anno
in Italia che hanno infortuni sul lavoro con alcolemie di 0.8 ma sappiamo che
ci possono essere più incidenti perché lo 0.8 non è una soglia minima sotto la
quale non c'è rischio infatti loro hanno riscontrato alcolemia positiva nel
36.8 % del loro campione ma che erano sotto lo 0.8. Un aspetto dai contorni
difficilmente delimitabili, riguarda infortuni, sempre attribuibili all'effetto
dell'assunzione di sostanze alcoliche, ma che vedono coinvolti lavoratori che
svolgono la propria attività assieme o vicino a colui che ha assunto alcol.
L'alcol e le altre
droghe possono essere collocati tra i fattori soggettivi (umani) causa di
infortuni sul lavoro, perché riducono l'integrità psicofisica e alterano i tempi
di reazione. Pertanto, l'azienda può ritenere, anche in base alla legge
vigente, che il consumo di sostanze psicoattive richieda un intervento di
sensibilizzazione e informazione per ridurre tutti i possibili fattori di
rischio degli infortuni e delle problematiche correlate all'ambito lavorativo.
Ma lo fanno? I sindacati, le RSU lo fanno, il Rspp lo fa?
La legge parla chiaro:
"art.124 I lavoratori di cui viene accertato lo stato di
tossicodipendenza, i quali intendono accedere ai programmi terapeutici e di
riabilitazione (…) se assunti a tempo indeterminato hanno diritto alla
conservazione del posto di lavoro (…) e, comunque, per un periodo non superiore
ai tre anni (…). La stessa legge, per i soggetti con problemi e patologie
alcolcorrelate, attribuisce alle regioni il compito di programmare gli
interventi (anche quelli destinati al reinserimento sociale) e di individuare
servizi e strutture per realizzarli".
"DPR n°303 del 1956:
si fa esplicito divieto di somministrare bevande alcoliche all'interno
dell'azienda, indicando nel contempo la possibilità di consumare alcolici nella
mensa durante i pasti".
"Legge quadro in
materia di alcol (nota come legge Caccavari) art 15: sono i contratti
collettivi a disciplinare l'assunzione di bevande alcoliche durante l'attività
lavorativa; è vietata la distribuzione di superalcolici all'interno delle
aziende e il divieto è esteso a tutte le bevande alcoliche nel caso di attività
lavorative che comportino un elevato rischio" .
Se è pur vero che ci sono comparti a
maggior rischio, come quello edile, fonderie è anche vero che non esiste alcuna
attività umana compatibile con l'uso di alcol e altre droghe. Infatti, anche se
il lavoratore svolge solo attività di ufficio, sicuramente, il consumo di
droghe o alcol ha un effetto negativo sulla qualità del lavoro svolto, sulle
capacità di rapportarsi con gli altri individui presenti nello stesso ambiente
di lavoro. La sostanza più usata e abusata su tutti i posti di lavoro resta
l'alcol; il bere al lavoro, l'avere problemi con l'alcol e la frequenza con cui
ci si ubriaca possono determinare un aumento delle assenze dal lavoro per
malattia, come anche ritardi o abbandoni del posto di lavoro.
Occorre precisare
che i problemi dovuti ad uso di alcolici possono essere causati non solo dal
fatto di bere nel posto di lavoro, ma anche dal fatto di aver bevuto prima di
iniziare a lavorare come dicevamo prima.
In genere, l'assunzione di alcolici è
associata alla cultura presente nel posto di lavoro, alla disponibilità di
alcolici e all'alienazione. La cultura presente in azienda può essere sia di
accettazione e incoraggiamento nell'uso di bevande alcoliche, che di
scoraggiamento e inibizione. L'aumento del rischio di infortunio non riguarda
solo l'alcolista che si presenta già ubriaco sul posto di lavoro e come tale
facilmente individuabile; ma riguarda pure chi ha la consuetudine di bere anche
a basse dosi (due o tre bicchieri di vino) durante la pausa mensa. La ragione è
da ricercare nel fatto che anche bevendo due bicchieri di vino - 0,5m/l, il
rischio di incorrere in un infortunio raddoppia. Naturalmente, il rischio di
essere vittima di infortunio aumenta in proporzione alla quantità assunta,
cosicché la probabilità di restare vittima di infortunio con 1m/l (3 o 4
bicchieri di vino) aumenta di sei volte e raggiunge le 30 volte con 2m/l.
Per le altre sostanze, consigliamo la
lettura del articolo di Repubblica del 20 settembre 2006 "Muratori,
cottimo e stress: La cocaina invade i cantieri". «Questi nuovi drogati
sono il frutto avvelenato della deregulation dell´edilizia - dice Ettore
Brunelli, medico del lavoro, assessore verde alla Mobilità di Brescia - .La
nostra è un´economia dopata che genera doping. Basta farsi un giro nei paesotti
della bassa bresciana. Guardare i macchinoni. E sopra questi ragazzi muscolosi
con gli occhi schizzati di fuori. Le stesse facce le vedi all´alba sui
furgoncini. Sembrano indemoniati, sembra che vadano in guerra. E invece vanno a
costruire case».
“Per riuscire a fare qualche ora in
più nei cantieri, per sobbarcarsi uno straordinario di sudore e fatica, fra
macchinari e gru, magari per fare maxi turni, si ingurgita un bicchiere d'alcol
di troppo, si assume qualche eccitante, si sniffa un po', giusto per tenersi
su, non sentire la fatica, rendere meglio. E poi ecco la lista di sangue
composta dagli operai, friulani ma sempre più spesso immigrati, che, per
l'alcol eccessivo o la droga, sacrificano la vita o parte del corpo sull'altare
di un'operatività che deve essere a tutto sprint.
