DECALOGO: DIVERTIRSI IN SICUREZZA

25/07/08 - E´ arrivata l´estate e tutti abbiamo voglia di vacanza, mare, ombrelloni, cocktail e birra ghiacciata... Pero´ bisogna saper divertirsi proprio come consiglia il nostro amico Davide Nicolò, trend setter di fama internazionale, vita divisa tra i locali top di Rimini, Riccione, Ibiza e Formentera, che conosce bene le trappole nascoste nelle Mecche della vita al massimo.

Proprio lui, già autore di un decalogo antistupro, ci aiuta a costruire un vademecum per ridurre al minimo i rischi della vacanza dei sogni. Ha lanciato e collaborato con locali come il Cocoricò, il Prince, il Byblos di Riccione, Pineta di Milano Marittima, ma anche il Buddha Bar di Parigi, lo Space e il Privilege di Ibiza e lo Xueno di Formentera. I giovani li conosce bene. Sa come si comportano nei luoghi della movida.

E soprattutto sa quali sono le accortezze per divertirsi in sicurezza. Ecco il suo decalogo di consigli. Non sono troppo diversi dalle raccomandazioni della nonna, ma il “buon senso” dice “non invecchia mai”.

Attualmente collabora con realtà come il Coconuts di Rimini, il Cocoricò di Riccione, il DiscoVillage di Follonica, che insieme ad un’altra cinquantina di locali italiani ed esteri (soprattutto d’Ibiza, Mykonos e Lloret del Mar) lo stamperanno nel retro dei flyer del mese di Agosto in tre lingue: Italiano, inglese e spagnolo…

Inoltre lo stesso decalogo sarà motivo per dialogare in rete in un blog che nascerà appositamete sul suo sito, in via di restyling:

1 - Partire in gruppo e con i giusti contatti: è bene informarsi prima della partenza su quali saranno

i locali da frequentare. E a fornire gli indirizzi deve essere una persona affidabile.

2 - Nei locali non perdere mai di vista il proprio bicchiere, sapendo cosa si sta bevendo. Qualcuno potrebbe far scivolare polveri o pasticche, pensando di rendere la serata più allegra.

3 - Non tornare mai a casa da sole. Anche due amiche non bastano. Ci vuole la presenza di un ragazzo, meglio se a spostarsi è l’intera comitiva.

4 - Per muoversi è meglio usare i mezzi pubblici o andare a piedi. Evitare i taxi abusivi che stazionano fuori dalle discoteche: in caso di furti o violenze è impossibile rintracciare l’autista.

5 - Non dare il proprio numero di telefono alla prima persona incontrata, anche se donna.

6 - Non ostentare soldi o gioielli. Meglio vestire in modo semplice, in jeans e scarpe da ginnastica. Abiti succinti e tacchi da 11 solo se si è in compagnia di amici fidati.

7 - Se si è sole, è meglio dormire in un hotel o in una pensione, magari consigliata da fidati. Mai negli alberghi di periferia o economici: sono spesso alberghi a ore.

8 - Preferire le discoteche famose ai localini in riva al mare: le prime sono più affidabili perché soggette a rigide leggi per la tutela della sicurezza.

9 - Cercare di stare alla larga dai tipi pericolosi. Ovvero quelli che attaccano briga, che provocano, che bevono alcolici, che straparlano e fanno di tutto per esagerare.

10 - Non bere più di un drink a sera, massimo due, ma senza mischiare tipi diversi di alcolici. Per non sbagliare, meglio bere soltanto succhi di frutta oppure analcolici.  

NEWSIC  (red)

 

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IL MONITO DI NICO DI PALO, leader dei New Trolls, domenica al Festival Analcolico

Chi guida ubriaco spezza i sogni di tutti

Tra gli ospiti giunti domenica sera a Castel d’Ario per partecipare all’ottava edizione del Festival Musicale Analcolico c’era anche Nico di Palo, uno dei leader carismatici dei New Trolls, gruppo musicale italiano tra i più noti e apprezzati degli anni ’70, ieri sera in concerto a Palazzo Te. Il celebre cantante ha parlato del terribile incidente stradale in cui venne coinvolto dieci anni fa nei pressi di Arezzo, mentre stava viaggiando in direzione Roma: un camion guidato da una persona ubriaca lo centrò, mandandolo in coma per 44 lunghi giorni. 

Un momento drammatico che mi ha insegnato ad apprezzare tutte quelle cose che prima davo per scontate – racconta Di Palo -, nel quale ho compreso che in un attimo la tua vita può essere rovinata ed è per questo che ai più giovani dico: cercate di realizzare subito i vostri sogni, prima che possa subentrare qualcosa, come nel caso del sottoscritto, che possa stravolgervi in maniera così repentina e tragica l’esistenza”. 

A completamento del suo appello, Di Palo ha lanciato un ulteriore monito alla gioventù: “Avere dei sogni da realizzare è un diritto sacrosanto e per questo vi prego di riflettere bene su una cosa: se avete bevuto troppo e non siete sufficientemente lucidi per mettervi alla guida non fatelo, perché comportandovi contrariamente rischiate di spezzare i sogni e le aspettative di altre persone come voi”. E prosegue: “ Anche ai miei tempi se ne facevano di cotte e di crude, ma c’era un momento in cui riuscivamo a dire “stop”; oggigiorno – me lo si lasci dire – non è invece così. Si percepisce la poca importanza che i ragazzi, ma in realtà anche alcuni adulti, danno alla vita”.

L’impareggiabile voce dei “nuovi folletti” ha poi risposto ad alcune domande relative all’interminabile periodo di tempo trascorso tra la vita e la morte, dal quale è uscito miracolosamente, sorprendendo gli stessi medici. “L’unica cosa che ricordo mentre dormivo è il buio totale.

Una volta uscito da quello stato, dopo aver sentito le notizie trasmesse dal primo telegiornale visto, ho avuto l’impressione che fossero trascorsi 40 anni”.

E racconta un simpatico aneddoto: “Gli amici mi facevano sempre ascoltare le nostre canzoni, così, una volta ristabilitomi, ho chiesto loro se non fosse stato il caso di mettermi in cuffia anche qualcosa dei Pink Floyd…”.

LA VOCE DI MANTOVA -Matteo Vincenzi 

 

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ALCOLISMO: L’ABUSO “MODERATO” DELLA TRADIZIONE ITALIANA

Nel 2007, i morti per droga sono stati 972, 34mila i decessi dovuti all'alcol con il 50% degli incidenti stradali in Italia causati dall'assunzione di etanolo.

Che gli italiani ormai si bevano qualunque cosa lo sapevamo. Che il modello di consumo di alcol sia per tradizione “moderato”, come riporta l’Istat nell’indagine Multiscopo 2007, “Aspetti della vita quotidiana” è una novità antica, un dogma di fede che non sente le ragioni di una situazione ben più pesante. Associare questa “moderazione” di costume alla quotidianità è, infatti, già di per sé un’implicita ammissione di dipendenza che tende ad anestetizzare la gradazione del problema.

Ma l’Italia, si sa, è un paese fortemente attaccato alla tradizione, ed evidentemente anche alla bottiglia, che si nasconde dietro una o due dita di vino.

Si potrebbe pensare che per le Istituzioni il problema sia, invece che tirare il collo a questa dannata bottiglia, nel timore di gettare via con l’acqua sporca anche il bambino - come recita un vecchio adagio - , di lasciare aperti i rubinetti sperando che lo sporco tracimi da solo oltre il bordo della vasca. E il bambino? Galleggerà come una bottiglia in cui si è cercato di proteggere un messaggio poco rassicurante. Ovvero “bere bene” assumendo moderatamente l’alcol come consuetudine alimentare, cercando di gestirne l’aspetto sociale, e di ordine, più che quello sanitario.

Nel Piano nazionale alcol e salute-Pnas 2007-2009, uno dei maggiori problemi individuati nel documento del ministero della Salute, è rappresentato dal modello di consumo importato dai Paesi del Nord Europa, il cosiddetto binge drinking. Questo nuovo modello comporta una notevole variazione delle quantità e della qualità dei consumi di bevande alcoliche, sostituendo progressivamente vino e alcolici a bassa gradazione, come complemento dei pasti, con bevande ad alto contenuto alcolico consumato in grandi quantità “in occasioni ricreazionali”.