Non ci sono premi da
raggiungere, semplicemente si cerca una carica in più, un motivo per non
sentire la fatica, in alcune imprese friulane, in alcuni cantieri dove alcol e
droga non rappresentano, come per le classi giovani, un divertimento, uno
svago, ma una necessità quasi determinata dal tipo di mansione. Purtroppo, il
fenomeno è ancora sottovalutato, e difficilmente, nei referti, si trova scritto
che quell'incidente o quella morte sono dovuti a bevande alcoliche o
stupefacenti», dichiara Maria Maisto, responsabile del Sert dell'Azienda Medio
Friuli.
Infine va ricordato che l'alcol
potenzia l'effetto tossico di alcune sostanze presenti negli ambienti di lavoro
con conseguenti danni, in particolare al fegato, al sistema nervoso centrale e
all'apparato cardiovascolare. Nello specifico risultano dannose le seguenti
associazioni:
ALCOL+ SOLVENTI (cloruro
di vinile, eptano, benzolo, tricloroetilene)
ALCOL+ PESTICIDI (Dieltrin,
organofosforici)
ALCOL+METALLI (piombo,
mercurio, cromo, cobalto, manganese)
ALCOL+ NITROGLICERINA
Una delle ragioni è da ricercare nel
fatto che alcune sostanze impiegate nelle lavorazioni hanno come organi
bersaglio gli stessi organi target dell'alcol e/o delle altre droghe (come il
tabacco), cioè il sistema nervoso e il fegato. La concomitante presenza di più sostanze
nell'organismo pu provocare il potenziamento dei singoli effetti secondo
modelli sommativi o moltiplicativi a volte poco prevedibili. Nei casi in cui il
lavoratore abbia già contratto una malattia, per esempio una epatopatia causata
da tossici industriali (o per altre cause come nelle epatiti da virus), l'uso
dell'alcol o altre droghe ha effetti distruttivi maggiori.
Sappiamo che l’assunzione di alcolici
rende i lavoratori più inclini a comportamenti ad alto rischio, per se stessi e
per gli altri e rende inadeguate le condizioni psicofisiche rispetto a quanto
richiesto, sotto il profilo della sicurezza, dall’attività lavorativa svolta.
Il consumo di alcol ha quindi ripercussioni significative sul fenomeno
infortunistico. In alcune realtà lavorative si possono riscontrare casi di
dipendenza tra i lavoratori che spesso rendono estremamente pericolosa, anche
per i colleghi, l’attività lavorativa, specie se tali persone sono adibite a
mansioni particolari come la guida di mezzi di sollevamento, il controllo di impianti
o di macchinari complessi.
Uno studio effettuato
nel 2001 dalla F.I.M.M.G. e condotto da 2.269 medici di famiglia convenzionati
(63,6%) coinvolgendo nella rilevazione circa 62.000 assistiti, evidenzia alcuni
importanti aspetti culturali e atteggiamenti personali rispetto al consumo di
bevande alcoliche ed il fumo di tabacco. Per quanto riguarda il consumo di
bevande alcoliche è stato usato il test C.A.G.E. Dai risultati emerge che:
- l'11,9% di persone è a rischio per le
modalità di bere.
- Il 6,3% di persone adotta modalità
pericolose di bere.
- Il 3,5% di persone presenta un livello
crescente di dipendenza da alcol e quindi la necessità di interventi
specialistici.
Considerato tutto questo, la logica
più corretta è quella della Promozione della Salute.
Bisogna :
- inserire nella valutazione dei rischi
aziendali il problema della presenza del rischio da dipendenza da sostanze tra
i lavoratori;
- i lavoratori con questo
tipo di problematiche vanno inseriti in un piano di intervento scelto in
collaborazione con il medico competente, laddove sia previsto, oppure in collaborazione
i servizi territoriali di alcologia;
- il datore di lavoro decide di avviare un Progetto di Promozione della Salute
atto a prevenire la dipendenza in un ambito più ampio stili di vita che
favorisca il modificare o l’abbandono di comportamenti dannosi e l’adozione di
nuove abitudini di vita, favorevoli alla salute;
- la strategia per ottenere questi obiettivi prevede che il datore
di lavoro coinvolga i soggetti aziendali per la prevenzione, il Responsabile
del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, il medico
competente e i Servizi competenti della ASL e il volontariato sociale come gli
ACAT;
- sensibilizzare i lavoratori sui rischi
connessi all'assunzione di bevande alcoliche, sia durante il lavoro che fuori
dal lavoro, con lo scopo di ottenere un guadagno complessivo di salute
riducendo i comportamenti a rischio;
- rilevare opinioni e comportamenti
relativi ad alcol e lavoro per migliorare le conoscenze in merito al problema
sul territorio;
- alzare il livello di percezione del
rischio negli ambienti di lavoro e nella comunità;
- contribuire a ridurre, attraverso la
limitazione dei consumi alcolici, i rischi di infortunio sul lavoro, di
incidenti stradali e domestici e l'insorgere o l'aggravarsi di patologie alcol
correlate;
- sviluppare,
attraverso la costruzione di un gruppo di progetto in ogni azienda coinvolta,
la capacità di gestire eventuali problematiche alcol correlate;
- migliorare e favorire la conoscenza e
l'applicazione della legislazione a riguardo negli ambienti di lavoro;
- aumentare le conoscenze sui possibili
percorsi terapeutici e di sostegno riservati alle patologie alcol correlate.