L’Istat ha rilevato per la prima volta questo fenomeno nel 2003 e, al 2007, la quota della popolazione di 11 anni e più che ha dichiarato di aver consumato alcol in eccesso (convenzionalmente 6 o più bicchieri) in una sola occasione, almeno una volta negli ultimi 12 mesi è salita dal 7,1 all’8%, con un picco massimo del 24,2% della popolazione maschile compresa nella fascia d’età 20-24.

Sul territorio, il binge drinking risulta essere abitudine più diffusa nell’Italia settentrionale, ripartita al 10,6% nel Nord est e al 8,6% nel Nord ovest. L’unico rischio sembrano essere solamente gli episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni che, rileva l’Istat, interessano quasi 10 milioni di italiani dagli 11 anni in e più, con forti differenziazioni per sesso, fascia di età e territorio.

Tra i minori della fascia di età 11-17 anni, la quota interessata da tali comportamenti, che prevedono assunzione giornaliera non moderata di vino, birra o altri alcolici, e il consumo di alcolici fuori pasto, almeno una volta a settimana, è del 18,9% (23,3% tra i maschi e 14,2% tra le femmine). Dati allarmanti se si considera l’adesione dell’Italia, per gli anni 1992-1999, alla I fase del Piano di azione europeo per l’alcol, promosso dall'Organizzazione mondiale della sanità-Oms, che prevedeva la riduzione del 25% dei consumi annuali pro-capite di alcol puro, “cui, negli stessi anni, ha fatto riscontro – afferma il Pnas - la riduzione del tasso di mortalità per cirrosi epatica”.

Tuttavia il decremento del tasso di mortalità è un dato che risente anche di altri fattori tra i quali è necessario ricordare i progressi della medicina nella cura di questa malattia. Sebbene, infatti, l’Italia, con la legge n. 125 del 2001, abbia proceduto a una più rigorosa regolamentazione in settori non direttamente sanitari, come la pubblicità e la vendita, e parallelamente abbia rafforzato i servizi sociali e sanitari finalizzati alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione, tale sistema è ancora maggiormente improntato alla prevenzione del danno come conseguenza incidentale della causa, l’assunzione generica di alcol, percepita solamente nei suoi aspetti più eclatanti.

Come a dire che se la vasca esonda è colpa della moglie ubriaca, purché non sia il marito a riempirla di botte. E il bambino? In questo caso è opportuno ricordare che il suo destino è lo stesso della bottiglia che lo Stato vuole salvare, quella bottiglia con il messaggio poco rassicurante, visto, infatti, che beve il 32,3% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni che vivono in famiglie dove c’è almeno un genitore che fa uso non moderato di bevande alcoliche. 

FONDAZIONEITALIANI.IT - di Andrea Camboni

 

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LIBRI. ANTOLOGIA DI SCRITTI DELLO PSICHIATRA

Andreoli scava nelle «teste piene di droga»

Dagli effetti su corpo e mente ai percorsi di recupero

 Nel 1967 una notizia di cronaca richiamò l’attenzione sul «barcone del Tevere», un relitto stabilmente ancorato sulla riva del fiume, dove si ascoltava musica, bevendo birra.

Una notte vi fece irruzione la polizia, sequestrando droga e fermando alcuni che ne erano visibilmente consumatori.

Da quell’episodio Vittorino Andreoli comincia in «La testa piena di droga» edito da Rizzoli, la sua narrazione del fenomeno droga in Italia, che coincide con gli anni della sua attività di psichiatra e di ricercatore in materia di tossicodipendenze. Una lunga avventura di studi e di interventi, testimoniata da questo libro, che è una ampia antologia di quanto lo psichiatra-scrittore ha narrato sull’argomento, al di là di un cospicuo numero di libri.

Alla fine degli anni Sessanta, la droga di tanto in tanto era citata dai giornali, ma fino ad allora il consumo riportava a qualche personaggio «dell’alta società» o a qualche rampollo di famiglia-bene. In occasione dell’episodio del barcone a destare apprensione fu il fatto che a drogarsi erano ragazzi «comuni» e in parecchi: un vero party a base di droga.

«A dire il vero», osserva Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, «di droga di massa si era già parlato, ma il riferimento era sempre gli Stati Uniti, dove si consumavano droghe e musica rock, spesso in un’abbinata che sembrava obbligatoria. Gli Stati Uniti in quel periodo rappresentavano il laboratorio di una società che stava cambiando rapidamente costumi in una vera e propria metamorfosi».

E proprio Andreoli conosceva bene questo fenomeno, avendo lavorato alcuni anni prima in un laboratorio della Nasa nel New Mexico, poi in un ospedale a New York.

L’episodio del barcone sul Tevere fu presto dimenticato, ma si vide subito dopo, nel ’68, come quel campanello d’allarme fosse suonato a tempo.

«In Italia», ricorda Andreoli, «vigeva allora una legge frettolosamente approvata nel 1954 per aderire ad un consiglio dell’Onu. Una legge che conteneva già un errore pericoloso: considerare alla stessa stregua i mercanti e i consumatori di droga. Da allora in poi le cose sono sempre peggiorate nella lotta senza fine alla tossicodipendenza: un dramma antico», spiega Andreoli, «che si rinnova costantemente in nuove forme, nuove modalità, nuove sostanze e su nuove vittime».

E che nasconde meccanismi complessi, disagi profondi, sofferenze irrisolte, ma forse non irrisolvibili.

In questa inedita antologia di scritti, Vittorino Andreoli unisce gli strumenti della psichiatria a quelli della farmacologia per approfondire e indagare le molte sfaccettature e le possibili chiavi di accesso a un problema che scuote pubblico e privato e mette in scena il dolore, un dolore evitabile.

A partire da una rigorosa classificazione delle droghe - dall’eroina alla cannabis, dagli allucinogeni alla cocaina, fino alle droghe «casalinghe» come l’alcool e il tabacco -, completata da un’accurata descrizione dei loro effetti sul sistema nervoso e sul comportamento, Andreoli affronta il vasto tema delle radici psicologiche.

IL GIORNALE DI VICENZA 

 

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«MA E’ SOPRATTUTTO UN PROBLEMA DI CULTURA»

PREDAZZO - A giudizio di Roberto Cuni , esperto del Centro studi e ricerche dell'Apcat del Trentino sui problemi alcolcorrelati, il problema dell'alcol è soprattutto un problema di cultura, con grosse preoccupazioni per un fenomeno che interessa anche i giovanissimi, fin dall'età di undici/dodici anni. Roberto Giacomelli , predazzano doc, vice Questore aggiunto e dirigente della squadra mobile di Trento, ha ribadito come «la priorità assoluta sia la sicurezza dei cittadini» e come «compito delle forze dell'ordine non sia quello di dare fastidio ma di far rispettare le regole». Confermando l'inizio di attività specifiche di sensibilizzazione dei giovani, anche attraverso il mondo della scuola, e ricordando le ultime, importanti modifiche del Codice della strada. Particolarmente interessante la relazione di Roberto Ferrais , ispettore capo e responsabile dell'ufficio incidenti della Polizia stradale di Trento. Le sue immagini, relative ad alcuni incidenti tanto spettacolari quanto spesso con effetti mortali, hanno colpito la sensibilità dei presenti. «Meglio un figlio senza patente che una patente senza un figlio», è stato l'assunto finale del dirigente, che ha invitato tutti ad una seria riflessione, mentre sulle consulenze alcologiche si è infine soffermato il dottor Guido Dalprà , medico del servizio alcologia del Distretto sanitario di Fiemme e Fassa. Ampio il dibattito, per capire ancora meglio i pericoli che l'eccesso di alcol provoca in chi è alla guida e può mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Da esso è emerso che i controlli, anche in Fiemme e Fassa, comunque ci sono, pur essendo impossibile quantificarli con esattezza, trattandosi di dati separati rispetto alle statistiche generali della Provincia.

L’ADIGE - M. F.

 

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INFORTUNI, MORTI E STILE DI VITA

Dei 940.000 infortuni segnalati, quindi, 37.000-188.000 trovano la loro causa nell'uso di alcool

Non si ferma lo stillicidio di vittime che ogni giorno si aggiungono a quanti hanno perso la vita la vita sul lavoro o si sono gravemente infortunati, per non dimenticare quanti si ammalano a causa delle pessime condizioni di lavoro. La tragedia dell’acciaieria Thyssenkrupp di Torino, ci porta ha parlare purtroppo dei morti e degli infortuni sul lavoro. Alcune volte, come nel caso dell’acciaieria Thyssenkrupp la responsabilità della tragedia è da imputarsi al mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza da parte dell’azienda, altre ancora al sistema della precarietà che determina la presenza di lavoratori privi di esperienza in mansioni altamente pericolose, altre ancora alla stanchezza determinata da turni di lavoro massacranti.

Le statistiche ufficiali parlano di 1500 morti sul lavoro ogni anno in Italia, ma dimenticano di conteggiare i molti pendolari che ogni giorno perdono la vita in incidenti stradali mentre si recano sul posto di lavoro o tornano a casa a fine giornata, così come dimenticano tutti coloro che per lavoro guidano un automezzo e giornalmente trovano la morte sulla strada, così come dimenticano tutti coloro che ogni anno muoiono per "malattie professionali” contratte sul luogo di lavoro nel corso della propria vita professionale."

Il mondo del lavoro è diventato negli anni una giungla strapiena di trappole, dove il rispetto per la vita umana e la dignità della persona sono stati immolati sull’altare della produttività e della competizione. La ricerca della sopravvivenza spinge ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori ad andare ben oltre i propri limiti fisici accumulando ore ed ore di straordinario, la sopravvivenza spinge altrettanti lavoratori ad accettare mansioni che danneggiano, spesso in maniera irreversibile la loro salute, la sopravvivenza spinge i pendolari a buttarsi su autostrade e tangenziali alle 5 di mattina con il sonno che percuote le tempie.

Quella stessa ricerca della sopravvivenza induce a lavorare in nero in un cantiere o in un’industria senza che siano rispettate le norme di sicurezza, induce a spingere l’acceleratore nella nebbia per evitare di arrivare in ritardo, a lavorare ancora anche quando si è ormai privi della lucidità necessaria.

Questo non è vita, questo non è vivere ma sopravvivere!

 Purtroppo, (i morti e infortuni dovuti alla sete di profitto sono tantissimi) non si può, non fare i conti con un altra realtà, se vogliamo parlare di "lucidità necessaria" per lavorare, e in fin dei conti, per vivere; (perché si lavora per vivere, e non si vive per lavorare); vogliamo parlare del uso delle sostanze (qualsiasi, birra, vino, cocaina, spinelli...) durante il lavoro, purtroppo anche prima; basta pensare a quanti bevono alcol prima di iniziare la giornate con il caffè corretto!

Se vogliamo il rispetto per la vita umana e la dignità della persona dobbiamo cominciare dal nostro stile di vita.

Non è con l'alcol o altre sostanze, che possiamo cambiare o contrastare  i turni infernali, la non sicurezza sui posti di lavoro, la velocità sulle strade, l'accettazione di qualsiasi lavoro, pur di prendere qualcosa.

La droga non risolve i nostri problemi ma le aggrava!

Il fenomeno dell'uso di sostanze psicoattive nei luoghi di lavoro risulta essere un problema spesso sottovalutato e sottostimato. "Una percentuale compresa tra il 4 e il 20% di tutti gli incidenti che capitano sui luoghi di lavoro, 940.000 ogni anno secondo le denunce presentate all'INAIL, risulta alcol correlata. Ciò significa che dei 940.000 infortuni segnalati, 37.000-188.000 trovano la loro causa nell'uso e abuso di alcol. Il 51% del totale degli infortuni avviene con modalità del tipo "ha urtato contro…", "ha messo un piede in fallo…", "è caduto dall'alto…", mentre l'11% è rappresentato da incidenti stradali. Questi i dati contenuti in un libretto sviluppato dal Progetto "Alcol e Lavoro" a cui l'Istituto Superiore di Sanità ha collaborato. L'opuscolo è il frutto del progetto omonimo finanziato dal Ministero della Salute che ha coinvolto le Regioni Italiane con Regione capofila la Toscana (Centro Alcologico Regionale - CAR)". Ufficio stampa Istituto Superiore di Sanità.

 Nel Nord Est (area di Conegliano) è stata effettuata una indagine -in collaborazione tra lo SPISAL ed il Servizio di Pronto Soccorso dell'azienda ULSS 7 del Veneto. 430 lavoratori andati incontro ad infortunio sul lavoro ed afferiti al Pronto Soccorso sono stati sottoposti alla misurazione indiretta (aria espirata) dell' alcolemia. Dallo studio è risultato che:

• tracce di alcol sono state riscontrate in 158 lavoratori, rappresentanti il 36,8% degli infortunati giunti all'osservazione;

• in 13 soggetti l'alcolemia era superiore o uguale a 40 mg/100 ml.

Questa è la soglia di comparsa di una diminuzione e rallentamento della capacità di elaborazione mentale delle percezioni e 6 di essi presentavano valore superiore a 80 mg/100ml (limite consentito per la guida in Italia).   La percentuale di infortunati con valori superiori a 80 mg/100 ml è quindi anche in questo caso limitata (1,4%), come si è rilevato in altri studi analoghi . Tuttavia la prevalenza di soggetti che presentavano tracce di alcol è risultata nettamente superiore a tutti i lavori riportati in letteratura.

La constatazione che solo l'1,4% degli infortunati presentava valori elevati di alcolemia è solo apparentemente rassicurante, dato che tale fenomeno interessa circa un milione di infortuni sul lavoro l'anno. Inoltre questa percentuale che del tutto arbitrariamente potremmo elevare sino al 2,3% comprendendo in quest'ultimo gruppo tutti i soggetti che hanno rifiutato di sottoporsi al test. Ciò significa che ci sono almeno 14.000-23.000 presone anno in Italia che hanno infortuni sul lavoro con alcolemie di 0.8 ma sappiamo che ci possono essere più incidenti perché lo 0.8 non è una soglia minima sotto la quale non c'è rischio infatti loro hanno riscontrato alcolemia positiva nel 36.8 % del loro campione ma che erano sotto lo 0.8. Un aspetto dai contorni difficilmente delimitabili, riguarda infortuni, sempre attribuibili all'effetto dell'assunzione di sostanze alcoliche, ma che vedono coinvolti lavoratori che svolgono la propria attività assieme o vicino a colui che ha assunto alcol.

 L'alcol e le altre droghe possono essere collocati tra i fattori soggettivi (umani) causa di infortuni sul lavoro, perché riducono l'integrità psicofisica e alterano i tempi di reazione. Pertanto, l'azienda può ritenere, anche in base alla legge vigente, che il consumo di sostanze psicoattive richieda un intervento di sensibilizzazione e informazione per ridurre tutti i possibili fattori di rischio degli infortuni e delle problematiche correlate all'ambito lavorativo. Ma lo fanno? I sindacati, le RSU lo fanno, il Rspp lo fa?

La legge parla chiaro: "art.124 I lavoratori di cui viene accertato lo stato di tossicodipendenza, i quali intendono accedere ai programmi terapeutici e di riabilitazione (…) se assunti a tempo indeterminato hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro (…) e, comunque, per un periodo non superiore ai tre anni (…). La stessa legge, per i soggetti con problemi e patologie alcolcorrelate, attribuisce alle regioni il compito di programmare gli interventi (anche quelli destinati al reinserimento sociale) e di individuare servizi e strutture per realizzarli".

"DPR n°303 del 1956: si fa esplicito divieto di somministrare bevande alcoliche all'interno dell'azienda, indicando nel contempo la possibilità di consumare alcolici nella mensa durante i pasti".