(Da Progetto Alcol e
Lavoro. 30 marzo 2007)
Anche tra le mura domestiche si
registrano sempre più incidenti dovuti allo stato confusionale indotto
dall'alcol. Nel 2003 gli infortuni domestici sono stati 4,5 milioni, con 8 mila
morti (fonte ISPESL).
Tra il 4 e il 20% di tutti gli
incidenti che capitano sui luoghi di lavoro (940.000 ogni anno secondo le
denunce presentate all'INAIL) risultano alcool correlati.
Dei 940.000 infortuni segnalati,
quindi, 37.000-188.000 trovano la loro causa nell'uso di alcool.
(fonte Istituto Superiore
di Sanità).
CAPITANATA.IT
04.08.2008
torna
indietro)
______________________________________________
1^
CONFERENZA NAZIONALE ALCOL
“Costruiamo
alleanze per la salute e la sicurezza”
Il
16 e 17 ottobre 2008, si riuniranno per la prima volta a Roma, presso il centro
congressi dell’Hotel Parco dei Principi, tutti i rappresentanti del mondo
scientifico, dell’associazionismo, del privato sociale, delle istituzioni e
della produzione per condividere conoscenze, trasferire saperi e costruire
alleanze in materia di problemi alcolcorrelati.
Gli
argomenti che saranno affrontati nel corso della conferenza riguarderanno sei
aree tematiche:
1.
il cammino dell’alcologia in Italia,
2.
sicurezza nella guida e nel lavoro,
3.
protezione dei minori,
4.responsabilità
dell’individuo e responsabilità collettiva,
5.
prospettive e criticità del sistema dei servizi,
6.
ruolo e responsabilità dei produttori.
Si prega gentilmente di
confermare la preiscrizione entro il 10 settembre 2008, compilando
la scheda in allegato, al seguente indirizzo e-mail:
primaconferenzanazionalealcol@isfol.it
MINISTERO DEL
LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI
torna
indietro)
______________________________________________
«RECITERO'
IN UN FILM CHE E' UN MONITO PER I GIOVANI»
Enrico
Pappalardo protagonista in «sabato sera» del regista Pietro Spinale
Enrico Pappalardo, attore
e regista, a breve inizierà a girare un film che avrà un
impatto significativo, perché intende lanciare un messaggio forte soprattutto
ai giovani per scongiurare le stragi del sabato sera. «È un film a cui tengo
molto, perché affronta un problema gravissimo che può essere evitato se solo il
buonsenso prevalesse su tutto. Il
regista Pietro Spinale mi ha voluto nel cast di "Sabato
sera", dove interpreterò il ruolo del direttore di una discoteca che fa
circolare droga e alcol. Si tratta di una produzione indipendente che sarà
girata alla fine di settembre a Catania e provincia e protagonisti sono i
giovani che hanno superato i provini fatti ad Acicastello. Sarà per loro
un'esperienza emozionante oltre che esaltante per il messaggio che lanceranno a
tanti loro coetanei attraverso la loro interpretazione. Il film, una volta
ultimato, sarà presentato in Argentina, in Venezuela e anche a Malta».
Lei
è reduce da meritati successi avuti proprio in Argentina.
«Ho intrattenuto per tre
lunghe ore il pubblico calorosissimo con lo spettacolo "Cuntu di la Sicilia", una storia
della Sicilia dal 1860, dall'arrivo di Garibaldi alla cacciata dei Borboni fino
al fenomeno dell'emigrazione, passando attraverso eventi che hanno
caratterizzato la Sicilia
del tempo, la mafia, i fasci siciliani, le zolfare. Inoltre ho rivisitato
autori come Verga, Pirandello, Martoglio, Giusti, Sinopoli. Ogni avvenimento e
ogni argomento erano scanditi dalla voce bellissima della folksinger Rosita
Caliò, erede naturale di Rosa Balistreri e allieva benemerita della scuola di
Otello Profazio».
Lei
si è anche dedicato all'operetta e al musical partecipando al "Paese dei
campanelli" e "Voci in concerto", entrambi per la regia di Toni
Musumeci.
«L'operetta è un genere
bellissimo, è una sorta di favola in musica, prosa, danza e io mi sono
divertito a far parte di questo mondo incantato. Ritengo che l'attore debba
essere empatico, ma fino a un certo punto. Infatti deve crearsi ogni tanto una
via di fuga, perché altrimenti resta imprigionato in tutti i personaggi che
interpreta. Io sono voluto entrare in un mondo di lustrini e paiette e per me è
stata un'esperienza indimenticabile».
Altri
progetti per il futuro?
«Per la prossima stagione
teatrale farò teatro con Progetto Teatrando, diretto da Toni Musumeci, poi un
altro viaggio in Argentina. Poi un film di produzione internazionale di cui sto
leggendo il copione che è tutto in inglese. E per finire andrò a Roma perchè mi
hanno proposto delle fiction sulla Rai e su Canale 5».
LA SICILIA - Enza Barbagallo
torna
indietro)
______________________________________________
LA
CULTURA DEL BERE PASSA PER IL BICCHIERE DI GIGI STECCA
VILLAMARZANA.
L’esperto contesta la teoria che vuole l’aggiunta di bibite gassate a quelle
alcoliche e sostiene l’importanza dei corsi educativi che dovrebbero essere
diretti ai giovani.