"Legge quadro in materia di alcol (nota come legge Caccavari) art 15: sono i contratti collettivi a disciplinare l'assunzione di bevande alcoliche durante l'attività lavorativa; è vietata la distribuzione di superalcolici all'interno delle aziende e il divieto è esteso a tutte le bevande alcoliche nel caso di attività lavorative che comportino un elevato rischio" .

Se è pur vero che ci sono comparti a maggior rischio, come quello edile, fonderie è anche vero che non esiste alcuna attività umana compatibile con l'uso di alcol e altre droghe. Infatti, anche se il lavoratore svolge solo attività di ufficio, sicuramente, il consumo di droghe o alcol ha un effetto negativo sulla qualità del lavoro svolto, sulle capacità di rapportarsi con gli altri individui presenti nello stesso ambiente di lavoro. La sostanza più usata e abusata su tutti i posti di lavoro resta l'alcol; il bere al lavoro, l'avere problemi con l'alcol e la frequenza con cui ci si ubriaca possono determinare un aumento delle assenze dal lavoro per malattia, come anche ritardi o abbandoni del posto di lavoro.

Occorre precisare che i problemi dovuti ad uso di alcolici possono essere causati non solo dal fatto di bere nel posto di lavoro, ma anche dal fatto di aver bevuto prima di iniziare a lavorare come dicevamo prima.

In genere, l'assunzione di alcolici è associata alla cultura presente nel posto di lavoro, alla disponibilità di alcolici e all'alienazione. La cultura presente in azienda può essere sia di accettazione e incoraggiamento nell'uso di bevande alcoliche, che di scoraggiamento e inibizione. L'aumento del rischio di infortunio non riguarda solo l'alcolista che si presenta già ubriaco sul posto di lavoro e come tale facilmente individuabile; ma riguarda pure chi ha la consuetudine di bere anche a basse dosi (due o tre bicchieri di vino) durante la pausa mensa. La ragione è da ricercare nel fatto che anche bevendo due bicchieri di vino - 0,5m/l, il rischio di incorrere in un infortunio raddoppia. Naturalmente, il rischio di essere vittima di infortunio aumenta in proporzione alla quantità assunta, cosicché la probabilità di restare vittima di infortunio con 1m/l (3 o 4 bicchieri di vino) aumenta di sei volte e raggiunge le 30 volte con 2m/l.

Per le altre sostanze, consigliamo la lettura del articolo di Repubblica del 20 settembre 2006 "Muratori, cottimo e stress: La cocaina invade i cantieri". «Questi nuovi drogati sono il frutto avvelenato della deregulation dell´edilizia - dice Ettore Brunelli, medico del lavoro, assessore verde alla Mobilità di Brescia - .La nostra è un´economia dopata che genera doping. Basta farsi un giro nei paesotti della bassa bresciana. Guardare i macchinoni. E sopra questi ragazzi muscolosi con gli occhi schizzati di fuori. Le stesse facce le vedi all´alba sui furgoncini. Sembrano indemoniati, sembra che vadano in guerra. E invece vanno a costruire case».

“Per riuscire a fare qualche ora in più nei cantieri, per sobbarcarsi uno straordinario di sudore e fatica, fra macchinari e gru, magari per fare maxi turni, si ingurgita un bicchiere d'alcol di troppo, si assume qualche eccitante, si sniffa un po', giusto per tenersi su, non sentire la fatica, rendere meglio. E poi ecco la lista di sangue composta dagli operai, friulani ma sempre più spesso immigrati, che, per l'alcol eccessivo o la droga, sacrificano la vita o parte del corpo sull'altare di un'operatività che deve essere a tutto sprint.

Non ci sono premi da raggiungere, semplicemente si cerca una carica in più, un motivo per non sentire la fatica, in alcune imprese friulane, in alcuni cantieri dove alcol e droga non rappresentano, come per le classi giovani, un divertimento, uno svago, ma una necessità quasi determinata dal tipo di mansione. Purtroppo, il fenomeno è ancora sottovalutato, e difficilmente, nei referti, si trova scritto che quell'incidente o quella morte sono dovuti a bevande alcoliche o stupefacenti», dichiara Maria Maisto, responsabile del Sert dell'Azienda Medio Friuli.

Infine va ricordato che l'alcol potenzia l'effetto tossico di alcune sostanze presenti negli ambienti di lavoro con conseguenti danni, in particolare al fegato, al sistema nervoso centrale e all'apparato cardiovascolare. Nello specifico risultano dannose le seguenti associazioni:

ALCOL+ SOLVENTI (cloruro di vinile, eptano, benzolo, tricloroetilene)

ALCOL+ PESTICIDI (Dieltrin, organofosforici)

ALCOL+METALLI (piombo, mercurio, cromo, cobalto, manganese)

ALCOL+ NITROGLICERINA

Una delle ragioni è da ricercare nel fatto che alcune sostanze impiegate nelle lavorazioni hanno come organi bersaglio gli stessi organi target dell'alcol e/o delle altre droghe (come il tabacco), cioè il sistema nervoso e il fegato. La concomitante  presenza di più sostanze nell'organismo pu provocare il potenziamento dei singoli effetti secondo modelli sommativi o moltiplicativi a volte poco prevedibili. Nei casi in cui il lavoratore abbia già contratto una malattia, per esempio una epatopatia causata da tossici industriali (o per altre cause come nelle epatiti da virus), l'uso dell'alcol o altre droghe ha effetti distruttivi maggiori.

Sappiamo che l’assunzione di alcolici rende i lavoratori più inclini a comportamenti ad alto rischio, per se stessi e per gli altri e rende inadeguate le condizioni psicofisiche rispetto a quanto richiesto, sotto il profilo della sicurezza, dall’attività lavorativa svolta. Il consumo di alcol ha quindi ripercussioni significative sul fenomeno infortunistico. In alcune realtà lavorative si possono riscontrare casi di dipendenza tra i lavoratori che spesso rendono estremamente pericolosa, anche per i colleghi, l’attività lavorativa, specie se tali persone sono adibite a mansioni particolari come la guida di mezzi di sollevamento, il controllo di impianti o di macchinari complessi.

Uno studio effettuato nel 2001 dalla F.I.M.M.G. e condotto da 2.269 medici di famiglia convenzionati (63,6%) coinvolgendo nella rilevazione circa 62.000 assistiti, evidenzia alcuni importanti aspetti culturali e atteggiamenti personali rispetto al consumo di bevande alcoliche ed il fumo di tabacco. Per quanto riguarda il consumo di bevande alcoliche è stato usato il test C.A.G.E. Dai risultati emerge che:

  1.  l'11,9% di persone è a rischio per le modalità di bere.
  2.  Il 6,3% di persone adotta modalità pericolose di bere.
  3. Il 3,5% di persone presenta un livello crescente di dipendenza da alcol e quindi la necessità di interventi specialistici.

 Considerato tutto questo, la logica più corretta è quella della Promozione della Salute.

Bisogna :

  1. inserire nella valutazione dei rischi aziendali il problema della presenza del rischio da dipendenza da sostanze tra i lavoratori;
  2. i lavoratori con questo tipo di problematiche vanno inseriti in un piano di intervento scelto in collaborazione con il medico competente, laddove sia previsto, oppure in collaborazione i servizi territoriali di alcologia;
  3. il datore di lavoro decide di avviare un Progetto di Promozione della Salute atto a prevenire la dipendenza in un ambito più ampio stili di vita che favorisca il modificare o l’abbandono di comportamenti dannosi e l’adozione di nuove abitudini di vita, favorevoli alla salute;
  4. la strategia per ottenere questi obiettivi prevede che il datore di lavoro coinvolga i soggetti aziendali per la prevenzione, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, il medico competente e i Servizi competenti della ASL e il volontariato sociale come gli ACAT;
  5. sensibilizzare i lavoratori sui rischi connessi all'assunzione di bevande alcoliche, sia durante il lavoro che fuori dal lavoro, con lo scopo di ottenere un guadagno complessivo di salute riducendo i comportamenti a rischio;
  6. rilevare opinioni e comportamenti relativi ad alcol e lavoro per migliorare le conoscenze in merito al problema sul territorio;
  7. alzare il livello di percezione del rischio negli ambienti di lavoro e nella comunità;
  8. contribuire a ridurre, attraverso la limitazione dei consumi alcolici, i rischi di infortunio sul lavoro, di incidenti stradali e domestici e l'insorgere o l'aggravarsi di patologie alcol correlate;
  9. sviluppare, attraverso la costruzione di un gruppo di progetto in ogni azienda coinvolta, la capacità di gestire eventuali problematiche alcol correlate;
  10. migliorare e favorire la conoscenza e l'applicazione della legislazione a riguardo negli ambienti di lavoro;
  11. aumentare le conoscenze sui possibili percorsi terapeutici e di sostegno riservati alle patologie alcol correlate.

(Da Progetto Alcol e Lavoro. 30 marzo 2007)

 

Anche tra le mura domestiche si registrano sempre più incidenti dovuti allo stato confusionale indotto dall'alcol. Nel 2003 gli infortuni domestici sono stati 4,5 milioni, con 8 mila morti (fonte ISPESL).

Tra il 4 e il 20% di tutti gli incidenti che capitano sui luoghi di lavoro (940.000 ogni anno secondo le denunce presentate all'INAIL) risultano alcool correlati.

Dei 940.000 infortuni segnalati, quindi, 37.000-188.000 trovano la loro causa nell'uso di alcool.

(fonte Istituto Superiore di Sanità).

CAPITANATA.IT  04.08.2008

 

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1^ CONFERENZA NAZIONALE ALCOL

“Costruiamo alleanze per la salute e la sicurezza”

Il 16 e 17 ottobre 2008, si riuniranno per la prima volta a Roma, presso il centro congressi dell’Hotel Parco dei Principi, tutti i rappresentanti del mondo scientifico, dell’associazionismo, del privato sociale, delle istituzioni e della produzione per condividere conoscenze, trasferire saperi e costruire alleanze in materia di problemi alcolcorrelati.

 Gli argomenti che saranno affrontati nel corso della conferenza riguarderanno sei aree tematiche:

1. il cammino dell’alcologia in Italia,

2. sicurezza nella guida e nel lavoro,

3. protezione dei minori,

4.responsabilità dell’individuo e responsabilità collettiva,

5. prospettive e criticità del sistema dei servizi,

6. ruolo e responsabilità dei produttori. 

 Si prega gentilmente di confermare la preiscrizione entro il 10 settembre 2008, compilando la scheda in allegato, al seguente indirizzo e-mail:

primaconferenzanazionalealcol@isfol.it

MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

 

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«RECITERO' IN UN FILM CHE E' UN MONITO PER I GIOVANI» 

Enrico Pappalardo protagonista in «sabato sera» del regista Pietro Spinale  

Enrico Pappalardo, attore e regista, a breve inizierà a girare un film che avrà un impatto significativo, perché intende lanciare un messaggio forte soprattutto ai giovani per scongiurare le stragi del sabato sera. «È un film a cui tengo molto, perché affronta un problema gravissimo che può essere evitato se solo il buonsenso prevalesse su tutto. Il regista Pietro Spinale mi ha voluto nel cast di "Sabato sera", dove interpreterò il ruolo del direttore di una discoteca che fa circolare droga e alcol. Si tratta di una produzione indipendente che sarà girata alla fine di settembre a Catania e provincia e protagonisti sono i giovani che hanno superato i provini fatti ad Acicastello. Sarà per loro un'esperienza emozionante oltre che esaltante per il messaggio che lanceranno a tanti loro coetanei attraverso la loro interpretazione. Il film, una volta ultimato, sarà presentato in Argentina, in Venezuela e anche a Malta».

Lei è reduce da meritati successi avuti proprio in Argentina.

«Ho intrattenuto per tre lunghe ore il pubblico calorosissimo con lo spettacolo "Cuntu di la Sicilia", una storia della Sicilia dal 1860, dall'arrivo di Garibaldi alla cacciata dei Borboni fino al fenomeno dell'emigrazione, passando attraverso eventi che hanno caratterizzato la Sicilia del tempo, la mafia, i fasci siciliani, le zolfare. Inoltre ho rivisitato autori come Verga, Pirandello, Martoglio, Giusti, Sinopoli. Ogni avvenimento e ogni argomento erano scanditi dalla voce bellissima della folksinger Rosita Caliò, erede naturale di Rosa Balistreri e allieva benemerita della scuola di Otello Profazio».

Lei si è anche dedicato all'operetta e al musical partecipando al "Paese dei campanelli" e "Voci in concerto", entrambi per la regia di Toni Musumeci.

«L'operetta è un genere bellissimo, è una sorta di favola in musica, prosa, danza e io mi sono divertito a far parte di questo mondo incantato. Ritengo che l'attore debba essere empatico, ma fino a un certo punto. Infatti deve crearsi ogni tanto una via di fuga, perché altrimenti resta imprigionato in tutti i personaggi che interpreta. Io sono voluto entrare in un mondo di lustrini e paiette e per me è stata un'esperienza indimenticabile».

Altri progetti per il futuro?

«Per la prossima stagione teatrale farò teatro con Progetto Teatrando, diretto da Toni Musumeci, poi un altro viaggio in Argentina. Poi un film di produzione internazionale di cui sto leggendo il copione che è tutto in inglese. E per finire andrò a Roma perchè mi hanno proposto delle fiction sulla Rai e su Canale 5».

LA SICILIA - Enza Barbagallo

 

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LA CULTURA DEL BERE PASSA PER IL BICCHIERE DI GIGI STECCA

VILLAMARZANA. L’esperto contesta la teoria che vuole l’aggiunta di bibite gassate a quelle alcoliche e sostiene l’importanza dei corsi educativi che dovrebbero essere diretti ai giovani.

È una tragica litania apprendere ogni giorno da telegiornali e quotidiani di stragi sulle strade dovute all'assunzione di bevande alcoliche. Così Gigi Stecca, proprietario del Michelangelo Da Vinci Airplanes di Villamarzana e del Sebastian Pub di Ferrara, si batte da molti anni affinchè venga impartita ai giovani una corretta educazione sul modo di bere. Già inventore del bicchiere antisballo, da lui chiamato «raggio di luce», Stecca prende parte a diverse trasmissioni televisive ed è pure in contatto con il direttore del Cnr, Ivo Allegrini. «Bisogna che tutti imparino a bere in maniera corretta. Basta bere dalla bottiglia: è sbagliatissimo in quanto si finisce con l'incamerare l'anidride carbonica, che, di fatto, accelera l'assunzione di alcol nel nostro corpo».

Su di lui un ragazzo di Ravenna ha persino scritto una tesi, affascinato dal suo modo di fare prevenzione direttamente alla clientela dei suoi locali. «La prevenzione va fatta insegnando, inutile dare aria alla bocca. Ho pensato pure di realizzare un fumetto intitolato «Il cavaliere del malto» che potrebbe diventare un utile opuscolo di facile comprensione per i giovani,in maniera che imparino a bere correttamente la birra, il vino e gli spritz». 

Stecca vanta esperienze nelle scuole, a Casalecchio di Reno e Badia, dove ha testato oltre 120 ragazzi con il suo alcoltest personale. «Ai ragazzi è stata fatta bere birra in due modi diversi: chi con il mio bicchiere, chi invece con la bottiglia. Ebbene i risultati mi hanno ancora una volta dato ragione. Chi beve dal bicchiere «raggio di luce» è sotto il limite degli 0,50, mentre chi beve dalla bottiglia supera di molto gli 0,60». 

 Stecca polemizza con quanti sostengono che per aiutare i giovani ad assorbire l'alcol nel proprio corpo, basta dare loro una qualsiasi bevanda gassata. «Così facendo invece si ottiene infatti l'esatto contrario, in quanto anche un banale bicchiere di acqua frizzante bevuta dopo un paio di bicchieri di birra finisce con l'essere nocivo.Mi piacerebbe mettermi a disposizione per organizzare tavole rotonde ed incontri alla presenza dei massimi esperti, perchè voglio che tutti capiscano che è tanto semplice evitare che i giovani si riducano ubriachi».