È una tragica litania
apprendere ogni giorno da telegiornali e quotidiani di stragi sulle strade
dovute all'assunzione di bevande alcoliche. Così Gigi Stecca, proprietario del Michelangelo
Da Vinci Airplanes di Villamarzana e del Sebastian Pub di Ferrara, si batte da
molti anni affinchè venga impartita ai giovani una
corretta educazione sul modo di bere. Già inventore del bicchiere antisballo, da lui chiamato «raggio di luce», Stecca
prende parte a diverse trasmissioni televisive ed è pure in contatto con il
direttore del Cnr, Ivo Allegrini. «Bisogna
che tutti imparino a bere in maniera corretta. Basta bere dalla
bottiglia: è sbagliatissimo in quanto si finisce con l'incamerare l'anidride
carbonica, che, di fatto, accelera l'assunzione di alcol nel nostro corpo».
Su di lui un ragazzo di
Ravenna ha persino scritto una tesi, affascinato dal suo modo di fare
prevenzione direttamente alla clientela dei suoi locali. «La prevenzione va fatta insegnando, inutile
dare aria alla bocca. Ho pensato pure di realizzare un fumetto
intitolato «Il cavaliere del malto» che potrebbe diventare un utile opuscolo di facile comprensione per i giovani,in maniera che
imparino a bere correttamente la birra, il vino e gli spritz».
Stecca vanta esperienze nelle scuole, a Casalecchio di Reno e Badia, dove ha
testato oltre 120 ragazzi con il suo alcoltest personale. «Ai ragazzi è stata
fatta bere birra in due modi diversi: chi con il mio bicchiere, chi invece con
la bottiglia. Ebbene i risultati mi hanno ancora una volta dato ragione. Chi
beve dal bicchiere «raggio di luce» è sotto il limite degli 0,50, mentre chi
beve dalla bottiglia supera di molto gli 0,60».
Stecca
polemizza con quanti sostengono che per aiutare i giovani ad assorbire l'alcol
nel proprio corpo, basta dare loro una qualsiasi bevanda gassata. «Così facendo
invece si ottiene infatti l'esatto contrario, in quanto anche un banale
bicchiere di acqua frizzante bevuta dopo un paio di bicchieri di birra finisce
con l'essere nocivo.Mi piacerebbe
mettermi a disposizione per organizzare tavole rotonde ed incontri alla
presenza dei massimi esperti, perchè voglio
che tutti capiscano che è tanto semplice evitare che i giovani si riducano
ubriachi».
La battaglia di Stecca va
avanti come detto da svariati anni, ma a quanto pare lui è solo contro tutti.
«Politici, Ascom e Confesercenti non mi
stanno a sentire. Eppure noi
potremo diventare la prima provincia in ambito italiano a fare da apriprista di
nuovi corsi sull'educazione al bere, invece da noi si insegna a dire ai baristi
di dare ai ragazzi una Coca Cola dopo avere bevuto birra. Questo è veramente
assurdo».
Stecca
evidenzia che il vero sballo per i giovani è l'anidride carbonica. A suo dire, bere dalla
bottiglia porta inebrio e dipendenza, oltre al fatto che si finisce con il non
apprezzare le qualità organolettiche della bevanda. «Di recente ho
organizzatoil 1. Memorial Sebastiano Ferrari, presso la discoteca Le Piramidi
di Boara Pisani. È stata una serata dedicata all'arte del
bere. Per l'occasione ho
fatto realizzare un bicchiere dedicato al mio caro amico Sebastiano, scomparso
18 anni fa, il quale nel 1985 mi fece conoscere da vicino il mondo dei mastri
birrai belgi, lui che era importatore della Jupiter». Stecca lancia un appello
ai locali della provincia: «Vorrei
proporre una tabella di assorbimento dell'alcol. Ho perso tanti clienti, perchè
insistevano nel bere dalla bottiglia, ma
da me chi entra sobrio non esce di certo ebbro».
IL GAZZETTINO (Rovigo) - Marco
Scarazzatti
torna
indietro)
______________________________________________
UNO
STUDIO RIVELA L'IMPATTO DELLA DIPENDENZA SUL CERVELLO (www.cordis.europa.eu)
I ricercatori europei hanno gettato luce sui
cambiamenti molecolari che avvengono nel cervello dei tossicodipendenti. Queste
scoperte potrebbero portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per allontanare
i tossicodipendenti dalle droghe e prevenire una ricaduta. Il lavoro,
finanziato un parte dall'UE, è stato pubblicato nella rivista Neuron. La
dipendenza provoca cambiamenti molecolari nel cervello, soprattutto nelle
regioni che rilasciano dopamina, una molecola messaggera coinvolta nei
comportamenti di ricerca di gratificazione. I neuroni dei tossicodipendenti vengono
modificati in modo che possano trasmettere segnali di dopamina più forti del
normale.
Il fenomeno è conosciuto come "plasticità sinaptica indotta dalla
droga" e i ricercatori sospettano da molti anni che abbia un ruolo chiave
nello sviluppo della dipendenza. Nell'ultima fase della ricerca, gli scienziati
in Germania, Svizzera e Spagna hanno studiato i topi geneticamente modificati
nei quali sono state disattivate alcune proteine chiave nei neuroni che
producono la dopamina.
Il comportamento di questi topi geneticamente modificati
è stato confrontato con quello di topi normali in una serie di test. Inizialmente
i due gruppi si comportavano in modo simile: sotto l'influenza della cocaina, i
topi mostravano comportamenti tipici legati alla dipendenza, trascorrendo in
modo costante la maggior parte del tempo nelle aree dove si aspettavano di
trovare la droga.
Quando le droghe venivano allontanate, i topi normali alla
fine smettevano di cercare la droga dato che le dipendenze diminuivano.