La battaglia di Stecca va avanti come detto da svariati anni, ma a quanto pare lui è solo contro tutti. «Politici, Ascom e Confesercenti non mi stanno a sentire. Eppure noi potremo diventare la prima provincia in ambito italiano a fare da apriprista di nuovi corsi sull'educazione al bere, invece da noi si insegna a dire ai baristi di dare ai ragazzi una Coca Cola dopo avere bevuto birra. Questo è veramente assurdo».

Stecca evidenzia che il vero sballo per i giovani è l'anidride carbonica. A suo dire, bere dalla bottiglia porta inebrio e dipendenza, oltre al fatto che si finisce con il non apprezzare le qualità organolettiche della bevanda. «Di recente ho organizzatoil 1. Memorial Sebastiano Ferrari, presso la discoteca Le Piramidi di Boara Pisani. È stata una serata dedicata all'arte del bere. Per l'occasione ho fatto realizzare un bicchiere dedicato al mio caro amico Sebastiano, scomparso 18 anni fa, il quale nel 1985 mi fece conoscere da vicino il mondo dei mastri birrai belgi, lui che era importatore della Jupiter». Stecca lancia un appello ai locali della provincia: «Vorrei proporre una tabella di assorbimento dell'alcol. Ho perso tanti clienti, perchè insistevano nel bere dalla bottiglia, ma da me chi entra sobrio non esce di certo ebbro».

IL GAZZETTINO (Rovigo) - Marco Scarazzatti

 

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UNO STUDIO RIVELA L'IMPATTO DELLA DIPENDENZA SUL CERVELLO (www.cordis.europa.eu)

I ricercatori europei hanno gettato luce sui cambiamenti molecolari che avvengono nel cervello dei tossicodipendenti. Queste scoperte potrebbero portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per allontanare i tossicodipendenti dalle droghe e prevenire una ricaduta. Il lavoro, finanziato un parte dall'UE, è stato pubblicato nella rivista Neuron. La dipendenza provoca cambiamenti molecolari nel cervello, soprattutto nelle regioni che rilasciano dopamina, una molecola messaggera coinvolta nei comportamenti di ricerca di gratificazione. I neuroni dei tossicodipendenti vengono modificati in modo che possano trasmettere segnali di dopamina più forti del normale.

Il fenomeno è conosciuto come "plasticità sinaptica indotta dalla droga" e i ricercatori sospettano da molti anni che abbia un ruolo chiave nello sviluppo della dipendenza. Nell'ultima fase della ricerca, gli scienziati in Germania, Svizzera e Spagna hanno studiato i topi geneticamente modificati nei quali sono state disattivate alcune proteine chiave nei neuroni che producono la dopamina.

Il comportamento di questi topi geneticamente modificati è stato confrontato con quello di topi normali in una serie di test. Inizialmente i due gruppi si comportavano in modo simile: sotto l'influenza della cocaina, i topi mostravano comportamenti tipici legati alla dipendenza, trascorrendo in modo costante la maggior parte del tempo nelle aree dove si aspettavano di trovare la droga.

Quando le droghe venivano allontanate, i topi normali alla fine smettevano di cercare la droga dato che le dipendenze diminuivano. Tuttavia, i topi nei quali era stata disattivata una proteina chiamata CluR1, continuavano a cercare le droghe anche molto tempo dopo il loro allontanamento. In altre parole, il comportamento dipendente persisteva. Nel topo normale con una storia precedente di dipendenza, se la cocaina veniva allontanata e poi risomministrata dopo una lunga pausa, la dipendenza ripartiva immediatamente e i comportamenti di ricerca della droga venivano riattivati.

Tuttavia, lo studio attuale ha scoperto che i topi senza proteina NR1 resistevano alla ricaduta in comportamenti dipendenti.  "È affascinante osservare come le singole proteine possono determinare modelli comportamentali di dipendenza," ha commentato Günther Schütz del German Cancer Research Center. "Inoltre, i risultati aprono prospettive completamente nuove per trattare la dipendenza," ha aggiunto Rainer Spanagel dell'Istituto Centrale per la Salute Mentale della Germania. "Inoltre, bloccando il recettore NR1 si potrebbero proteggere dalla ricaduta nella dipendenza.

L'attivazione selettiva di GluR1 contribuirebbe anche ad "annullare" la dipendenza." Il sostegno UE per la ricerca è arrivato dal progetto PHECOMP ("Phenotypical characterisation of animal models for neuropsychiatric disorders related to compulsive behaviour"), finanziato nell'ambito dell'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute" del Sesto programma quadro (FP6).

 

Per ulteriori informazioni, visitare: German Cancer Research Center (DKFZ):

 http://www.dkfz.de Neuron: http://www.neuron.org

Progetto PHECOMP: http://www.phecomp.com/

 

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SALUTE: ALLARME ISS, A "SECCO" LA RICERCA SU EFFETTI ALCOL

(AGI) - Roma, 5 set. - A "secco" la ricerca in Italia sugli effetti dell'alcol. I fondi necessari per prevenire i danni devono essere reperiti in Europa. Lo denuncia all'Agi Emanuele Scafato, direttore del centro Oms per la ricerca sull'alcol all'Istituto superiore di sanita' (Iss). "In Italia per la ricerca sugli effetti dell'alcol non si investe un euro: eppure e' la prima causa di morte tra giovani e giovanissimi in Italia". A causa dell'alcool infatti muoiono ogni anno in Italia 6.000 persone di cui meta' giovani. "Mi chiedo perche' 3.000 giovani l'anno devono morire in questo modo senza che nessuno batta ciglio. Io devo andarmi a cercare i fondi in Europa - continua Scafato - per fare ricerca sull'alcool. In Italia bisogna cambiare rotta per porre fine a una vera e propria emergenza nazionale". In Germania e' da tempo attivo il "limite zero", che proibisce ai neo-patentati di guidare anche se sotto il livello 'italiano' di 0,5g/l di alcool nel sangue, l'equivalente di una birra. "Da noi una misura del genere sarebbe opportuna: chi guida non deve bere alcolici, eliminare anche il limite di 0,5g/l nel sangue. Quel limite - aggiunge Scafato - non genera ricchezza ma crea solo costi sociali in incidenti e quant'altro, oltre che disperazione". In Francia sono vietati spot televisivi di alcolici e quelle cartacee possono rappresentare solo le qualita' del prodotto, senza associare agli alcolici persone o emozioni. "Il 67 per cento dei ragazzi in discoteca ricevono e consumano bevande alcoliche, quattro bicchieri in media per i maschi e 3 per le ragazze. Il 43% dichiara di ubriacarsi. Non sorprendono questi dati - sottolinea Scafato - visto che e' costante la promozione della vendita di alcolici, specie in discoteca". Happy-hour, 'as you much as you can', biglietti di ingresso in discoteca con consumazione obbligatoria e pubblicita' sono tutti "incentivi al consumo che bisogna scoraggiare, rendendo piu' costoso un alcolico rispetto a un analcolico, per esempio.

Oppure destinando una quota di tutti gli investimenti in pubblicita' di alcolici a un fondo per la ricerca". E' arrivato il momento di "inseguire le cause di questa emergenza, piu' che le conseguenze: ben vengano i controlli in strada e la certezza della pena per chi causa incidenti in stato di ebbrezza, ma la realta' quotidiana dice che non basta". Arginare quindi l'emergenza alcol: una priorita' di cui si discutera' a Roma in occasione della prima conferenza nazionale sull'alcol il 16 e 17 ottobre, convocata su richiesta della consulta nazionale alcol. (AGI)

AGI.IT

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OSPEDALE, VANTAGGI DALLO STOP ALL'ALCOL 

I medici della salute mentale: «Più tutelati anche i nostri pazienti» 

 LUCCA. Ha fatto molto discutere, anche all’interno dell’Asl il provvedimento di togliere tutti i prodotti alcolici da bar e mense aziendali. Sull’argomento intervengono anche i medici e gli infermieri della salute mentale, che salutano l’iniziativa non come una novità ma come un risultato atteso e auspicato, anche per risolvere alcune problematiche legate al servizio:

 «Si tratta dell’adozione di una buona pratica - esordisce il dottor Marchi, direttore della salute mentale adulti di Lucca - nell’ambito del programma Hph. Quella degli ospedali che promuovono salute è una cultura nuova e iniziative come questa pongono la nostra azienda all’avanguardia a livello nazionale. Si tratta comunque di una sorta di tradizione, visto che ad esempio il nostro centro trasfusionale già diversi anni fa, prima di ogni altra realtà nazionale e non senza qualche protesta, aveva tolto il vino dai prodotti di ristoro per i donatori di sangue contravvenendo al detto diffuso (ma falso) che il vino fa buon sangue. Per quanto riguarda il servizio di salute mentale, l’impegno per limitare l’uso degli alcolici è stato negli anni assai più ampio di quanto si possa credere. Questo anche perché abbiamo in carico circa 300 soggetti ogni anno che evidenziano problematiche legate prioritariamente o secondariamente all’alcol e molte di queste persone abusano pure di altre sostanze: il poli-abuso è purtroppo sempre più diffuso, anche sul nostro territorio».

 «Nel reparto ospedaliero di psichiatria - aggiunge il dottor Maltagliati - registriamo circa 80 ricoveri all’anno correlati all’abuso di alcol e il provvedimento di togliere il vino e tutti i prodotti alcolici da bar e mense aziendali ha sicuramente contribuito a dare alla nostra struttura una maggiore tranquillità. Infatti nei mesi scorsi, approfittando della libertà di uscire di cui giustamente godono, alcuni pazienti si confondevano agli avventori dei bar e riuscivano a bere vino o birra, provocando poi problemi in reparto».

 «Il divieto di vendere alcolici nelle nostre strutture - continua il dottor Carratori - è un intervento importante, anche perché evidenzia che il vino non è, come si è pensato a lungo, un elemento imprescindibile del pasto e che anzi è possibile farne a meno».

 «Esistono molti studi - spiega inoltre il dottor Ambrogini - che mettono in evidenza come ci siano precise correlazioni tra il consumo eccessivo di alcol e i disturbi dell’umore. E’ bene quindi che tutti noi prendiamo coscienza di questo, per evitare abusi che possono essere davvero pericolosi per la nostra salute».

 «L’assenza di alcolici nelle mense e nei bar aziendali - conclude il dottor Pintus - è davvero un buon risultato. Da evidenziare comunque che nei nostri centri di riabilitazione e nelle nostre strutture territoriali l’alcol è bandito ormai da molti anni».

 Il personale della salute mentale di Lucca auspica anche che anche la discussione che si è sviluppata in questi giorni possa in qualche modo spostare l’ago della bilancia, oggi “sfavorevole”, rispetto all’uso dell’alcol che spesso in maniera superficiale viene fatto da molti giovani, i quali restano forse intrappolati in una visione non realistica, ad esempio pensando (erroneamente) all’alcol come un antidepressivo.

 Fondamentale può intanto rivelarsi l’opera dei gruppi di mutuo auto-aiuto, con i quali l’Asl 2 ha stretto un’importante e proficua collaborazione.

IL TIRRENO del 23 agosto 2008

  

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SIAMO DI FRONTE A STILI DI VITA DIFFICILI DA ESTIRPARE

Guidava perfino uno in «coma etilico», come lo ha classificato il medico Giovanni Serpelloni, ideatore dei controlli antidroga e antialcol nei quali lo scellerato è incorso. La sperimentazione, attivata a Peschiera del Garda, verrà presto estesa. Quanto possa essere efficace e agire da deterrente questo tipo di controlli, lo si vedrà in futuro.

 Per intanto, colpisce in questo primo test la quantità di automobilisti ai quali è stato accertato un tasso alcolico, o di droga, o di alcol e droga insieme, superiore alla norma. Certo, quella specie di zombie etilico sembra un caso limite. E tuttavia le cifre dei primi blocchi impressionano. Il 45 % dei fermati è risultato positivo ai test: oltre il 21 per cento per l’alcol assunto, quasi il 14 per le droghe e oltre l’11 per il mix di alcol e droghe.

 Significa che circa la metà di quelli che girano di notte in auto potrebbe essere in condizioni alterate, pericolosi per sé e per gli altri (come il giovane sotto effetto di alcol e droghe che ieri notte ha investito e ucciso un metronotte a Bari). (*)

 In realtà, ormai, ogni volta che si fa un controllo - che si testino i ragazzini sull’uso di droghe o di alcol, che lo si faccia con gli adulti, che si divida il campione per categorie sociali o professionali, per età e sesso, che si analizzino le acque reflue delle città (lo si è fatto a Milano, con dati sconvolgenti sulla presenza di cocaina, ad esempio) - il risultato è lo stesso. Droga - di ogni tipo- e alcol scorrono a fiumi.

Del resto, l’alcol è una sostanza mortale in libera vendita, il cui uso è per di più socialmente e culturalmente legittimato e incoraggiato, spesso anche dalle istituzioni (si pensi a manifestazioni patogene come l’Ombralonga di Treviso).

 Quanto alla droga, è stata, di fatto, assunta come ingrediente normale di molte relazioni sociali. Solo contro l’eroina si è davvero combattuto, negli anni ’80 e ’90, ma oggi sta tornando anch’essa, magari fumata e sniffata (prima di giungere alla siringa).

Sono stati gli stili di vita di molti personaggi e ceti di successo - o celebrati come tali da troppi media - a circondare di glamour e a legittimare di nuovo - un po’ come si è fatto, più innocentemente, con i tatuaggi - l’uso di droghe (e il loro mix con l’alcol). Questi stili di vita, spudorati e stupefacenti, in ogni senso, sono oggi dominanti, nella pratica o nei desideri, nell’immaginario, di tanti. Per estirparli, per cambiarli, non basterà controllare le strade.

TRENTINO - L’OPINIONE - GIANFRANCO BETTIN

 

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SICUREZZA SULLE STRADE: EMERGENZA DA ANNI

L'associazione Europea Familiari e Vittime della Strada onlus chiede alla nostra Prefettura e Questura di attivarsi nella nostra provincia richiamando tutti i diretti interessati per realizzare, in piena collaborazione con tutte le forze dell'ordine, il progetto sperimentale " MEDICI IN STRADA ALCOL E NARCOTEST IMMEDIATO": ci saranno importanti sorprese di grande utilità per la sicurezza e l'incolumità dei cittadini spesso UCCISI da automobilisti , motociclisti drogati da alcol cocaina eccetera.

Ci sembra giusto non avere paura di prevenire e di accettare scelte di GOVERNO quando possono sicuramente dare un cambiamento alla cultura del rispetto della vita sulla strada per tutti, da molti anni per la paura della impopolarità la politica ha fatto scelte palliative, nella speranza del buon senso di ogni cittadino, anche se da molte parti veniva chiesto SERIETA', RIGORE, GIUSTIZIA PER LA SALUTE E LA VITA SULLE NOSTRE STRADE .

Chiediamo al nostro prefetto di agire senza timore ma nella certezza e con volontà di usare tutti i suoi POTERI nel nostro territorio molto segnato da gravi lutti degli incidenti stradali.

Leggendo i giornali, ascoltando i fatti di cronaca, parlando noi stessi con tanti familiari già colpiti da questa guerra , non possiamo chiedere la PACE nel MONDO e avere la guerra in provincia , non si può combattere la MAFIA E CONSUMARE LE SOSTANZE CHE LA MANTENGONO, siamo cattivi educatori bugiardi: la stessa cosa succede sulle strade, abbiamo PAURA di essere bravi adulti ognuno nel proprio ruolo, la SALUTE, LA SICUREZZA, LA LEGALITA' SONO VALORI PORTANTI DELLA NOSTRA CARTA COSTITUZIONALE, quindi chiediamo un forte impegno per cambiare INSIEME LE COSE, PER AMORE DEI GIOVANI, E NON DELUDERE LA LORO ASPETTATIVA.