Tuttavia, i topi nei quali era stata disattivata una proteina chiamata CluR1,
continuavano a cercare le droghe anche molto tempo dopo il loro allontanamento.
In altre parole, il comportamento dipendente persisteva. Nel topo normale con
una storia precedente di dipendenza, se la cocaina veniva allontanata e poi
risomministrata dopo una lunga pausa, la dipendenza ripartiva immediatamente e
i comportamenti di ricerca della droga venivano riattivati.
Tuttavia, lo studio
attuale ha scoperto che i topi senza proteina NR1 resistevano alla ricaduta in
comportamenti dipendenti. "È affascinante osservare come le singole
proteine possono determinare modelli comportamentali di dipendenza," ha
commentato Günther Schütz del German Cancer Research Center. "Inoltre, i risultati
aprono prospettive completamente nuove per trattare la dipendenza," ha
aggiunto Rainer Spanagel dell'Istituto Centrale per la Salute Mentale
della Germania. "Inoltre, bloccando il recettore NR1 si potrebbero
proteggere dalla ricaduta nella dipendenza.
L'attivazione selettiva di GluR1
contribuirebbe anche ad "annullare" la dipendenza." Il sostegno
UE per la ricerca è arrivato dal progetto PHECOMP ("Phenotypical
characterisation of animal models for neuropsychiatric disorders related to
compulsive behaviour"), finanziato nell'ambito dell'area tematica
"Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute" del
Sesto programma quadro (FP6).
Per ulteriori informazioni, visitare: German
Cancer Research Center (DKFZ):
http://www.dkfz.de
Neuron: http://www.neuron.org
Progetto PHECOMP: http://www.phecomp.com/
torna
indietro)
______________________________________________
SALUTE:
ALLARME ISS, A "SECCO" LA RICERCA SU EFFETTI ALCOL
(AGI) - Roma, 5 set. - A "secco" la ricerca in Italia
sugli effetti dell'alcol. I fondi necessari per prevenire i danni devono essere
reperiti in Europa. Lo denuncia all'Agi Emanuele Scafato, direttore del
centro Oms per la ricerca sull'alcol all'Istituto superiore di sanita' (Iss).
"In Italia per la ricerca sugli
effetti dell'alcol non si investe un euro: eppure e' la prima causa di morte
tra giovani e giovanissimi in Italia". A causa dell'alcool infatti
muoiono ogni anno in Italia 6.000 persone di cui meta' giovani. "Mi chiedo perche' 3.000 giovani l'anno devono
morire in questo modo senza che nessuno batta ciglio. Io devo andarmi a cercare
i fondi in Europa - continua Scafato - per fare ricerca sull'alcool. In Italia
bisogna cambiare rotta per porre fine a una vera e propria emergenza nazionale".
In Germania e' da tempo attivo il
"limite zero", che proibisce ai neo-patentati di guidare anche se
sotto il livello 'italiano' di 0,5g/l di alcool nel sangue, l'equivalente di
una birra. "Da noi una misura del genere sarebbe opportuna: chi guida non
deve bere alcolici, eliminare anche il limite di 0,5g/l nel sangue. Quel limite
- aggiunge Scafato - non genera
ricchezza ma crea solo costi sociali in incidenti e quant'altro, oltre che
disperazione". In Francia sono vietati spot televisivi di alcolici
e quelle cartacee possono rappresentare solo le qualita' del prodotto, senza
associare agli alcolici persone o emozioni. "Il 67 per cento dei ragazzi
in discoteca ricevono e consumano bevande alcoliche, quattro bicchieri in media
per i maschi e 3 per le ragazze. Il 43% dichiara di ubriacarsi. Non sorprendono
questi dati - sottolinea Scafato - visto che e' costante la promozione della
vendita di alcolici, specie in discoteca". Happy-hour, 'as you much as you
can', biglietti di ingresso in discoteca con consumazione obbligatoria e
pubblicita' sono tutti "incentivi al consumo che bisogna scoraggiare,
rendendo piu' costoso un alcolico rispetto a un analcolico, per esempio.
Oppure destinando una quota di tutti gli
investimenti in pubblicita' di alcolici a un fondo per la ricerca".
E' arrivato il momento di
"inseguire le cause di questa emergenza, piu' che le conseguenze: ben vengano i controlli in strada e la
certezza della pena per chi causa incidenti in stato di ebbrezza, ma la realta'
quotidiana dice che non basta". Arginare quindi l'emergenza alcol: una priorita' di cui si discutera' a
Roma in occasione della prima conferenza nazionale sull'alcol il 16 e 17
ottobre, convocata su richiesta della consulta nazionale alcol. (AGI)
AGI.IT
torna
indietro)
______________________________________________
OSPEDALE,
VANTAGGI DALLO STOP ALL'ALCOL
I
medici della salute mentale: «Più tutelati anche i nostri pazienti»
LUCCA. Ha fatto molto discutere, anche all’interno dell’Asl il provvedimento di
togliere tutti i prodotti alcolici da bar e mense aziendali. Sull’argomento
intervengono anche i medici e gli infermieri della salute mentale, che salutano
l’iniziativa non come una novità ma come un risultato atteso e auspicato, anche
per risolvere alcune problematiche legate al servizio:
«Si tratta
dell’adozione di una buona pratica - esordisce il dottor Marchi, direttore
della salute mentale adulti di Lucca - nell’ambito del programma Hph. Quella degli ospedali che promuovono salute è una cultura nuova e iniziative come questa pongono la
nostra azienda all’avanguardia a livello nazionale. Si tratta comunque
di una sorta di tradizione, visto che ad esempio il nostro centro trasfusionale già diversi anni fa, prima di ogni altra
realtà nazionale e non senza qualche protesta, aveva tolto il vino dai prodotti di
ristoro per i donatori di sangue contravvenendo al detto diffuso (ma falso) che
il vino fa buon sangue. Per quanto riguarda il servizio di salute
mentale, l’impegno per limitare l’uso degli alcolici è stato negli anni assai
più ampio di quanto si possa credere. Questo anche perché abbiamo in carico
circa 300 soggetti ogni anno che evidenziano problematiche legate
prioritariamente o secondariamente all’alcol e molte di queste persone abusano
pure di altre sostanze: il poli-abuso è purtroppo sempre più diffuso, anche sul
nostro territorio».
«Nel reparto ospedaliero di psichiatria - aggiunge il dottor Maltagliati - registriamo circa 80 ricoveri all’anno correlati all’abuso di alcol e il provvedimento di togliere il vino e
tutti i prodotti alcolici da bar e mense aziendali ha sicuramente contribuito a
dare alla nostra struttura una maggiore tranquillità. Infatti nei mesi scorsi,
approfittando della libertà di uscire di cui giustamente godono, alcuni pazienti si confondevano agli
avventori dei bar e riuscivano a bere vino o birra, provocando poi problemi in
reparto».
«Il divieto di vendere alcolici nelle nostre
strutture - continua il
dottor Carratori - è un intervento importante, anche perché evidenzia che il vino non
è, come si è pensato a lungo, un elemento imprescindibile del pasto e che anzi
è possibile farne a meno».
«Esistono molti
studi - spiega inoltre il dottor Ambrogini - che mettono in evidenza come ci
siano precise correlazioni tra il consumo eccessivo di alcol e i disturbi
dell’umore. E’ bene quindi che tutti noi prendiamo coscienza di questo, per
evitare abusi che possono essere davvero pericolosi per la nostra salute».
«L’assenza di alcolici nelle mense e nei bar
aziendali - conclude il
dottor Pintus - è davvero un buon risultato. Da evidenziare
comunque che nei nostri centri di riabilitazione e nelle nostre strutture
territoriali l’alcol è bandito ormai da molti anni».
Il personale della
salute mentale di Lucca auspica anche che anche la discussione che si è
sviluppata in questi giorni possa in qualche modo spostare l’ago della
bilancia, oggi “sfavorevole”, rispetto all’uso dell’alcol che spesso in maniera
superficiale viene fatto da molti giovani, i quali restano forse intrappolati
in una visione non realistica, ad esempio pensando (erroneamente) all’alcol
come un antidepressivo.
Fondamentale può
intanto rivelarsi l’opera dei gruppi di mutuo auto-aiuto, con i quali l’Asl 2
ha stretto un’importante e proficua collaborazione.
IL TIRRENO del 23 agosto 2008
torna
indietro)
______________________________________________
SIAMO
DI FRONTE A STILI DI VITA DIFFICILI DA ESTIRPARE
Guidava
perfino uno in «coma etilico», come lo ha classificato il medico Giovanni Serpelloni,
ideatore dei controlli antidroga e antialcol nei quali lo scellerato è incorso. La sperimentazione,
attivata a Peschiera del Garda, verrà presto estesa. Quanto possa essere
efficace e agire da deterrente questo tipo di controlli, lo si vedrà in futuro.
Per intanto,
colpisce in questo primo test la quantità di automobilisti ai quali è stato
accertato un tasso alcolico, o di droga, o di alcol e droga insieme, superiore
alla norma. Certo, quella specie di zombie etilico sembra un caso limite. E tuttavia
le cifre dei primi blocchi impressionano. Il 45 % dei fermati è risultato
positivo ai test: oltre il 21 per cento per l’alcol assunto, quasi il 14 per le
droghe e oltre l’11 per il mix di alcol e droghe.
Significa che circa
la metà di quelli che girano di notte in auto potrebbe essere in condizioni
alterate, pericolosi per sé e per gli altri (come il giovane sotto effetto di
alcol e droghe che ieri notte ha investito e ucciso un metronotte a Bari). (*)
In realtà, ormai, ogni
volta che si fa un controllo - che si testino i ragazzini sull’uso di droghe o
di alcol, che lo si faccia con gli adulti, che si divida il campione per
categorie sociali o professionali, per età e sesso, che si analizzino le acque reflue delle città (lo si è fatto a Milano,
con dati sconvolgenti sulla presenza di cocaina, ad esempio) - il risultato è
lo stesso. Droga - di ogni tipo- e alcol scorrono a fiumi.
Del
resto, l’alcol è una sostanza mortale in libera vendita, il cui uso è per di
più socialmente e culturalmente legittimato e incoraggiato, spesso anche dalle
istituzioni (si pensi a manifestazioni patogene come l’Ombralonga di Treviso).
Quanto alla droga,
è stata, di fatto, assunta come ingrediente normale di molte relazioni sociali.
Solo contro l’eroina si è davvero combattuto, negli anni ’80 e ’90, ma oggi sta
tornando anch’essa, magari fumata e sniffata (prima di giungere alla siringa).
Sono stati gli stili di
vita di molti personaggi e ceti di successo - o celebrati come tali da troppi
media - a circondare di glamour e a legittimare di nuovo - un po’ come si è
fatto, più innocentemente, con i tatuaggi - l’uso di droghe (e il loro mix con
l’alcol). Questi stili di vita,
spudorati e stupefacenti, in ogni senso, sono oggi dominanti, nella pratica o
nei desideri, nell’immaginario, di tanti. Per estirparli, per cambiarli, non
basterà controllare le strade.