Chiediamo di far rispettare le leggi già esistenti, "IL DIVIETO DI SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE ALCOLICHE DOPO LE DUE DI NOTTE", usando i controlli a sorpresa per scoraggiare i furbi gestori, RICHIAMARE I SINDACI A USARE I POTERI DATI DAL GOVERNO NELL'ULTIMO PACCHETTO DI SICUREZZA, vietando di vendere ogni cosa davanti e nelle vicinanze DEI LOCALI, A TUTTE LE ORE, per non avere disparitàe pretesti alla mancanza di rispetto delle leggi come avviene ORA.

Non sappiamo ancora nei controlli della notte scorsa cosa sia successo, ma sicuramente tanti RITIRI DI PATENTI: per fortuna, con la buona volontà di alcuni, da un pò di tempo si ritirano molte più patenti, si fermano molte mine vaganti pronte a colpire. IL PROGETTO SALVA PATENTE dà la possibilità di capire quanto sia grave la nostra realtà sui consumi che alterano la capacità di GUIDA, tutti questi costi che la comunità sostiene pagando le forze dell'ordine devono dare ancora una volta senza rassegnazione la VOLONTA’ di mettere attorno ad un tavolo tutti e dire BASTA, DOBBIAMO CAMBIARE: CHI NON RISPETTA LE LEGGI, LE REGOLE, E' FUORI DAL SISTEMA.

Come sempre diamo la nostra sincera disponibilità al sano confronto per non perdere tempo; i morti e gli invalidi e tanta disperazione ci sono da tanti anni, basta con statistiche le cose le vediamo con i nostri occhi , in ogni casa c'è chi beve alcol o si droga.

COMUNICATO ASSOCIAZIONE EUROPEA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA – ONLUS

LETTERA APERTA AL PREFETTO AL QUESTORE ALLA STAMPA 

ABBIAMO SFRUTTATO LA PAROLA DISAGIO PER MOLTO TEMPO, ADESSO CHE ARMA CI INVENTEREMO???

GRAZIE PER LA CORTESE ATTENZIONE. CORDIALMENTE

CARLA MARIANI PORTIOLI VICE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE EUROPEA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA ONLUS

CORDINAMENTO EMILIA VIA MARTIRI DELLA LIBERTA 13  42045 CASONI LUZZARA R.E

 

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ALCOOL E GIOVANI. I numeri del dramma 

I dati epidemiologici ci dicono che nella nostra regione, il Friuli Venezia Giulia, l'alcool è la terza causa di morte fra la popolazione residente ed è la prima per i ragazzi fra i 18 e i 25 anni. Venti bambini su cento iniziano a bere tra gli 11 e 15 anni. Ogni anno, a causa dell'alcool muoiono sul lavoro 750 persone. In Italia (dati Oms 2002) un decesso su 4 fra i giovani di età compresa fra i 15 e i 29 anni è dovuto al consumo di alcool, (totale di 5500 morti all'anno). La metà dei decessi sulla strada va ricondotta alla bottiglia. La vittime nella nostra regione lo scorso anno sono state oltre 1.500.

Negli ultimi tre anni ci sono stati 44 mila ricoveri che possono essere messi in relazione con eccesso di consumo di alcool e sono 14 mila le persone attualmente in cura per gravi patologie dovute all'alcool. Il 40\% dei decessi negli ospedali del Friuli Venezia Giulia sono dovuti all'alcool. Fra i nostri ragazzi lo sballo del fine settimana è diventato un rito da perseguire; bere 5-6 bicchieri in poche ore per andare fuori di testa rimane un obiettivo per il 74\% dei teenager: il 14.2\% della popolazione sotto i 24 anni in Friuli si ubriaca più di due volte alla settimana. Il dato è triplicato negli ultimi anni e sta sempre più interessando anche le ragazze.

Siamo soggetti a ipocrite contraddizioni (in Italia la legge vieta ai minori di 16 anni la somministrazione di alcool, ma non la vendita) e a carenze legislative. A differenza di molti Paesi europei le aziende che producono alcolici non hanno limitazioni sulla pubblicità e quotidianamente siamo invasi da spot e pagine dei giornali che ci invitano a bere. Perché nelle bottiglie non c'è scritto che l'eccesso "nuoce gravemente alla salute" come nei pacchetti di sigarette? Perché, a differenza delle droghe, l'alcool è legale tollerato e promosso? L'alcool è una droga pesante, al pari della cocaina e dell'eroina, perché dà dipendenza (dopo qualche tempo si è costretti a bere per non soffrire di crisi di astinenza, psicologica e fisica) e assuefazione (necessità di aumentare la dose per ottenere gli stessi effetti).

Il suo principio attivo ha ripercussioni molto pesanti sull'organismo: rallentamento dei riflessi, perdita di equilibrio, confusione mentale fino ad arrivare alle allucinazioni e al coma etilico. I dati ci dicono che iniziare a bere sotto i 16 anni quadruplica la possibilità di ritrovarsi alcolizzato dopo i 21, e che l'età media di un alcolista si è abbassata di 10 anni (attualmente è 42 anni) dal 1980 a oggi. Perché i ragazzi assumono alcool cosi precocemente e con modalità patologiche? Perché le ragazzine di 14 anni a scuola, in ricreazione, fanno merenda a base di spritz? Per "sentirsi grandi"?, per trasgredire?, per noia?, per difficoltà personali?, per sentirsi "accettate" dal gruppo?; probabilmente le risposte sono diverse per ognuna di loro o sono altre ancora.

Resta il fatto che una delle cose su cui possiamo cercare di intervenire sono i modelli culturali e gli stili di vita dei ragazzi: "alcool è brutto", "lo sballo non è né ganzo, né fico". Perlomeno chi si avvicina all'alcool per imitare modelli di comportamento considerati "fighi" o per essere accettato dal gruppo di appartenenza, si sentirà più libero di scegliere il suo personale modo di essere. Appurato che veti e proibizionismi non portano ad alcun reale beneficio, a mio giudizio, si dovrebbe cercare di intervenire, in supporto al lavoro delle aziende sanitarie, attraverso percorsi culturali ed educativi che partano dal territorio, dalla scuola, dagli oratori, dai centri giovanili e dalle istituzioni locali. Quest'estate in un paese della nostra regione è partito il primo esperimento di "sagra senz'alcool", è stato un successo: grande partecipazione di pubblico e sembrerebbe che... il bicchierino di vino o la bottiglia di birra non sia mancata poi molto a nessuno! Non può dirsi proibizionismo, ma sperimentazione di "modi di fare festa diversi". Ai ragazzini di 11-13 anni, ma anche agli adolescenti, piacciono molto le granite ghiacciate, i sontuosi frappè, i freschi frullati, le dolci spremute, i thè freddi sfiziosi, le cioccolate profumate dai mille gusti e sapori diversi: possono essere argomenti e spunti per "mille e una sagra", sbizzarritevi! Anche le amministrazioni pubbliche dovrebbero rivolgere maggior attenzione al problema, destinare risorse, e sforzarsi di promuovere percorsi educativi e informativi maggiormente atti alla salvaguardia della salute dei propri cittadini, soprattutto alle nuove generazioni. In tal senso meritevoli e virtuose sono le iniziative intraprese dal Comune di San Vito al Tagliamento, apparse nei quotidiani negli scorsi mesi. Alcool vietato ai giovani dopo la mezzanotte nelle sagre, etilometri in uso per testare il tasso alcolico. Ancora: consumo di alcool contingentato in occasione di una grande festa studentesca, organizzata dall'assessorato alle politiche giovanili, che il 1 giugno ha coinvolto circa un migliaio di studenti delle scuole superiori. Una sola birra a testa e, come prevede la legge, esclusivamente ai maggiori di 16 anni. Per contro, purtroppo, si continuano ad assistere al fiorire di nuove manifestazioni di "carattere alcolico", spesso completamente al di fuori delle nostre tradizioni popolari, rivolte prevalentemente ai giovani e, alcune volte, anche patrocinate e sostenute da istituzioni pubbliche. Penso che il momento sociale e ricreativo non possa, in ogni caso, mai prescindere certe considerazioni. Sarebbe bello, almeno, che, all'interno di queste manifestazioni (feste della birra, calici di stelle, cantine aperte ecc.) venisse data un'adeguata informazione.

di Roberto Innocente Medico al CRO di Aviano   -    IL GAZZETTINO (Pordenone)

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