TRENTINO - L’OPINIONE - GIANFRANCO BETTIN
torna
indietro)
______________________________________________
SICUREZZA
SULLE STRADE: EMERGENZA DA ANNI
L'associazione Europea
Familiari e Vittime della Strada onlus chiede alla nostra Prefettura e Questura
di attivarsi nella nostra provincia richiamando tutti i diretti interessati per
realizzare, in piena collaborazione con tutte le forze dell'ordine, il progetto
sperimentale " MEDICI IN STRADA ALCOL E NARCOTEST IMMEDIATO": ci
saranno importanti sorprese di grande utilità per la sicurezza e l'incolumità
dei cittadini spesso UCCISI da automobilisti , motociclisti drogati da alcol cocaina
eccetera.
Ci sembra giusto non
avere paura di prevenire e di accettare scelte di GOVERNO quando possono sicuramente
dare un cambiamento alla cultura del rispetto della vita sulla strada per
tutti, da molti anni per la paura della impopolarità la politica ha fatto
scelte palliative, nella speranza del buon senso di ogni cittadino, anche se da
molte parti veniva chiesto SERIETA', RIGORE, GIUSTIZIA PER LA SALUTE E LA VITA SULLE NOSTRE
STRADE .
Chiediamo al nostro
prefetto di agire senza timore ma nella certezza e con volontà di usare tutti i
suoi POTERI nel nostro territorio molto segnato da gravi lutti degli incidenti
stradali.
Leggendo i giornali,
ascoltando i fatti di cronaca, parlando noi stessi con tanti familiari già
colpiti da questa guerra , non possiamo chiedere la PACE nel MONDO e avere la
guerra in provincia , non si può combattere la MAFIA E CONSUMARE LE
SOSTANZE CHE LA MANTENGONO,
siamo cattivi educatori bugiardi: la stessa cosa succede sulle strade, abbiamo
PAURA di essere bravi adulti ognuno nel proprio ruolo, la SALUTE, LA SICUREZZA, LA LEGALITA' SONO VALORI
PORTANTI DELLA NOSTRA CARTA COSTITUZIONALE, quindi chiediamo un forte impegno
per cambiare INSIEME LE COSE, PER AMORE DEI GIOVANI, E NON DELUDERE LA LORO ASPETTATIVA.
Chiediamo di far
rispettare le leggi già esistenti, "IL DIVIETO DI SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE
ALCOLICHE DOPO LE DUE DI NOTTE", usando i controlli a sorpresa per
scoraggiare i furbi gestori, RICHIAMARE I SINDACI A USARE I POTERI DATI DAL
GOVERNO NELL'ULTIMO PACCHETTO DI SICUREZZA, vietando di vendere ogni cosa
davanti e nelle vicinanze DEI LOCALI, A TUTTE LE ORE, per non avere disparitàe
pretesti alla mancanza di rispetto delle leggi come avviene ORA.
Non sappiamo ancora nei
controlli della notte scorsa cosa sia successo, ma sicuramente tanti RITIRI DI
PATENTI: per fortuna, con la buona volontà di alcuni, da un pò di tempo si
ritirano molte più patenti, si fermano molte mine vaganti pronte a colpire. IL
PROGETTO SALVA PATENTE dà la possibilità di capire quanto sia grave la nostra
realtà sui consumi che alterano la capacità di GUIDA, tutti questi costi che la
comunità sostiene pagando le forze dell'ordine devono dare ancora una volta
senza rassegnazione la VOLONTA’
di mettere attorno ad un tavolo tutti e dire BASTA, DOBBIAMO CAMBIARE: CHI NON
RISPETTA LE LEGGI, LE REGOLE, E' FUORI DAL SISTEMA.
Come sempre diamo la
nostra sincera disponibilità al sano confronto per non perdere tempo; i morti e
gli invalidi e tanta disperazione ci sono da tanti anni, basta con statistiche
le cose le vediamo con i nostri occhi , in ogni casa c'è chi beve alcol o si
droga.
COMUNICATO ASSOCIAZIONE
EUROPEA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA – ONLUS
LETTERA
APERTA AL PREFETTO AL QUESTORE ALLA STAMPA
ABBIAMO SFRUTTATO LA PAROLA DISAGIO PER
MOLTO TEMPO, ADESSO CHE ARMA CI INVENTEREMO???
GRAZIE PER LA CORTESE ATTENZIONE.
CORDIALMENTE
CARLA MARIANI PORTIOLI
VICE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE EUROPEA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA ONLUS
CORDINAMENTO EMILIA VIA
MARTIRI DELLA LIBERTA 13 42045 CASONI LUZZARA R.E
torna
indietro)
______________________________________________
ALCOOL
E GIOVANI. I numeri del dramma
I
dati epidemiologici ci dicono che nella nostra regione, il Friuli Venezia
Giulia, l'alcool è la terza causa di morte fra la popolazione residente ed è la
prima per i ragazzi fra i 18 e i 25 anni. Venti bambini su cento iniziano a
bere tra gli 11 e 15 anni. Ogni anno, a causa dell'alcool muoiono sul lavoro
750 persone.
In Italia (dati Oms 2002) un decesso su 4 fra i giovani di età compresa fra i
15 e i 29 anni è dovuto al consumo di alcool, (totale di 5500 morti all'anno). La metà dei decessi sulla strada va
ricondotta alla bottiglia. La vittime nella nostra regione lo scorso anno sono
state oltre 1.500.
Negli ultimi tre anni ci
sono stati 44 mila ricoveri che possono essere messi in relazione con eccesso
di consumo di alcool e sono 14 mila le persone attualmente in cura per gravi
patologie dovute all'alcool. Il 40\%
dei decessi negli ospedali del Friuli Venezia Giulia sono dovuti all'alcool.
Fra i nostri ragazzi lo sballo del fine settimana è diventato un rito da
perseguire; bere 5-6 bicchieri in poche
ore per andare fuori di testa rimane un obiettivo per il 74\% dei teenager:
il 14.2\% della popolazione sotto i 24 anni in Friuli si ubriaca più di due
volte alla settimana. Il dato è triplicato negli ultimi anni e sta sempre più
interessando anche le ragazze.
Siamo soggetti a ipocrite
contraddizioni (in Italia la legge
vieta ai minori di 16 anni la somministrazione di alcool, ma non la vendita)
e a carenze legislative. A differenza di molti Paesi europei le aziende che
producono alcolici non hanno limitazioni sulla pubblicità e quotidianamente
siamo invasi da spot e pagine dei giornali che ci invitano a bere. Perché nelle
bottiglie non c'è scritto che l'eccesso "nuoce gravemente alla
salute" come nei pacchetti di sigarette? Perché, a differenza delle
droghe, l'alcool è legale tollerato e promosso? L'alcool è una droga pesante, al pari della cocaina e dell'eroina,
perché dà dipendenza (dopo qualche tempo si è costretti a bere per non soffrire
di crisi di astinenza, psicologica e fisica) e assuefazione (necessità di
aumentare la dose per ottenere gli stessi effetti).
Il suo principio attivo
ha ripercussioni molto pesanti sull'organismo: rallentamento dei riflessi,
perdita di equilibrio, confusione mentale fino ad arrivare alle allucinazioni e
al coma etilico. I dati ci dicono che iniziare a bere sotto i 16 anni
quadruplica la possibilità di ritrovarsi alcolizzato dopo i 21, e che l'età
media di un alcolista si è abbassata di 10 anni (attualmente è 42 anni) dal
1980 a oggi. Perché i ragazzi assumono alcool cosi precocemente e con modalità
patologiche? Perché le ragazzine di 14 anni a scuola, in ricreazione, fanno
merenda a base di spritz? Per "sentirsi grandi"?, per trasgredire?,
per noia?, per difficoltà personali?, per sentirsi "accettate" dal
gruppo?; probabilmente le risposte sono diverse per ognuna di loro o sono altre
ancora.
Resta il fatto che una delle cose su cui possiamo cercare di
intervenire sono i modelli culturali e gli stili di vita dei ragazzi:
"alcool è brutto", "lo sballo non è né ganzo, né fico". Perlomeno
chi si avvicina all'alcool per imitare modelli di comportamento considerati
"fighi" o per essere accettato dal gruppo di appartenenza, si sentirà
più libero di scegliere il suo personale modo di essere. Appurato che veti e proibizionismi non
portano ad alcun reale beneficio, a mio giudizio, si dovrebbe cercare di
intervenire, in supporto al lavoro delle aziende sanitarie, attraverso percorsi
culturali ed educativi che partano dal territorio, dalla scuola, dagli oratori,
dai centri giovanili e dalle istituzioni locali. Quest'estate in un paese della nostra regione è partito il primo esperimento
di "sagra senz'alcool", è stato un successo: grande partecipazione di
pubblico e sembrerebbe che... il bicchierino di vino o la bottiglia di birra
non sia mancata poi molto a nessuno! Non può dirsi proibizionismo, ma
sperimentazione di "modi di fare festa diversi". Ai ragazzini
di 11-13 anni, ma anche agli adolescenti, piacciono molto le granite
ghiacciate, i sontuosi frappè, i freschi frullati, le dolci spremute, i thè
freddi sfiziosi, le cioccolate profumate dai mille gusti e sapori diversi: possono essere argomenti e spunti per
"mille e una sagra", sbizzarritevi! Anche le amministrazioni
pubbliche dovrebbero rivolgere maggior attenzione al problema, destinare
risorse, e sforzarsi di promuovere percorsi educativi e informativi
maggiormente atti alla salvaguardia della salute dei propri cittadini,
soprattutto alle nuove generazioni. In tal senso meritevoli e virtuose sono le
iniziative intraprese dal Comune di San Vito al Tagliamento, apparse nei
quotidiani negli scorsi mesi. Alcool vietato ai giovani dopo la mezzanotte
nelle sagre, etilometri in uso per testare il tasso alcolico. Ancora: consumo
di alcool contingentato in occasione di una grande festa studentesca,
organizzata dall'assessorato alle politiche giovanili, che il 1 giugno ha
coinvolto circa un migliaio di studenti delle scuole superiori. Una sola birra
a testa e, come prevede la legge, esclusivamente ai maggiori di 16 anni. Per contro, purtroppo, si continuano ad
assistere al fiorire di nuove manifestazioni di "carattere alcolico",
spesso completamente al di fuori delle nostre tradizioni popolari, rivolte
prevalentemente ai giovani e, alcune volte, anche patrocinate e sostenute da
istituzioni pubbliche. Penso che il momento sociale e ricreativo non
possa, in ogni caso, mai prescindere certe considerazioni. Sarebbe bello,
almeno, che, all'interno di queste manifestazioni (feste della birra, calici di
stelle, cantine aperte ecc.) venisse data un'adeguata informazione.
di
Roberto Innocente Medico al CRO di
Aviano - IL GAZZETTINO (Pordenone)
(torna
indietro)
______________________________________________
|